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Dieci anni prima del successo internazionale di Your Name. nel 2017 Makoto Shinkai aveva realizzato 5 cm al secondo. Approdato in Italia inizialmente solo per il mercato dell’home video, arriverà ora nei cinema italiani dal 13 al 15 maggio, distribuito da Dynit e Nexo Digital. 5 cm al secondo 2

La scelta non è casuale. 5 cm al secondo non è l’opera prima del regista giapponese ma un filo rosso lo lega al lungometraggio che tanto successo gli ha portato. In entrambi i casi abbiamo una storia di distanze apparentemente incolmabili e di due anime che si rincorrono. Lì dove Your Name. era venato di suggestioni fantascientifiche – con lo scambio di corpi che solo nei minuti iniziali ricorda vagamente allo spettatore occidentale Quel pazzo venerdì5 cm al secondo è pura riflessione esistenziale sulla vita quotidiana di due ragazzi e del sentimento indefinito e indefinibile che li lega.

Diviso in tre episodi – rispettivamente “Il capitolo dei fiori di ciliegio”, “Cosmonauta” e “5 cm al secondo” – il racconto si srotola in un arco temporale di più di quindici anni, dai primi anni Novanta al 2008. I mezzi a cui i due protagonisti, Takaki Tono e Akari Shinohara, ricorrono per comunicare marcano il passaggio del tempo, dallo scambio di ingenue lettere ai lunghi messaggi digitati su cellulari a conchiglia, gonfi di parole mai spedite al destinatario. Diventati amici alle elementari, dopo il trasferimento di Akari nella classe di Takaki, i due ragazzini sono costretti a separarsi prima di cominciare la prima media.

La capacità – e l’incapacità – di coprire quella distanza di tempo e di spazio che continua a crescere è il fulcro centrale di tutta la narrazione, che lega fra loro i tre episodi, insieme a quella riflessione iniziale che dà l’avvio al lungometraggio e ne riassume tutto il senso: i cinque centimetri al secondo del titolo sono la velocità con cui i petali di ciliegio fluttuano verso terra. E gli esseri umani, come quei petali, ondeggiano lentamente fino a toccare il suolo e nel loro ondeggiare spesso finiscono per allontanarsi l’uno dall’altro.

La riflessione può sembrare semplice, persino banale, ma è il modo in cui Makoto Shinkai la elabora a lasciare il segno. La sua è una narrazione rarefatta, un racconto straziante di persone che camminano su binari paralleli senza mai riuscire a incrociarsi. Non solo la vita di Takaki ma anche quella di Kanae Sumida, protagonista quasi assoluta del secondo episodio, sono intrise di un amaro senso di impotenza, delle parole non dette, di silenzi che si innalzano come muri e separano le persone. Non sono soggetti attivi, i protagonisti di 5 cm al secondo. Esattamente come i petali di ciliegio si lasciano portare dal vento, si lasciano sospingere nell’aria, assecondando la corrente senza opporre resistenza.

5 cm al secondo 4Shinkai racconta la sua storia attraverso i vuoti, più che attraverso le azioni, fa percepire con insistenza quasi ansiogena allo spettatore il peso delle distanze, l’abbandono quasi deprimente ma autocompiaciuto alla solitudine, il lasciarsi vivere senza vivere mai in prima persona: i piedi che macinano chilometri di strada ma la testa sempre persa in un altrove fantastico, migliore perché mai vissuto, dove tutto sarebbe perfetto, se fosse reale. Ma per fortuna non lo è.

Takaki, più di tutti gli altri, resta legato a quell’altrove, dove lui e Akari sono sempre insieme, fianco a fianco, mentre gli anni gli scivolano addosso impalpabili, come acqua, come petali di ciliegio. Non è una narrazione lineare, quella di Shinkai, qui ancora più che in Your Name. e proprio come ne Il giardino delle parole. La sua storia procede come la vita, senza una trama ma con un tema portante, un’ossessione che muove i personaggi verso una meta – o li costringe a restare bloccati nel punto da cui sono partiti.

Sono le emozioni che fanno andare avanti il racconto, che dettano il ritmo allo scorrere del tempo, dilatando la percezione fino a che anche un viaggio in treno si fa insostenibilmente doloroso, tanto è il tormento interiore di chi è costretto a rimanere seduto nel suo vagone, perso in mezzo alla neve. Sono le emozioni che disegnano anche i paesaggi, coloratissimi e fiabeschi, e soprattutto condizionano l’illuminazione.

