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Stranieri di diritto o napoletani di fatto? È questa la domanda da cui parte la prima edizione della rassegna organizzata dall’Assessorato alla Trasparenza del Comune di Napoli dal 19 ottobre al 19 novembre. Attraverso un fitto calendario di mostre fotografiche, eventi, seminari, passeggiate, dibattiti e reading, “Stranieri napoletani” si propone di indagare, nell’arco di un intero mese, lo status di tutti quei cittadini che, pur vivendo da decenni in città ed essendo perfettamente integrati nella realtà locale, ne vengono considerati estranei. L’assessore Alessandra Sardu con delega alla cooperazione decentrata prende le distanze da quelle forze politiche che nel Paese stanno adottando strategie xenofobe e razziste e afferma: «È la prima edizione di una rassegna che vuole riflettere sulla condizione dello straniero nel nostro Paese e in città e misurarne il grado di integrazione; le proposte per quest’anno sono davvero interessanti».

Il primo appuntamento è previsto per venerdì 19 ottobre alle ore 17.00 con la mostra fotografica “Born in Italy”, a cura di Carmen Sigillo, che racconta l’emozionante storia dei ragazzi della Tam Tam Basket di Castel Volturno, composta da ragazzi nati da immigrati africani stabilitisi in quell’area negli anni Novanta. A seguire dibattito sull’argomento nella Sala della Giunta di Palazzo San Giacomo, con la presenza del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e dell’assessore Sardu, e con l’intervento dell’allenatore della squadra Massimo Antonelli, del testimonal del progetto ed ex giocatore NBA Linton Johnson III, e dei ragazzi della squadra. Tra gli eventi di maggiore rilievo della rassegna si segnalano il corso di italiano per stranieri a cura di ABC ACLI Beni culturali, che coprirà l’intero mese di rassegna, il ciclo di eventi “una scuola con tutti e per tutti” a cura del 38° circolo didattico “Quarati”, e la mostra fotografica “MUSLIMun – l’Islam a Napoli”, allestita presso il centro Europe Direct di Via Egiziaca a Pizzofalcone. Lunedì 5 novembre alle ore 10, si terrà invece l’ ”Erasmus Welcome Day”, nato da una collaborazione tra Europe Direct Napoli e l’Università “La Partenope”. Chiuderà il lungo mese di eventi l’ “AfricaNA Slow” a cura di Slow Food Campania.

Pasquale Pota 17/10/2018

Stranieri di diritto o napoletani di fatto? È questa la domanda da cui parte la prima edizione della rassegna organizzata dall’Assessorato alla Trasparenza del Comune di Napoli dal 19 ottobre al 19 novembre. Attraverso un fitto calendario di mostre fotografiche, eventi, seminari, dibattiti e reading, “Stranieri napoletani” si propone di indagare, nell’arco di un intero mese, lo status di tutti quei cittadini che, pur vivendo da decenni in città ed essendo perfettamente integrati nella realtà locale, ne vengono considerati estranei. L’assessore Sardu con delega alla cooperazione decentrata prende le distanze dalle quelle forze politiche che nel Paese stanno adottando strategie xenofobe e razziste e afferma: «È la prima edizione di una rassegna che vuole riflettere sulla condizione dello straniero nel nostro Paese e in città e misurarne il grado di integrazione; le proposte per quest’anno sono davvero interessanti».


Il primo appuntamento è previsto per venerdì 19 ottobre alle ore 17.00 con la mostra fotografica “Born in Italy”, a cura di Carmen Sigillo, che racconta l’emozionante storia dei ragazzi della Tam Tam Basket; a seguire dibattito sull’argomento nella Sala della Giunta di Palazzo San Giacomo. Tra gli eventi di maggiore rilievo il corso di italiano per stranieri a cura di ABC ACLI Beni culturali, che coprirà l’intero mese di rassegna, il ciclo di eventi “una scuola con tutti e per tutti” a cura del 38° circolo didattico “Quarati”, e la mostra fotografica “MUSLIMun – l’Islam a Napoli”, allestita presso il centro Europe Direct di Via Egiziaca a Pizzofalcone. Chiuderà il lungo mese di eventi l’ “AfricaNA Slow” a cura di Slow Food Campania.

Pasquale Pota 17-10-2018

FIRENZE – “Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti. Lucchetti e catenacci non possono certo domare o indebolire le forze che causano l’emigrazione; possono contribuire a occultare i problemi alla vista e alla mente, ma non a farli scomparire” (Zygmunt Bauman, “La società sotto assedio”).
“L’integrazione avviene tra integrabili e la cittadinanza concessa a immigrati inintegrabili non porta a integrazione ma a disintegrazione” (Giovanni Sartori).
“Tu sai quanto ci guadagno sugli immigrati? C’hai idea? Il traffico di droga rende meno” (intercettazioni dell’indagine su Mafia Capitale).alpen2

