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Drago D’Oro 2016, il trionfo di The Witcher 3

Arrivato alla quarta edizione, il Drago D’Oro è un premio italiano per il videogioco, che riconosce non soltanto i migliori titoli del mercato internazionale, ma comprende anche una sezione speciale per le maestranze italiane. Le altre sezioni, oltre alle canoniche “miglior gioco”, “migliore sceneggiatura”, “miglior personaggio”, presentano anche particolarità come “miglio app” e “miglior gioco indie”, per indicare quella categoria (enorme) di giochi indipendenti tra cui possono essere trovati veri e propri gioielli per storia e per godibilità.
Ma quest’anno, senza troppe sorprese, il premio come miglior gioco è toccato a The Witcher 3 – Wild Hunt. È ormai da un anno, ossia dal momento del suo attesissimo rilascio, che questo titolo, che presumibilmente chiude la saga di Geralt di Rivia, vince tutto il possibile: miglior gioco ai Golden Joystick Awards 2015 e ai Game Awards, oltre che numerosissimi premi alla casa che lo ha sviluppato, la polacca CD Projekt RED. Non solo: nell’edizione del Drago D’Oro, The Witcher 3 si porta a casa il premio per il miglior RPG (Role Play Game) e il premio speciale del pubblico, prevedibile dato che a sole sei settimane dalla sua uscita contava le sei milioni di copie vendute.
Ma cos’è The Witcher?
La saga inizia nel 2007 con il primo titolo, allora disponibile solo su PC. Di ambientazione fantasy, segue le avventure di Geralt, un cacciatore di mostri, in un mondo immaginario devastato dalla guerra e da creature demoniache. In realtà, la saga di Geralt ha origini molto più antiche: nata dalla penna del romanziere polacco Andrzej Sapkowski, la storia dei witcher è stata una serie di romanzi, un film, una serie TV, una saga di fumetti. Quasi del tutto sconosciuti fuori dalla Polonia, il successo internazionale è arrivato proprio grazie ai videogiochi, che fondono ambientazioni e leggende della cultura slava a un gameplay che è diventato il marchio di fabbrica del gioco (oltre a essere stato imitato da numerosissimi altri titoli successivi): la tag-line del primo capitolo era infatti “non esistono bene o male, solo azioni e conseguenze”. Il giocatore, nei panni di Geralt, non deve, infatti, solamente uccidere mostri, demoni e fantasmi, ma anche decidere, di volta in volta, come procedere nell’avventura, avendo la possibilità di scegliere tra più opzioni e cercando di immaginarne le conseguenze. Ovviamente, le cose non sono così semplici: quella che sembra la decisione migliore può rivelarsi disastrosa in futuro e il finale del gioco è sempre diverso e personale per ogni avventura condotta dal giocatore. Particolare è il caso di The Witcher 2 – Assassins of Kings, dove erano disponibili ben dodici finali differenti. Il terzo capitolo non è così esagerato (i finali possibili sono “solo” 3), ma il gioco è stato lodato anche per la capacità di esercitare una reale pressione psicologica sul giocatore, ponendolo davvero di fronte a scelte moralmente complesse che danno un’impronta personale e unica a ogni partita.
Per i fan di The Witcher, purtroppo, questo capitolo ha probabilmente chiuso la saga (la CD Projekt non ha rilasciato nessuna dichiarazione su un possibile quarto episodio), ma la casa di produzione ha annunciato di essere al lavoro su un altro titolo, Cyberpunk 2077, con il quale, lasciati alle spalle i castelli e i mostri, entriamo in un mondo fantascientifico con un gameplay e un’arena di gioco, dichiarano, “addirittura più grandi e complessi di The Witcher”. Nel frattempo, i fan possono consolarsi con le due espansioni di The Witcher 3, ossia Hearts of Stone e Blood and Wine (quest’ultima disponibile dal 26 aprile 2016 e che, a quanto sembra, sarà la vera e propria conclusione della storia di Geralt di Rivia).
Tornando al Drago D’Oro, gli altri vincitori sono Her Story di Sam Barlow (Miglior App, Miglior Videogioco Indie, Videogioco più innovativo), Ori and The Blind Forest (Miglior Colonna sonora, Miglior Platform), BloodBorne (Miglior Gameplay), The Order 1886 (Miglior Grafica), Life is Strange (Miglior Personaggio - Maxine Caufield - e miglior Sceneggiatura), Batman: Arkham Knight (Miglior Videogioco d’Azione), Forza Motorsport 6 (Miglior Videogioco di Corse), Starcraft III: Legacy of the Void (Miglior Videogioco di Strategia), Disney Infinity 3.0 (Miglior Videogioco per la famiglia), Splatoon (Miglior Sparatutto), Rocket League (Miglior Videogioco Sportivo), Fifa 2016 (Videogioco più venduto).
Nella categoria che premia le eccellenze italiane hanno poi vinto N.E.R.O. (Nothing Ever Remains Obscure) come miglior videogioco italiano e miglior realizzazione artistica, RIDE per la realizzazione tecnica e In Verbis Virtus per il miglior Game Design. Tutti i titoli in competizione e le schede dei vincitori sono disponibili sul sito del premio, www.premiodragodoro.it 