La luce – come la distanza – è un punto fisso della narrazione di Shinkai. La luce parla e racconta molto più delle parole e dei gesti e 5 cm al secondo è la rappresentazione perfetta della poetica del regista giapponese: fasci di luce possono tagliare nettamente in due lo schermo, il passaggio delle nuvole può adombrare e poi inondare di luce un personaggio, il lancio di un razzo spaziale può dividere il cielo in un mare azzurro e in un lago di ombre. Tutte immagini che ancora una volta sottolineano la distanza fra due personaggi, incolmabile persino quando condividono lo stesso spazio, per l’impossibilità di condividere sentimenti troppo intensi per essere anche solo elaborati ad alta voce. 5 cm al secondo 3

Se un difetto si vuole individuare nel secondo lungometraggio di Shinkai, va rintracciato nel finale, più che nella narrazione volutamente sconnessa – che segue una mappa sentimentale ben precisa. La cesura netta, definitiva, che accompagna la presa di coscienza finale di Takaki e Akari, rompe con il ritmo rarefatto e straniante che il racconto ha seguito fino a quel momento. Perché 5 cm al secondo segue lo svolgersi di due vite nella quotidianità, senza obiettivi da raggiungere e mostri da sconfiggere. Mettere un punto è un’azione dal sapore artificioso, che pure non può essere evitata – perché ogni film deve avere fisicamente una conclusione.

Resta un lungometraggio delicato ed estremamente godibile, pure se intriso di melanconia, anche solo per il piacere estetico che si ricava dall’osservare gli sfondi e lasciarsi guidare dalla scansione lenta delle scene. E poi c’è un finale che lascia spazio a molte interpretazioni e riflessioni. E ne lascerebbe ancora di più, se i disagi tecnici durante la proiezione in anteprima al Romics non avessero tagliato via gli ultimi venti, fondamentali secondi. Una visione consigliata non solo agli appassionati di animazione giapponese ma anche a chi vuole perdersi fra petali di ciliegio e tormentati innamoramenti.

Di Ilaria Vigorito, 05/04/2019

Sabrina Perucca, Direttore Artistico del Romics, non nasconde di essere emozionata, mentre dà il via alla conferenza che si tiene nella Sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni. Ha molti motivi per esserlo e non solo perché dal 4 al 7 aprile, alla Nuova Fiera di Roma, prenderà il via la XXV Edizione della kermesse romana dedicata al fumetto (e non solo). Romics 2019 1

Il 2019 è un anno ricco di anniversari tutti da celebrare e il primo – e uno dei più importanti – è anche il protagonista dei poster che a breve affolleranno le strade della Capitale. Compie infatti ottant’anni Batman: il suo esordio fumettistico era avvenuto, proprio in questi giorni, sulle pagine di Detective Comics #27, il 30 marzo del 1939. Romics ha deciso di celebrare questo anniversario inserendosi nella scia delle celebrazioni ufficiali volute dalla DC Comics e partite da Austin il 15 marzo: “Long Live Batman”. L’Uomo Pipistrello sarà festeggiato non solo con tavole originali realizzate in collaborazione con C’Art Gallery ma anche da un percorso storico, che analizza l’impatto di Batman nel corso di ogni decennio dei suoi ottant’anni di vita. Questo percorso, inaugurato nel 2017 al Tiferno Comics da una mostra curata da Vincenzo Mollica e Riccardo Corbò, è stato presentato da Corbò stesso durante la conferenza e prevede anche un focus sulle incursioni di Batman in Italia.

Romics 2019 2Non solo fumetto, però. Perucca ci tiene a sottolineare ancora una volta quello che è diventato il marchio di fabbrica del Romics, ovvero l’attenzione al crossover fra i diversi media del mondo dell’intrattenimento. Nel 2019 si celebrano i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna, è l’anno in cui sono ambientati i futuri distopici del Blade Runner di Ridley Scott e dell’Akira di Katsuhiro Otomo e ricorrono i quarant’anni dallo “sbarco” di Mazinga sulle reti italiane. Fantascienza e fantasy promettono di essere i temi dominanti della kermesse, attraverso panel dedicati che si concentrano sul mondo del cinema e della letteratura (vedi: Draghi, astranovi e cyborg: il fantasy e la fantascienza si incontrano, in cui si confronteranno Paolo Barbieri e Victor Dogliani, e Fantasy, scienza e fantascienza: il mondo della scrittrice cult Licia Troisi, in cui l’omonima scrittrice incontrerà i suoi lettori).

