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Torino: la Katia Kabanova, di Leoš Janáček in scena al Regio

Il Regio mette in scena Katia Kabanova, di Leoš Janáček, con la regia di Robert Carsen, dal 15 al 23 febbraio prossimo. Dopo La piccola volpe astuta della Stagione scorsa, prosegue con Katia Kabanova il progetto Janáček-Carsen, che prevede un titolo del grande compositore ceco riletto dal più geniale dei registi contemporanei. Debutta, sul podio dell’Orchestra e Coro del Regio, Marco Angius, direttore di riferimento per il repertorio musicale contemporaneo. Katia Kabanova, in prima esecuzione a Torino, è una produzione della Vlaanderen Opera, di Anversa e Gand, Belgio.
Il teatro di Robert Carsen è fatto di essenzialità, le sue drammaturgie scavano il testo per riportare alla luce i significati più profondi delle opere che mette in scena. Il regista canadese ha approfondito negli anni il suo rapporto con la produzione di Janáček, del quale ha curato, per i più grandi palcoscenici operistici, la regia dei principali lavori del compositore. Per Katia Kabanova, delicato personaggio che soccombe sotto il peso della colpa per aver tradito il marito, Carsen immagina una scena formata da passerelle che galleggiano su uno specchio d’acqua. Questa instabilità, il riflesso delle luci sull’acqua e il perenne fluttuare delle scene, rimandano al mondo di Katia, alla sua spiritualità, alla sua intimità aggredita dalle convenzioni e dai complessi della comunità nella quale vive. La Kabanova di Carsen è un capolavoro di scavo psicologico e al contempo di poetica e tenue bellezza.
Marco Angius, direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto, è riconosciuto quale uno dei migliori direttori del repertorio novecentesco, nonché apprezzato interprete di musica contemporanea. A proposito della Katia Kabanova e di Janáček afferma: «La carica emotiva della musica di Janáček e il coinvolgimento drammatico delle sue opere sono assoluti. Nella Kabanova, in particolare, lo stato d’animo dei personaggi emerge chiaramente dalla scrittura musicale, il loro universo emotivo viene delineato in maniera millimetrica da frasi melodiche, intervalli, legature e segni d’espressione attentamente segnati in partitura. Sbalorditivo è anche il rapporto fra le voci e l’orchestra che, in molti casi, sembra voler tradurre in termini strumentali il linguaggio stesso; penso, ad esempio, al tema strumentale di otto note che percorre tutta la partitura, che sembra voler scandire le sillabe del nome completo della protagonista: Katerina Kabanova».
Durante le cinque recite dell’opera, dal 15 al 23 febbraio, un cast internazionale di artisti con grande esperienza nel repertorio di Janáček, affronterà la partitura. Interprete di Katia Kabanova è il soprano slovacco Andrea Dankova; affermata artista, Dankova si è esibita su importanti palcoscenici tra i quali il Teatro alla Scala, il Teatro Real Madrid, il Colón di Buenos Aires e il Théâtre de la Monnaie di Bruxelles. Il tenore Štefan Margita interpreta Tichon Ivanyč Kabanov, il marito di Katia; dotato di timbro squillante e sorretto da una solida tecnica, Margita è oggi riconosciuto uno dei più autorevoli interpreti dell’arte lirica di Janáček, che ha portato in importanti teatri: dalla Scala alla Royal Opera House passando per la Deutsche Oper Berlin. Il mezzosoprano Rebecca de Pont Davies interpreta Marfa Ignatěvna Kabanová, la perfida e cinica suocera di Katia. Apprezzata per il suo timbro brunito e per la carismatica presenza scenica, De Pont Davies è interprete ideale nel rendere il complesso ruolo di Marfa. Completano il cast: il tenore Misha Didyk (Boris Grigorjevič), il basso-baritono Oliver Zwarg (Savël Prokofjevič Dikoj), il tenore Enrico Casari (Váňa Kudrjáš), il mezzosoprano Lena Belkina (Varvara), il baritono Lukáš Zeman (Kuligin), il mezzosoprano Sofia Koberidze (Fekluša), e il tenore Patrick Gandy (un passante). Il nuovo allestimento vede scene e costumi firmati da Patrick Kinmonth, luci di Peter Van Praet e coreografia di Philippe Giraudeau; la regia di Carsen è ripresa da Maria Lamont. Il Coro del Teatro Regio è istruito da Claudio Fenoglio.
Katia Kabanova è la sesta opera composta da Janáček; andata in scena a Brno nel 1921 con successo, è oggi riconosciuta quale uno dei migliori lavori del compositore. Janáček, intento a cogliere e a trasferire sul rigo musicale i suoni della vita, lascia con Kabanova un lucido e terribile affresco della società contadina di fine Ottocento. Katia, sposa di Tichon, è costretta a subire le angherie della suocera, Marfa, e del marito. Benché sorretta da una ferrea religiosità, Katia cede alla tentazione e tradisce il marito con l’aitante Boris. La protagonista, vittima del senso di colpa e del giudizio della claustrofobica comunità in cui vive, confessa al marito di averlo tradito il quale, comunque innamorato, la perdona. Il gesto non basta per redimere il peccato e Katia, sopraffatta dalla disperazione e ancora invaghita di Boris, si getta nel Volga.

Davide Antonio Bellalba - 30/01/2017

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