Prendete uno scenario che misceli la pubblicità delle Alpenliebe con quella della Milka, lo spot della cioccolata Novi con le caramelle Ricola, la Levissima di Messner e la Grappa Bocchino di Mike Bongiorno per risputare tutto in un'ambientazione che ha il sapore dell'“Hotel Paradiso” della Familie Floz. Da una parte la pulizia, il candore, il freddo delle eterne vette innevate, dall'altra la frizione con i nuovi arrivati, gli stranieri, gli extracomunitari, i migranti portatori di valori differenti, di culture e tradizioni diverse, a tratti difficilmente integrabili. “Alpenstock”, dell'autore francese Remi De Vos (proprio in questi giorni Beppe Rosso sta mettendo in scena il suo “Piccola società disoccupata”), vive sul solco tra una consuetudine familiare che non si fa spostare dagli eventi, la puoi chiamare noioso o soltanto tran tran conservatore, che non accetta nessun segno di cambiamento o progresso in un menage tra le quattro mura domestiche dove un marito “impegnativo”, ragioniere che timbra carte bollate (potrebbe essere un nostrano Fantozzi ma senza la sua carica autodistruttiva e nefasta), vessa psicologicamente la povera moglie casalinga disperata e rassegnata (il duo assomiglia a Furio e Magda di Verdone) che pulisce, lustra a specchio, ci dà di gomito per far brillare e rilucere le stanze dell'abitazione.
alpen1La pulizia è metafora; lo sporco comunque avanza, è la vita che lo produce, è l'uomo che muovendosi la crea. Pulizia e ordine sono i tasselli familiari che si declinano nel politico destrorso; fuori invece la vita pullula di esperienze non sempre perfettamente “pulite” ma ugualmente interessanti, divertenti, soprattutto vive. Tra le canzoncine da alpini (i cappelli piumati potrebbero anche non prendere bene la loro parodistica rappresentazione) la moglie Grete (Antonella Questa, sua la traduzione, qui esce dal cliquè del monologo a tematica femminile, “Stasera ovulo” sulla maternità o “Vecchia sarai te”, con un personaggio portatore di una evoluzione durante l'arco della pièce, da pecorella smarrita a consapevole mistress) e il compagno Fritz conducono la loro esistenza tra sorrisi stereotipati, tra Forrest Gump e Truman Show.
Ciro Masella è il marito e stavolta ben dosa il pericoloso macchiettismo del personaggio; calibra con misura il grottesco, le sottolineature sovrabbondanti lasciano il passo e il posto ad un realismo, sì forzato con una carica detonante eccessiva, senza mai strafare o cadere nel facile colore. Non è ai livelli siderali della Madre Ubu nel Jarry di Roberto Latini, né a quelli strazianti del transessuale vaselinante dei Carrozzeria Orfeo, ma la sua prestazione è puntuale ora trattenendo il morso adesso lasciando le briglie, ora lasciando la scena agli altri adesso divenendone fulcro.
Tra i due (tra moglie e marito non mettere il dito...), come nelle migliori occasioni e tradizioni arriva il terzo incomodo, l'immigrato Yossip, più focoso e poetico del marito, che, ealpen3 non poteva essere altrimenti, non solo è straniero (aria di Haider, ma anche Salvini, spatolate di Houllebecq, Oriana Fallaci q.b.) ma è un profugo, un rifugiato (anche se parla troppo bene con un linguaggio molto forbito che stona), un migrante che arriva da zone povere del mondo con camicia flamenchista e giaccone con pelliccia stereotipata, con lo stecchino alla Abatantuono, il ciuffo alla Grease, le movenze di Elvis e l'ignoranza di Borat. Tra i due, neanche a dirlo, scatta la passione, un po' come Giannini e la Melato in “Travolti da un insolito destino”. Fulvio Cauteruccio dà il suo contributo di carisma e ironia (qui molto kusturicano e balcanico), pur avendo avuto soltanto pochi giorni di prove per sostituire l'infortunato Marco Cocci, ex cantante dei Malfunk passando per Ovosodo; negli ultimi tempi ha una nuova verve; solo recentemente è stato chiamato dallo Stabile di Bolzano, dal San Ferdinando di Napoli, da Binasco per “Porcile” con il Metastasio, e a giugno farà la regia dell'“Horcynus Orca” per il Napoli Italia Festival.
alpen4I due coniugi (potrebbero somigliare ad Olindo e Rosa di Erba) hanno raggiunto il loro equilibrio fatto di giornate uguali, di serenità, di piccoli gesti sempre identici al giorno precedente, di parole leziose e vezzeggiativi per appellarsi: “topino mio”, “patatina mia”. Siamo nella patria di Hitler e l'atmosfera, che sempre più prende una piega thriller e horror, anche se con una patina di sarcasmo e una spennellata di humour noir, potremmo assoggettarla alla ferocia di Schwab. Si sente concreta la paura dello straniero, il terrore del diverso, l'angoscia per lo sconosciuto. E tutto questo è racchiuso dal concetto di “Mercato Cosmopolita” in antitesi al conservatorismo delle tradizioni e del folklore locale.
Il caricaturale è ben espresso anche dalla regia spigliata, fresca e moderna di Angelo Savelli che usando colori psichedelici - il verde Lega acido intorno all'abitazione, il bianco candido lattiginoso dell'interno, il Profondo Rosso sui corpi in quello scalino che potrebbe essere un ipotetico fossato di un castello medievale - regala un tocco di favola contemporanea al gioco teatrale del trio. Il finale sorprende con tocchi “sorrentiniani”. Ipotesi: la moglie, Grete appunto, potrebbe essere l'esca messa in atto dal marito per attrarre più stranieri (paiono moltiplicarsi come Gremlins quando vengono bagnati) all'interno della loro fiabesca casa di marzapane per eliminarne il più possibile, senza riuscire nell'intento, oppure, per quanti tu ne faccia fuori, i migranti tornano, ritornano, aumentano, si propagano, si riproducono. E non puoi farci nulla. Devi rassegnarti. L'alpenstock, il classico bastone da montagna, ti servirà a poco.

Tommaso Chimenti 24/04/2017

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