Aprile è anche tempo di premiazioni, con il Gran Galà del Doppiaggio ma soprattutto con i Romics d’Oro, che attraversano anche loro diversi media e Paesi: si va dall’attesissimo Willem Defoe, attore eclettico con più di cento film all’attivo, a George Hull (concept artist, fra gli altri, di Blade Runner 2049 e Star Wars VIII), da Reki Kawahara (creatore di Sword Art Online) a Ryan Ottley, fumettista al momento impegnato sulla testata di The Amazing Spiderman, fino a tornare in Italia con il Romics d’Oro ad Alessandro Bilotta. Bilotta, presente alla conferenza e autore di Mercurio Loi per Bonelli Editore, ci tiene a sottolineare come questo premio chiuda per lui un percorso. Non solo perché arriva con la pubblicazione del sedicesimo e ultimo numero della sua fortunata serie ma perché un riconoscimento eminentemente romano va a premiare una storia tutta ambientata nella Roma papalina e dedicata alla capitale.Romics 2019 3

Non solo uno sguardo al passato e suggestioni sul futuro, però. Romics guarda anche al presente e Sabrina Perucca dedica molto spazio a illustrare tutte le iniziative messe in campo in questa edizione, in collaborazione con la pubblica amministrazione e con il mondo della scuola e dell’editoria. Torna il Concorso Nazionale I Linguaggi dell’Immaginario per la Scuola, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che coinvolge gli studenti di ogni ordine e grado. Quest’anno, con più di cinquecento elaborati inviati, gli studenti italiani sono stati spinti a usare la loro creatività per trattare il tema dell’ecologia e dell’inquinamento. Ancora forte anche il focus sugli autori emergenti, non solo con l’allestimento della Self Area e dell’Area Pro nella Comics City di Romics, ma anche con una serie di incontri in cui i principali editori di fumetto si confronteranno con il pubblico del Romics, fornendo suggerimenti e consigli agli esordienti su come presentare al meglio un proprio portfolio alle case editrici. 

La novità di quest’anno, tuttavia, è l’iniziativa Romics_Camp: realizzata con partner come l’Università di Roma La Sapienza, Saperi & Co., il Centro di ricerca e servizi Sapienza dedicato alla ricerca e all’innovazione e Nesta Italia, l’iniziativa è una vera e propria call a giovani innovatori e creativi, che vuole premiare le idee più innovative nell’ambito dei new media e dell’entertainment. Un’edizione che promette di essere interessante: sia per il pubblico di semplici appassionati, che vorranno affollare mostre e celebrazioni; sia per gli addetti ai lavori e gli esordienti, che vogliono muoversi in un mondo dell’intrattenimento composito, in cui i media si intrecciano così strettamente da meritare una narrazione completa, che accanto al fumetto e al videogioco accolga anche il cinema e la letteratura.

Di Ilaria Vigorito, 20/03/2019

Crediti per le immagini: illustrazione di Batman di Gabriele dell'Otto, courtesy of CArt Gallery - Copertina di Mercurio Loi di Manuele Fior, courtesy of Bonelli Editore

Una rapsodia di colori brillanti, questa "Mirai": ha conquistato la critica a Cannes, è stato mostrato in anteprima alla XXIV edizione del Romics e arriverà nei cinema italiani dal 15 al 17 ottobre. Lo spettatore si troverà davanti un dipinto che con pennellate delicate e vivaci racconta una storia estremamente quotidiana: quella di Kun, un bambino di quattro anni molto viziato, che si trova a dover accettare in casa una nuova arrivata.

Si tratta della sorella minore, Mirai, nome che in giapponese significa "futuro". È una storia che si svolge avanti ma anche indietro nel tempo, quella che il regista Mamoru Hosoda srotola davanti allo spettatore. Mirai 2

Mai banale, il maestro anche questa volta ricorre al suo trucco preferito: inserire un pizzico di fantastico nelle vicissitudini infantili di Kun, per trasformare la sua vita in un'avventura meravigliosa, che infrange i confini del tempo e dello spazio.

Kun è figlio di un architetto e questo è un dettaglio non da poco: la casa in cui abita si sviluppa su più piani digradanti. Sono scalini, come quelli su cui si arrampica temporalmente tutta la trama, che porta prima Kun una manciata di anni nel futuro, a conoscere sua sorella Mirai ormai adolescente; e poi sempre più indietro nel passato, per incontrare sua madre bambina e il suo bisnonno, appena tornato dalla guerra.

Il centro di tutto il viaggio è il piccolo giardino, al centro esatto di questa casa a forma di scala, che fa da passaggio segreto fra il complicato presente, a cui Kun rifiuta di adattarsi, e un microcosmo di meraviglie sempre nuove, ambientazioni che si susseguono senza assomigliarsi mai.

Il passaggio dalla realtà alla fantasia è semplice e Hosoda non perde tempo a inventare spiegazioni banali per questo curioso fenomeno.

Ogni volta che Kun fa i capricci e si rifiuta di accettare di crescere - vuoi per la presenza di Mirai in casa o vuoi per una banale caduta dalla bicicletta - corre nel giardino di casa e, nel tempo che strizza gli occhi e urla tutta la sua rabbia, il paesaggio cambia.

Mirai 3Sono passaggi rapidi ma morbidi, quelli con cui l'animazione di "Mirai" accompagna la transizione di Kun verso un piano temporale sempre diverso, anche se ad attenderlo possono esserci sorprese traumatiche, come l'assordante rumore del rotore acceso di un aeroplano.

