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La sesta edizione del festival "Dominio Pubblico_la città agli under 25" è già iniziata, di fatto, alla conferenza stampa di presentazione tenutasi lunedì 10 giugno al Teatro Valle di Roma: in mezzo al foyer, gli artisti della Scuola di Circo BigUp, tra gli ospiti di quest’anno, hanno coinvolto a sorpresa il neodirettore del Teatro di Roma Giorgio Barberio Corsetti in una performance da giocoliere, con tre palle da far roteare in equilibrio sopra di sé. Un avvio di conferenza allegramente anarchico e irrituale che anticipa le parole chiave del nuovo festival (dal 14 al 23 giugno al Teatro India), “ribellarsi” e “sollevarsi”. E sono proprio ribelli che si sollevano nel panorama culturale romano i giovani organizzatori del progetto: "Dominio Pubblico" punta infatti a offrire spazio e visibilità agli artisti di teatro, danza, musica, cinema, circo e arti visive sotto i venticinque anni, in una città che, come ricorda il direttore artistico Tiziano Panici, troppo spesso «nasconde e tende a dimenticare». Panici ha ricordato la genesi del progetto, nato cinque anni fa «da due fucine culturali» della Capitale, il Teatro Argot Studio e il Teatro dell’Orologio. Malgrado la chiusura di quest’ultimo nel 2017, "Dominio Pubblico" ha potuto contare sull’ospitalità del Teatro India, che anche quest’anno sarà per il festival una casa «da abitare, da ripensare e, in qualche modo, da ampliare».

Restano amarezza e non poca polemica per il mancato inserimento (a differenza degli scorsi anni) del festival tra gli eventi dell’Estate Romana, come traspare dagli interventi di Fabio Morgan (direttore generale di Dominio Pubblico) e Luca Ricci (ideatore del progetto). Un «fulmine a ciel sereno», ha dichiarato quest’ultimo, che tuttavia non ha pregiudicato (anche grazie al sostegno economico della Regione Lazio) «un lavoro reale» che valorizza la messa in rete dei soggetti (in particolare giovani) per rimettere il teatro «al centro di un processo di appartenenza tra cittadini». L’incontro di lunedì è dunque proseguito con la presentazione degli oltre cinquanta eventi previsti nel calendario della nuova edizione. Per le sezioni di Teatro e Danza hanno preso la parola Sabrina Sciarrino e Mariaenrica Recchia della (rigorosamente under 25) Direzione Artistica di Dominio Pubblico. Tra gli spettacoli teatrali selezionati abbiamo Intimità (14 giugno) di Amor Vacui, Socialmente (15 giugno), di e con la Premio Ubu Claudia Marsicano, Amore (15 giugno) di Tristezza Ensemble, Pulcinella morto e risorto, scritto, diretto e interpretato Alessandro Paschitto (22 giugno), La Sposa Prigioniera (23 giugno) della Compagnia dei Giovanio’nest. Tra i lavori di danza selezionati ci saranno invece Granelli di cosmo, di e con Camilla Grandolfo, After, di e con Giovanni Careccia (entrambi in scena il 15 giugno) e Variazione: S. Velato (22 giugno) di Lorenzo De Simone.

La Sezione Musica si avvale quest’anno della partnership con LAZIOSound, progetto regionale teso a valorizzare i talenti musicali Under 35 attraverso un concorso i cui finalisti si esibiranno proprio nella cornice del festival: tra gli artisti selezionati, un riconoscimento speciale da parte di Dominio Pubblico andrà a Micol Touadi, voce del trio nu-soul Whitey Brownie, che si esibirà in occasione della serata di apertura il 14 giugno. Nuovo cinema under 25 sarà la sezione dedicata a cortometraggi e documentari, in collaborazione con diverse realtà del territorio tra cui Sapienza Short Film Festival e Zalib. Tra le molte altre partnership ricordate in chiusura di conferenza ci sono quella con il giornale Scomodo, che darà vita agli incontri del Roma Social Forum per confrontarsi sui problemi della Capitale, e quella con la Middlesex University of London per la masterclass Bordless, evento emblematico della vocazione anche internazionale del festival. Riassume perfettamente lo spirito della sesta edizione di Dominio Pubblico l’intervento di Alessandra Carloni, illustratrice, street-artist e autrice dell’immagine di quest’anno, raffigurante un supereroe-fanciullo che si solleva su una mongolfiera luminosa dal buio della città: «Rispetto al resto dei personaggi che rimangono indietro, perché ancora non sono pronti a svegliarsi, lui decide di prendere posizione e di sollevarsi. Un invito, per le nuove generazioni, a prendere coscienza, far sentire la propria voce e mettere in campo la propria creatività».

Emanuele Bucci 11-6-2019

Si ride e tanto in “Domani mi alzo presto”. Ottenuta la menzione speciale al "Premio Giovani Realtà del Teatro" dell’Accademia Nico Pepe, la compagnia padovana Amor Vacui ha portato lo spettacolo in scena al Teatro India nell’ambito della rassegna “Dominio Pubblico”.