 Giuseppe Cassarà 21/03/2016

Enotica 2016: il Festival di Roma del Vino e della Sensualità

Eros e Vino vengono spesso annoverati tra i più grandi piaceri nella vita di un essere umano. Con queste premesse, è facile capire come “Enotica” sia giunta alla VI edizione, e ci arrivi con grandi velleità di successo anche stavolta.
Enotica è il Festival del Vino e della Sensualità che, tra degustazioni di vini biologici provenienti da tutta Europa, cibi che cercano di esaltare le biodiversità tipiche del Vecchio Continente e rappresentazioni artistiche, come spettacoli, concerti, mostre, anche quest’anno ha cercato di toccare le corde giuste per stimolare gli istinti più “alti” e quelli più “carnali” dei presenti, per farli inoltre riflettere sulla loro condizione di vita attuale, sui compromessi che, non solo in ambito culinario, hanno tacitamente accettato.
Enotica è un’esperienza nata nel 2004, sulle orme del percorso iniziato, ai tempi, dalla prima edizione di “Terra e Libertà/Critical Wine”, un progetto che ha avuto tra i suoi principali ideatori Luigi Veronelli, “enologo anarchico” con l’ambizioso obiettivo di contrastare le catene di distribuzione e incentivare la creazione di un ipotetico circuito virtuoso tra qualità dell’ambiente, della produzione e delle relazioni sociali.
Anche questa edizione si è svolta a Roma, precisamente nelle Centocelle sotterranee del Forte Prenestino, dal 18 al 20 Marzo 2016.
Come detto, vino e cibo sono stati i punti centrali della manifestazione. Tutti e tre i giorni, dal primo pomeriggio fino alle 22, è stato possibile degustare vini naturali, biologici o assaggiare i prodotti delle cucine “Terraterra”, del “Fornaio dell’Ammmore” o del “Pasticcere e le sue Effusioni”. Per quanto riguarda gli spettacoli, ognuna delle giornate ha offerto diversi eventi: il venerdì e il sabato a partire dalle 21.30, la domenica da mezzogiorno, tra concerti rock, esecuzioni di brani raggae con contaminazioni “ragamuffin” fino a dj set, cabaret circense, spettacoli di burlesque, il tutto contornato da buon vino e cibo sano.
Enotica 2016 - Festival del Vino e della Sensualità è certamente il tentativo di creare un evento “anticonformista”, che cerca di proporre un’idea alternativa del mondo che ci circonda, degli stili di vita diversi da quelli che sono i canoni attuali, canoni figli dei ritmi frenetici del nostro vivere quotidiano. L’esperimento è audace. Si può essere d’accordo o meno, questo è fuori dubbio, ma il tentativo rimane comunque interessante.

Antonino Tarquini 20\03\2016

Just another brick in the wall: Nathan Sawaya e le sue sculture Lego sono a Roma

Alla fine della visita, giacché era la mattina di un giorno feriale, a giocare con i mattoncini gentilmente predisposti prima dello store eravamo io e una vecchia signora con il nipotino. Dopo un quarto d’ora, io ero ancora lì a scartabellare nel mucchio per radunare tutti i pezzi neri in un angoletto, il nipotino a finire l’ultimo livello del gioco Lego per X-box e la signora a porre gli ultimi ritocchi alla sua bifamiliare con staccionata e forno esterno in pietra lavica.
Se c’è una metafora in tutto ciò non è il caso di approfondire, ma il dato antropologico è interessante: questa è un’esposizione costruita per adulti che vogliono essere orgogliosi di visitare una mostra per bambini. Da una parte, perché è davvero la mostra che avrebbero voluto vedere da bambini, dall’altra, perché ogni singola scultura sembra essere lì a raccontare la storia di qualcuno che aveva una vita noiosa proprio come la tua, ma poi ce l’ha fatta. D’altronde questo si chiede a un buon reparto marketing: raccontare una storia.
La mostra, infatti, è costruita per essere vista dal cittadino americano medio. Il cittadino americano medio vuole che lo scultore Nathan Sawaya, con tono amichevole ma fermo, gli ricordi di come “credendo nel suo sogno” e “grazie al sostegno di chi lo ama” sia riuscito a lasciare il suo triste lavoro da avvocato per dedicarsi a tempo pieno alle costruzioni. Tra un’informazione biografica e l’altra, magari, anche sapere quanti mattoncini sono stati usati ma solo se il numero è spettacolare e solo se è ben incastrato in mezzo a un aneddoto. Grazie, cittadino americano medio, per avere una soglia dell’attenzione così bassa. Grazie, grazie davvero, per l’infotainment e lo story-telling.
Zittita l’audioguida, vale davvero la pena prendersi qualche minuto in più del necessario nella sala dedicata alle riproduzioni di opere famose: guardare La Gioconda così accuratamente riconoscibile da lontano, per poi trovarsela svanita in un milione di pixel man mano che ci si avvicina. L’eleganza dell’ukyo-e e la chiassosa Notte Stellata, le statue e i quadri in tre dimensioni, da Il Bacio di Klimt al Ritratto dei coniugi Arnolfini.
Meno spettacolare forse, ma altrettanto divertente la parte dedicata alle emozioni umane dove si tenta di ricondurre a forme concrete e riconoscibili stati d’animo e sentimenti complessi. Per alcune opere il colpo d’occhio poi, è fondamentale: una perfetta riproduzione del Partenone e The Swimmer godono meritatamente di uno spazio dedicato. Le scolaresche accompagnate dalle maestre procedono un po’ dubbiose tra una sala e l’altra, ma qualunque visitatore nato dagli anni novanta in su è in visibilio.
È sì, è vero, nella sezione chiamata “Dinosauri”, c’è effettivamente un solo dinosauro. Però è un t-rex.

The Art of The Brick
SET – Spazio Eventi Tirso – via Tirso, 14 00198 Roma

Eliana Rizzi 20/03/2016

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