Le musiche sono concilianti e familiari, come i panorami cittadini che Hosoda disegna davanti agli occhi dello spettatore. Accompagnano animazioni pulite, in un film in cui il 3D si sposa con discrezione all'animazione in 2D – con l'eccezione della sequenza nella gigantesca stazione di Tokyo.

Lì, però, la presenza di un controllore dalle fattezze di un robot di carta e ingranaggi è funzionale al momento più cupo di un film che, seguendo le parole del maestro, è probabilmente il più leggero della sua carriera.

E forse è vero, perché siamo "soltanto" davanti alla storia di un bambino. Eppure è proprio con "Mirai" che Mamoru Hosoda mostra tutto il suo talento: racconta la normalità con tanta cura da catturare completamente l'attenzione dello spettatore. Mostra i bambini scendendo alla loro altezza, senza risparmiare il loro lato più egoista e crudele ma anche quell'incanto genuino, che permette loro di emozionarsi persino davanti a uno sparuto fiocco di neve, che si scioglie nel palmo della mano.

"Mirai" si rivela così un film sui bambini, più che per i bambini, e una saga familiare, ancora più dettagliata e complessa dei film che l’hanno preceduta. Tutto parte da Kun, per scivolare giù per le radici del suo albero genealogico (e qui la parola "albero" non è pronunciata a caso) e tutto termina con Kun e la sua crescita. Una visione dai toni caldi e color pastello ma sicuramente coinvolgente ed emozionante.

Di Ilaria Vigorito, 05/10/2018

Classe 1967, Marco Gervasio si laurea in Economia e, mentre si guarda intorno, comincia la Scuola Romana di Fumetti. Un anno dopo incontra Giovan Battista Carpi, che resta così colpito dalle sue tavole da portarlo alla redazione di “Topolino” a Milano. Era il 1997 e, ormai ventun’anni dopo, Marco Gervasio non è soltanto una delle matite di punta del magazine italiano dedicato al topo più famoso del mondo, ma collabora ad altre testate di casa Disney e realizza fumetti anche per il franchise di Angry Birds.

Presente alla conferenza stampa per la XXIV edizione del Romics, a cui parteciperà sia come soggetto di una mostra dedicata alla sua carriera, sia attraverso panel e live performance sul suo lavoro di disegnatore, Marco Gervasio si racconta per Recensito, partendo dal Romics d’Oro per risalire fino agli esordi della sua carriera.

Gervasio 2Partiamo dalla fine. Partiamo dal Romics d’Oro: com’è stato ricevere la notizia del Premio?

La notizia è stata una forte emozione. La prima volta che mi hanno comunicato che avrei avuto questo premio, ho pensato a uno scherzo. La seconda volta ci ho creduto ed è stato un bel regalo. Per me ricevere un riconoscimento così importante, anche contando chi è stato premiato prima di me, è stata anche una grossa responsabilità. Dopo il Romics d’Oro non potrò più permettermi di scendere di livello, dovrò mantenere sempre uno standard di lavoro alto.

Come si struttura la tua collaborazione con il Romics? Sarai presente in fiera per tutta la durata della kermesse?

Sì, le premiazioni del Romics d’Oro avverranno domenica 7 ottobre ma io sarò presente al Romics già dal giovedì. Il venerdì eseguirò un live painting, sabato realizzerò un disegno sul muro del Romics e poi parteciperò a vari incontri. Sarò anche presente allo stand Panini per presentare un cofanetto con tutte le storie di Fantomius racchiuse insieme con una litografia omaggio quindi ci saranno parecchi modi di incontrarmi.

A proposito di Fantomius, com’è nato il concept della storia? E com’è lavorare a questa serie da solo, visto che gestisci sia le storie che l’aspetto grafico del fumetto?

Mi sento un po’ il papà di questa mia creazione, anche se è buffo essere il padre di un figlio “ladro” come Fantomius. Questo personaggio nasce come semplice nome nella prima storia di Paperinik. All’epoca ero solo un lettore e avrei voluto saperne di più. Poi ho cominciato a lavorare ma, essendo nato come disegnatore, non potevo scrivere niente, eppure vedevo che questo personaggio continuava a non essere usato. Quando ho cominciato a scrivermi le storie da solo, ho provato a proporre l’idea di creare una serie sul ladro gentiluomo, Fantomius. La mia proposta è piaciuta e ho pensato a quattro storie iniziali, che potevano anche finire lì. Invece proprio in occasione del Romics su “Topolino” uscirà il ventitreesimo episodio della serie e sto già lavorando alla ventiquattresima e alla venticinquesima storia.

Quali credi che siano stati i motivi del successo di un personaggio secondario, di cui per anni i lettori di “Topolino” hanno conosciuto solo il nome?

