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Teatro Eliseo rischia la chiusura ad aprile, Barbareschi: "Dovranno portarmi via di peso"

Il direttore artistico del teatro Eliseo Luca Barbareschi durante la conferenza stampa Ph. Giuseppe Cambria

Un genocidio culturale perpetrato per invidia nell'indifferenza della comunità. E' questa la lettura che Luca Barbareschi, direttore artistico del teatro Eliseo, dà della bocciatura nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali di Montecitorio dell'emendamento, inserito nel decreto legge definito “Milleproroghe”, che prevedeva l'erogazione di quattro milioni di euro al di fuori del Fondo unico per lo spettacolo (Fus) per il triennio 2020-2022. Una decisione che secondo l'attore, regista e produttore significa solo una cosa: la chiusura dalla sala di via Nazionale. “Dovrò cominciare a mandare le lettere di licenziamento, già oggi o domani”, ha annunciato Barbareschi dal palco del teatro in una conferenza stampa di quasi due ore e mezza “anche se non vorrei licenziare nessuno”. In un incontro dove i toni si surriscaldano durante alcuni botta e risposta tra lui e qualcuno dei presenti in sala, dove non sono risparmiate dure critiche e parole forti. Nel mirino del direttore dell'Eliseo finiscono il governo, la politica, il mondo della cultura.

L'ingresso del teatro Eliseo

Sembra essere cominciato quindi il conto alla rovescia che dovrebbe far calare il sipario sulla vita del teatro. Per il suo direttore, di sabbia nella clessidra ne rimane poca: “Fino ad aprile lo terrò aperto e pagherò le compagnie, anche se mi costerà 400-500mila euro al mese”. La cifra, euro più euro meno, che spetta al teatro da quando ha preso via il suo cartellone nell'autunno 2015 e che equivale alla spesa per pagare i pompieri. Barbareschi però dà l'impressione di voler vendere cara la pelle e, con la kippah ebraica sulla nuca di fronte a una proiezione del francobollo emesso nel 2018 dal Ministero dell'Economia e delle finanze per il centenario del nome teatro Eliseo, spara ad alzo zero sul ministero della dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini, sulle accuse di traffico di influenze per ottenere otto milioni di euro di finanziamenti extra Fus (il processo inizia ad aprile) negli anni passati - “Noi di mestiere facciamo i mendicanti, andiamo a chiedere favori in Parlamento” -, su come si mantengono economicamente i teatri in Italia e sull'ostilità nei suoi confronti. “Chiuderò solo quando mi porteranno via di peso”, ha annunciato. “Il mio peccato mortale è di non essere stato nominato dalla politica”, mondo che accusa di essere scarsamente lungimirante. L'artiglieria pesante viene sfoderata per i colleghi del mondo dello spettacolo. “Ai miei colleghi non interessa che chiuda il teatro Eliseo. Capisco la pavidità, ma poi tutti vengono qui. Dov'è il senso di comunità?” attacca gli assenti, salvo poi ringraziare chi è venuto alla conferenza come Fausto Brizzi e Elena Sofia Ricci. E prosegue, accusando l'intero sistema del teatro italiano di pagare in nero e i teatri nazionali di fare dumping sul prezzo dei biglietti.

Il direttore Luca Barbareschi

Il viceministro dell'Economia Vittorio Misiani ha annunciato, dopo l'altolà all'emendamento, l'apertura di un tavolo di crisi per risolvere la situazione dell'Eliseo. Barbareschi sostiene che “a me non hanno detto niente. Ho provato a telefonare a tutti, ho cercato al ministero, ma nessuno sa dirmi nulla”. Molta solidarietà e appoggio soprattutto dalle forze di centrodestra. Così Federico Mollicone, capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Cultura a Montecitorio: “Riteniamo necessaria e urgente l'istituzione di un tavolo sui teatri in crisi presso il Mibact, al fine di salvare questi presidi di cultura e identità, a partire dall'Eliseo, senza sperequazioni”. In una nota Fabrizio Cicchitto di Riformismo e Libertà: “Se il ministero c'è batta un colpo e non mediatico e si occupi immediatamente dell'Eliseo. Ad aprile il teatro chiude e 80 persone rischiano il posto di lavoro. Oltre all'indotto di un teatro e delle compagnie che vi lavorano. Oltre al colpo alla cultura e a un centro di eccellenza. E' inimmaginabile quello che è successo. Questo governo deve trovare una soluzione onorevole alla catastrofe”. Il mondo sindacale chiede un intervento strutturale e pone l'accento sul problema occupazionale. Secondo il segretario di Slc-Cgil Emanuela Bizi occorre, a livello di esecutivo, “individuare adeguate misure a sostegno dell'intero settore e non di un solo teatro”. Non farlo significa, prosegue Bizi: “Minare il rispetto delle regole e lasciare in difficoltà molti teatri che, rispettando le regole attuali, non ricevono finanziamenti sufficienti o, addirittura, non riescono ad accedere al Fondo unico per lo spettacolo. La profonda crisi che vive l'intero settore si traduce in una riduzione inaccettabile dei diritti di artisti e lavoratori”. Poi critica l'Eliseo: “Un teatro che elude il rispetto del contratto nazionale dei lavoratori e che, troppo spesso, accumula ritardi enormi nel pagare i compensi”.

Alcuni numeri. Barbareschi rivendica una serie di risultati. “Ho speso 6,2 per acquistare questo teatro fallito e rifarlo, anche la facciata. I 4 milioni di finanziamenti più gli altri 4 sono stati solo un cerotto, sapevamo che dopo il 2018 ci saremmo reindebitati”, spiega. In questi primi quattro anni e qualche mese la sua direzione artistica avrebbe fatto risalire il numero degli abbonati da meno di tremila a oltre cinquemila (contando anche i tesserati, secondo quanto riportano i dati forniti dallo stesso Eliseo). Gli spettatori venuti ad assistere agli eventi in cartellone sono, dichiara il teatro, 650mila e le diverse tipologie di iniziative – Eliseo ragazzi, Eliseo musica, Eliseo cultura – hanno richiamato circa 180mila persone. Dalla stagione teatrale 2015/2016 l'Eliseo è qualificato come teatro di rilevante interesse nazionale e nel 2018 ha percepito complessivamente, tra il contributo ministeriale e quello degli enti locali, circa 800mila euro. I fondi del Fus si aggirano sui 500mila euro annui da quasi un lustro e sarebbero, sostiene Barbareschi, “un quarto dell'elargizione” che gli spetterebbe perché il finanziamento sarebbe ancora calcolato su quei quattro mesi invece che sul periodo complessivo.

Lorenzo Cipolla

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