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2014-2016: un triennio creativo e attivo per il Teatro di Roma. Il caso Valle

«Il Teatro riparte da Roma. Roma riparte dal suo Teatro». Questo era lo slogan che nel 2014 accompagnò la campagna d'insediamento della nuova direzione del Teatro di Roma, dislocato tra i palcoscenici di Argentina e India, che si proponeva di «rimettere il teatro al centro del villaggio».
La conferenza stampa del 14 febbraio 2017 è stata l'occasione per tirare le file di questo triennio, con dati e grafici alla mano. Presenti come relatori nella sala Squarzina del Teatro Argentina, oltre al Direttore Antonio Calbi e al Presidente Marino Sinibaldi, c'erano l'Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione Lazio Lidia Ravera e il Vicesindaco della Capitale, Luca Bergamo.
Sinibaldi, in procinto di lasciare la presidenza, ha sottolineato il raggiungimento di importanti obiettivi: l'agibilità definitiva di Argentina, la qualifica di “Teatro Nazionale”, l'abbattimento delle spese di rappresentanza, la stabilizzazione delle difficili condizioni lavorative del personale. Ha ribadito la tendenza all'innovazione e la vocazione verso nuovi linguaggi espressivi, di cui sono prova l'attenzione verso la drammaturgia contemporanea e le immagini inconsuete dei manifesti delle ultime tre stagioni – “Il teatro è bellezza. Emozionati con noi” (14/15), “Teatro dunque sono” (15/16), “Umanità in movimento” (16/17). Parallelamente a queste conquiste, Sinibaldi mette in luce alcune Teatrodiroma1problematicità che non sono state risolte, di natura logistica, istituzionale ed economica. A partire dall'instabilità politica (crisi di governo, cambiamento degli assessori, commissariamento) di cui inevitabilmente un teatro pubblico risente, fino alle difficoltà interne alla struttura organizzativa dell'associazione, come la scomparsa del contributo di uno degli enti che ha aggravato i problemi di bilancio, causando ritardi nella programmazione delle stagioni.
Calbi si “sporca le mani” e parla di numeri, di numeri straordinari. Nonostante non conosca «teatri comunali che prendano meno soldi di quello di Roma», ironizzando sul fatto che il Piccolo di Milano ha ottenuto 4 milioni a fronte del 1,8 del Teatro di Roma, rispetto al 2013 si registrano +444% di alzate di sipario, +128% degli spettatori, con un aumento cospicuo degli under 18, + 137% degli abbonamenti (due volte quelli della Lazio).
Il successo è l'esito di proposte che puntano sui grandi maestri della scena internazionale (Peter Stein, Romeo Castellucci, Antonio Latella, Emma Dante per citarne alcuni), della flessibilità di offerte come la Libertine Card (card prepagate a scalare che consentono di scegliere lo spettacolo “che vuoi, con chi vuoi, quando vuoi”) che fidelizzano il pubblico, dell'apertura prolungata da settembre a luglio, di un articolato programma di manifestazioni, eventi e appuntamenti, anche per i più piccoli. Calbi apre nuove prospettive per il futuro, come trasformare l'associazione in fondazione, iniziare a cooperare con l'Europa per avere maggiori risorse, ottenere una terza sede; tutti progetti per i quali è fondamentale «avere le istituzioni al fianco». Ravera riconosce che il budget sia incongruo, ma è elevato rispetto alle possibilità della Regione, che è impegnata su diversi fronti, tra cui l'apertura di cinema e teatri nelle comunità più piccole del Lazio.
Sempre aperto teatro”, quindi, in tutta la regione come nella Capitale.
Una menzione a parte merita il delicato affaire Teatro Valle, teatro storico occupato nel giugno 2011 come segno di protesta contro la privatizzazione e i tagli alla cultura e diventato in breve tempo simbolo di rinascita culturale in tutta Europa, di teatro come parlamento sociale e luogo di sperimentazione, di autogestione critica e pubblica. L'occupazione si era conclusa nell'estate del 2014 con lo sgombero del collettivo e la chiusura della struttura. Il Vicesindaco Bergamo fa luce sull'esistenza di un provvedimento preso nel 2016 con cui si approva un accordo tripartitico tra il Comune di Roma, il MiBACT e il Demanio che prevede un piano di recupero di 1880 giorni (quasi 5 anni) suddivisi in tre fasi di lavoro: una prima fase esplorativa (3 mesi), una seconda fase di manutenzione e messa a norma degli impianti e un'ultima fase di restauro, con l'obiettivo di rendere parzialmente agibile il teatro già durante la fase manutenzione.
Per Sinibaldi l'esperienza del Valle Occupato dovrebbe essere la spinta per «fare di quello spazio qualcosa di diverso, una forma di teatro partecipato», un'agorà civile e innovativa, cosa che tutti ci auguriamo avvenga quanto prima.

Chiara Bravo 15/02/2017

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