Probabilmente il successo del personaggio è dovuto anche alla sua diversità: si tratta di un protagonista moralmente grigio, un criminale, anche se gentiluomo. Le sue storie sono ambientate negli anni Venti, e questo gli dà una continuity che per le storie di “Topolino” non è usuale. Mi aiuta anche il fatto che in quel periodo storico Fantomius non deve interagire con i personaggi classici della Disney, a parte zio Paperone, quindi ho molta più libertà creativa per quanto riguarda le caratterizzazioni. Ambientare Fantomius negli anni Venti, dall’altro lato, non è stato semplice: ho dovuto documentarmi sulle mode e le atmosfere di quel periodo e soprattutto sulla tecnologia. Tendiamo a dare per scontato tanti elementi nella nostra vita quotidiana e devo costantemente ricordarmi, per esempio, che all’epoca non c’erano la televisione o i cellulari.

Quanto è cambiato il tuo lavoro in questi vent’anni, con l’evolversi delle tecnologie per disegnare e colorare? Gervasio 3

La mia tavola inizia con la matita e il foglio, per me è indispensabile lavorare sul materiale fisico. Il digitale mi aiuta molto quando devo passare alle inchiostrazioni, invece. Mi affido alla Cintiq per l’inchiostrazione e questo velocizza non poco il mio lavoro. Con la china tradizionale dovevo ricorrere al pennello e alla boccetta d’inchiostro e per ogni sbaglio bisognava usare col bianchetto. Grazie al digitale, invece, con un semplice click cancello un errore e posso ricominciare. E ovviamente mi aiuta tantissimo anche nella colorazione, che nel caso di Fantomius realizzo completamente io.

A proposito degli esordi della tua carriera, tu ti sei laureato in Economia e Commercio. Come sei finito alla Scuola Romana del Fumetto, prima di incontrare Carpi?

Non ho mai abbandonato il disegno, che è una passione che avevo fin dalle elementari. Così, presa la laurea e avendo un po’ di tempo libero, ho pensato di frequentare la Scuola Romana di Fumetti. Il primo anno, dovendomi applicare seriamente, ho realizzato una quindicina di tavole. In quello stesso periodo Giovan Battista Carpi è venuto a presenziare una fiera romana, Expo Cartoon, e io ho provato a presentargli il mio lavoro. Gli è piaciuto e durante il secondo anno della Scuola Romana di Fumetto sono entrato nella redazione di “Topolino”.

Com’è la redazione di “Topolino”? Com’è stato lavorare con loro durante questi anni?

È stato sicuramente bello. Dopo tanti la redazione di “Topolino” è per me quasi una famiglia, è come interagire con degli amici, siamo sempre in sintonia sui progetti che decidiamo di intraprendere insieme.

Non solo Disney, però. Nell’ultimo periodo sei approdato anche ad Angry Birds. Come ci sei arrivato?

Angry Birds è stata un’occasione, grazie a un mio caro maestro e amico, Giorgio Cavazzano, che ci lavorava. Mi ha chiesto di partecipare e io ho accettato, anche perché si trattava di qualcosa di nuovo e di diverso dal lavoro con la Disney. Diciamo che la reputo una bella avventura, che ho trovato molto divertente.

Di Ilaria Vigorito, 20/09/2018

In ritardo di venti minuti a causa di una scaletta fitta abbastanza da far sconfinare il panel sulla Goldrake Generation, la XV edizione può finalmente cominciare all’insegna della fretta. Stefano Brusa e Perla Liberatori – conduttori storici della serata di premiazione – ci tengono a ricordare che i tempi sono stretti e la scaletta impegnativa. Dopo un video d’apertura, che omaggia in maniera ironica il lavoro dei doppiatori sulle note di ‘Occidentali’s Karma’, è il turno dei ringraziamenti di rito: a Vix Vocal, l’app che si presenta come lo Shazam dei doppiatori, e Maurizio Pittiglio, che ha realizzato le foto dei doppiatori usate per la grafica delle premiazioni.
Dopo aver elencato i membri della giuria del Gala, segue un omaggio in video dei doppiatori venuti a mancare nel corso dell’anno, e c’è spazio anche per un ricordo a Fabrizio Frizzi, voce di Woody, il cowboy giocattolo più famoso della storia del cinema d’animazione.
Tocca poi a una novità di questa edizione: il Premio de Angelis, voluto dalla famiglia di Vittorio de Angelis e dedicato, dicono i presentatori stessi, alla “creatività” dei direttori del doppiaggio, che viene assegnato a Giorgio Bassanelli Bisbal, al lavoro su ‘Corpo e Anima’. Gala Doppiaggio 2
La scaletta della serata segue un ordinamento misto e passa subito al Premio per la miglior voce femminile: la giuria sceglie Laura Romano, voce di Viola Davis in ‘Barriere’, mentre il pubblico premia Maria Pia di Meo per la sua interpretazione di Meryl Streep in ‘Florence’.
È la volta poi di un riconoscimento molto caro al Gran Gala dei Doppiatori, il Premio Andrea Quartana, intitolato all’omonimo doppiatore scomparso prematuramente, che premia le voci emergenti. Quest’anno tocca a Luca Mannocci, fra gli altri voce di Ezra Miller in Justice League.
Si passa alla Miglior voce femminile per un cartone animato e giuria e pubblico riconoscono unanimemente il titolo a Emanuela Ionica, per la sua sentita interpretazione di Vaiana in ‘Oceania’. Si ritorna ai riconoscimenti speciali con il Premio Ferruccio Amendola, che va a Nanni Baldini: il doppiatore non può essere presente di persona ma invia un ironico video di ringraziamento, in cui si presenta suonato e confuso come Rocky alla fine del suo scontro con Ivan Drago.
Per il Miglior doppiaggio di una serie TV, vincono per la prima volta a pari merito il premio della giuria ‘Better Call Saul’ e ‘Little Big Lies’, diretti rispettivamente da Alida Milana (Sdi Media) e Riccardo Rossi (CDC Sefit), mentre il pubblico sceglie decisamente la serie che ha come protagoniste Nicole Kidman e Reese Witherspoon.
Per il Miglior doppiaggio di una serie d’animazione la scelta è totalmente affidata al pubblico che, fra le acclamazioni dei presenti in sala, fa cadere le sue preferenze su ‘Miraculous: Le storie di Ladybug e Chat Noir’, diretto da Stefanella Marra per Dubbing Brothers.
A spezzare in due una serata che è ancora lunga ci pensano Federico Campaiola, Alessandro Campaiola e Alessio Nissolino che si presentano nella loro veste di trio comico FuoriSync, con un pezzo su Star Trek. L’intermezzo si allunga, quando i presentatori annunciano il premio non ufficiale ‘Vocine del futuro’: spazio dai toni autocelebrativi in cui i doppiatori premiano i propri figli, nella speranza che proseguano il lavoro dei genitori dopo piccoli ruoli minori svolti in serie e film d’animazione.
Si torna ai professionisti di una volta con il Premio alla carriera, assegnato ad Anna Rita Pasanisi (fra le altre, voce storica di Phylicia Rashad, la Claire Robinson de ‘I Robinson’) e Claudio Sorrentino (Ron Howard in ‘Happy Days’, John Travolta in ‘Pulp Fiction’, Mel Gibson in ‘Braveheart’). C’è spazio anche per i tecnici, che lavorano per confezionare i prodotti doppiati: a loro va il premio per il Miglior Fonico (Marco Santopaolo) e per il Miglior Assistente (Viviana Barbetta).
La giuria assegna a Riccardo Scarafoni – esilarante voce di Karen Crawley in ‘Sing’ – il premio per la Miglior voce maschile di un cartone animato, mentre il pubblico gli preferisce Fabrizio Vidale, che ha interpretato sia nelle parti recitate che in quelle cantate Maui, co-protagonista di ‘Oceania’. C’è ancora una volta concordia di giuria e pubblico, invece, per il Miglior doppiaggio di un film: ritira entrambi i riconoscimenti Rodolfo Bianchi, direttore del doppiaggio per Studio Emme di ‘La La Land’. Gala Doppiaggio 3
Prima degli ultimi due premi, c’è ancora spazio per un intermezzo, questa volta musicale: Alex Polidori, doppiatore e cantante, presenta sul suo palco il suo ultimo singolo ‘Non lo faccio apposta’, sulla sua pessima abitudine di non presentarsi in orario in sala di doppiaggio. Miglior voce maschile per la giuria è Paolo Vivio, Johnny Flynn nella serie Genius; il pubblico sceglie Alberto Angrisano, Halit Ergenç in ‘Rosso Istanbul’. La serata si chiude con il premio per il Miglior doppiaggio di un film d’animazione: se lo dividono Marco Mete, direttore del doppiaggio per la Dubbing Brothers di ‘Sing’, premiato dalla giuria; e Fiamma Izzo, che per Pumaisdue ha curato ‘Oceania’ e viene scelta invece dal pubblico.
In grande ritardo, così come è cominciata, si chiude anche la XV edizione del Gala del Doppiaggio. L’appuntamento è al prossimo aprile, con la speranza di una maggiore puntualità dell’organizzazione.

Ilaria Vigorito - 08/04/2018

Loputyn, nome d’arte di Jessica Cioffi, arriva allo stand Shockdom in quel del Romics – la fiera sarà aperta fino a domenica 8 aprile – pronta per il firmacopie, che la terrà impegnata dalle cinque del pomeriggio fino alle otto di sera. Esce infatti per la casa editrice italiana il 12 aprile ‘Sol’, l’ultima fatica di Loputyn, raccolta di illustrazioni dominate dallo stile meticcio – fra manga giapponese, moda Lolita e suggestioni gotiche d’oltremanica – che è il tratto distintivo dell’autrice.
Nonostante la fila che già si accalca attorno allo stand, Jessica, dopo aver salutato i colleghi, accetta con piacere di intrattenersi per una chiacchierata sulle sue storie già edite, le influenze più forti sul suo lavoro e i progetti che non vede l’ora di realizzare – tempo tiranno permettendo.

Stai per tornare in libreria con ‘Sol’, il cui titolo richiama la chiave di Sol. Ci sono stati altri temi che hanno influenzato questa tua raccolta?

"La musica è sicuramente dominante in questo volume. È da un po’ che penso a un tema del genere legato alle mie illustrazioni: quando disegno, capita spesso che molte delle immagini che creo scaturiscano dalla musica che ascolto e ho voluto dedicare un’intera raccolta a questo connubio, che ritengo di per sé già indissolubile".
Loputyn 2
Con ‘Francis’ hai affrontato invece una storia auto-conclusiva, come avevi già fatto con ‘Cotton Tales’. Come cambia il tuo approccio, quando ti trovi ad affrontare una storia, invece di una raccolta di illustrazioni? Ti trovi più a tuo agio con la prima o con le seconde?

"Non c’è un approccio differente, perché parto sempre dallo stesso punto: le illustrazioni. Anche quando mi trovo a elaborare una storia più lunga, come accade in ‘Francis’, parto sempre da disegni singoli. Quando mi accorgo che ci sono dei personaggi che ricorrono più spesso nel mio lavoro, comincio a creare dei legami fra loro, un immaginario che li circonda e in cui inserirli. Le illustrazioni sono, insomma, sempre la base da cui parto, sia per le storie vere e proprie che per gli artbook".

Il tuo stile oscilla molto fra le influenze gotiche europee, nelle ragazze che sembrano bambole di porcellana, e un tratto manga che dà un’intensità molto carnale ai tuoi personaggi, in questo davvero distanti dalla purezza delle bambole. Quali sono stati i tuoi autori di riferimento e gli stili che ti hanno influenzata di più?

"Io sono figlia degli anni Novanta e sono cresciuta con Lady Oscar: sia Ryoko Ikeda, sia altre autrici di manga storici hanno molto segnato il mio immaginario. Nel periodo adolescenziale, invece, mi ha molto attirato il lavoro di Kaori Yuki. Poi, ovviamente, col tempo ho ampliato il mio bagaglio di conoscenze, ho guardato anche agli autori europei ma cerco di non rifarmi a un autore in particolare. Prendo le mie influenze anche dalla realtà, dalla natura, dalle persone, dall’abbigliamento – apprezzo molto lo stile Lolita".

Nel tuo primo artbook, ‘Loputyn’, c’è una citazione a ‘La collina dei conigli’: i conigli e i lupi ricorrono moltissimo nei tuoi disegni. Questa fascinazione nasce da qualche fiaba in particolare o semplicemente ti piacciono molto questi animali?

"Sono molto affezionata a questi animali perché rappresentano gli opposti: il coniglio è completamente preda, mentre il lupo è completamente predatore. Mi piace accostarli, proprio per ricreare un contrasto che mi sembra riassumere simbolicamente due aspetti estremamente diversi degli esseri umani: il lato dolce e accogliente e quello, invece, più distruttivo e predatorio".

Hai frequentato il liceo artistico e adesso studi all’Accademia di Belle Arti. Hai sempre saputo che il disegno sarebbe stato il tuo lavoro o te ne sei accorta ‘in corso d’opera’?

"Me ne sono accorta ‘in corso d’opera’, in effetti, nel senso che mi ci sono sempre dedicata per passione oppure sognando di poter trasformare questo esercizio in un lavoro. È tutto accaduto in modo molto rapido e naturale, mi sono trovata dentro questo mondo quasi senza accorgermene e mi sono resa conto dei suoi meccanismi solo una volta che li ho vissuti dall’interno. Ad esempio, non avevo pensato alle storie per la pubblicazione ma per me stessa e ho deciso di continuare per questa strada anche adesso che lavoro con una casa editrice".
Loputyn 3
Sei molto presente sui social, non soltanto Facebook ma anche Tumblr e DeviantArt, per esempio. Si può dire che tu sia partita da lì, per poi avventurarti nel mondo dell’editoria professionale?

"Sì, dal momento che non ho frequentato una scuola di fumetto l’unico riscontro che potevo cercare era quello sul web. Sui social mi capitava di ricevere critiche costruttive oppure anche semplici commenti e così capivo come aggiustare il tiro – ovviamente restando fedele a me stessa. La mia linea guida era il confronto con il pubblico, dunque i social sono stati necessari alla mia crescita".

Dopo ‘Sol’ sai già se vuoi dirigerti verso una storia auto-conclusiva oppure ti affiderai all’ispirazione del momento?
"In realtà ho già delle storie in mente, purtroppo la mancanza di tempo e i tanti impegni pesano sulla realizzazione, ma ho davvero molte idee. Vedremo, per ora è tutto ancora in corso d’opera".

Ilaria Vigorito, 07/04/2018

La primavera si tinge del rosa dei fiori di ciliegio giapponesi alla conferenza di VVVVID al Pala Movie del Romics – che si tiene fino al 9 aprile alla Nuova Fiera di Roma. Sono i petali che compaiono nel trailer di lancio dei nove simulcast che domineranno la stagione primaverile della piattaforma italiana di streaming, trailer realizzato da Alessandro Salomone.
Si comincia con ‘Tokyo Ghoul:re’, terza stagione di un franchise animato che proprio VVVVID ha portato al successo in Italia e che ha segnato nel nostro Paese il primato per una serie doppiata solo ed esclusivamente online e mai portata in TV. Si continua con il baseball di ‘Gurazeni’ e soprattutto con il gradito ritorno di due serie che sulla piattaforma hanno già riscosso un certo successo: si tratta di ‘Full Metal Panic! Invisible Victory’ – quarto capitolo della saga – e ‘Steins Gate: 0’ – sequel della serie del 2011 e adattamento dell’omonima visual novel di genere fantascientifico.VVVVID Romics 2
Anche ‘Sword Art Online Alternative’ è un franchise già noto agli utenti di VVVVID, mentre novità assolute sono ‘Dorei-ku – The Animation’ – seinen che affronta i temi della schiavitù e dei rapporti di potere – e ‘Devil’s Line’ – storia sovrannaturale dalle sfumature romantiche fra un mezzo vampiro e una ragazza umana. Riflettori puntati su due titoli che stanno catalizzando le aspettative dei fan: ‘The Legend of the Galactic Heroes’ e ‘Megalo Box’.
Il primo è il nuovo adattamento anime di una serie di romanzi fantascientifici, scritti da Yoshiki Tanaka fra il 1982 e il 1987, che aveva già ricevuto una trasposizione animata in più di 110 episodi fra il 1988 e il 1997. Il secondo, invece, è la rivisitazione ideata per celebrare i cinquant’anni di ‘Rocky Joe’ e che avrà come protagonista un personaggio del tutto nuovo: JD (Junk Dog), che per sopravvivere partecipa a incontri di boxe clandestini nel mondo sotterraneo di Megalobox.
Grande assente la terza stagione di ‘My Hero Academia’, che ha realizzato un grande successo di pubblico con più di due milioni e ottocentomila visualizzazioni, ma per cui le trattative sembrano essere ancora in corso.
Paolo Baronci, CEO di VVVVID, presenta così il palinsesto primaverile del 2018, sottolineando l’attenzione della piattaforma di streaming più social di sempre ai desideri del suo pubblico, ma anche la volontà di scommettere sempre su proposte dalle premesse innovative: la sfida è grande e non sempre le serie scelte riescono a rispettare le attese ma l’offerta dell’animazione giapponese in questo periodo dell’anno si è rivelata ricchissima e non è stato semplice scegliere i candidati giusti per il simulcast dei prossimi mesi.VVVVID Romics 3
La decisione, come Baronci tende a rimarcare, ha portato lo staff a rivedere il trailer con le proposte fino all’ultimo secondo prima dell’inizio della conferenza. Insieme a lui sul palco anche Salomone stesso e Marco Lanforti, ultimo acquisto dello staff. Entrambi sono concordi nel guardare a questa stagione primaverile come a una rinascita: per il primo è simboleggiata dai fiori di ciliegio scelti per il trailer; per il secondo dalla community di utenti che la piattaforma è riuscita a creare in Italia, introducendo la novità del simulcast e riportando nuova linfa al fenomeno dello streaming legale.
Ultima novità della giornata è Casa VVVVID, che Baronci presenta come una possibilità per gli utenti che si dimostreranno più capaci, di accedere agli uffici di VVVVID, per osservarne il lavoro dall’interno e ricevere corsi gratuiti di cinque giorni in recitazione, filmmaking e montaggio, allo scopo di creare quelle figure di professionisti che sappiano comunicare i contenuti al pubblico – e non solo – in maniera efficace.
In chiusura seguono una serie di delucidazioni sulla scelta della piattaforma di affidarsi anche alle richieste del suo bacino d’utenza per decidere quali serie già andate in onda rendere ancora disponibili per il suo archivio online. I giochi sono fatti ma lo staff è già pronto per la nuova sfida: ci sarà da definire il palinsesto estivo e a luglio, spiega Baronci, con un’offerta minore dal Paese del Sol Levante, scegliere le prossime serie per il simulcast non sarà affatto semplice. 

Ilaria Vigorito 05/04/2018

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