Cosa hanno in comune i protagonisti: uno studente di psicologia (Andrea Tonin), una biologa (Eleonora Panizzo) e un aspirante attore (Andrea Bellacicco)? Si trovano tutti e tre in un limbo di immobilità, fatto di mancate azioni, scarso coraggio, zero volontà e continuo procrastinare. È una settimana cruciale, decisiva per il loro futuro, eppure continuano a rimandare al domani quello che dovrebbero fare oggi. Il primo è iscritto all’Università da 10 anni e non riesce a dare l’ultimo esame per potersi poi laureare, la seconda rimanda da due anni la partecipazione al bando per un dottorato all'estero e il terzo deve preparare un provino importante ma non si applica quanto e come dovrebbe.

Domani mi alzo presto” ha un forte impatto sul pubblico, non solo per la carica di comicità e la bravura degli attori, ma perché teatralizza dinamiche in cui tutti ci riconosciamo: le liste di cose da fare, i gruppi diDomani mi alzo presto 3 WhatsApp, la pausa caffè, le serie tv. Sono tutte scuse quotidiane in cui ciascuno di noi si è (in)volontariamente imbattuto, per allontanarsi dai doveri. Ecco perché mentre uno prepara l’esame non riesce a resistere alla tentazione di controllare il cellulare, ecco perché mentre prepara la documentazione richiesta dal bando l’altra rimane ingarbugliata in sequenze di azioni che programma su carta e poi non compie e il terzo invece di imparare a memoria il suo monologo continua a preparare caffè.

Fai a caso, fai male, ma fai!”, “Il primo passo è fare il primo passo”: con la teoria i tre ragazzi sono bravi, ma poi non riescono a mettere in pratica queste belle parole. A nulla serve neppure l’oroscopo che ogni mattina accompagna i loro risvegli e che sembra parlare proprio a loro: “Qual è la vostra scusa più grossa? Oggi è la vostra giornata!”.

Lo studente, la biologa e l’attore sono il ritratto di una generazione bloccata e sono uno lo specchio dell’altro: per questo riescono ad essere sinceri (cattivi, ma sinceri), solo quando scoppia la lite. In quel momento riescono a vedere gli altri e dunque anche se stessi per quel che sono e riescono a dire le cose come stanno, senza filtri. Anche parlare in terza persona è un filtro. Con questo stratagemma è come se i tre si vedessero dal di fuori, si percepisce il loro lasciarsi vivere senza agire in prima persona attivamente e con convinzione.

Domani mi alzo prestoLa scena si riempie mano mano di oggetti casalinghi (tazzine, libri, piatti, bicchieri, vestiti, coperte) a testimonianza del disordine della casa e dell’atteggiamento svogliato dei ragazzi, per poi essere ripulita e tornare al punto di partenza: un divano al centro della scena, quel divano che è stato per i tre ragazzi oasi di tranquillità (dove condividere le serate davanti al pc) e insieme trappola (dove annullarsi e far scorrere il tempo senza renderlo produttivo).

L’arco temporale descrito copre una settimana, sette giorni in cui avrebbero dovuto portare a termine i loro doveri e invece si sono ridotti all’ultimo giorno senza concludere nulla. A vincere è stata la paura di fallire, il sentirsi fuori tempo, il non sapere realmente cosa si vuole. Darà l’esame? Parteciperà al bando? Si presenterà al provino? Proprio quando sembra che si stia, con un pizzico di delusione, scivolando verso un finale dolciastro, ecco che invece lo spettacolo recupera alla grande la sua essenza, senza snaturare le sue premesse e le sue fondamenta. 

Giuseppina Dente
04/05/2018

"Nessuno può appropriarsi in maniera esclusiva di ciò che è di Dominio Pubblico, piuttosto ciascuno può prendere quel bene e goderne".

Dominio Pubblico – La città agli Under 25” è il primo festival italiano completamente dedicato alla creatività under 25, un format originale giunto alla sua quinta edizione e che vede la collaborazione col Teatro Nazionale di Roma. Gli eventi sono ospitati dal Teatro Valle e dal Teatro India, dove dal 29 maggio sono in corso esposizioni, sessioni di musica live, spettacoli di teatro e non solo: spazio anche alla danza.

Due sono i corti presentati sabato 2 giugno: “Atmos” di Vera Sticchi e Claudia Gesmundo e “Ritornello – Disintegration Loop” di Greta Francolini.

Il lavoro portato in scena dalla due danzatrici e coreografe baresi è stato mostrato in anteprima durante la rassegna “AbelianoDanza” ottenendo anche la selezione per il festival di danzaAtmos contemporanea e performing art “Idaco (Italian DAnce COnnection)” di New York, dove si sono esibite lo scorso maggio. I corpi sono fluidi e morbidi, quando inizia la musica (originale di Fabio Gesmundo) la danzatrice in primo piano occupa tutto il quadrato di spazio illuminato a sua disposizione, prolungando all’estremo il suo corpo, come fosse un liquido che occupa un recipiente. Lo stesso fa la seconda danzatrice, nell’angolo a destra, più in penombra, mentre avanza. Spesso fuori asse, i corpi si allungano, si estendono, facendo largo utilizzo di braccia e gambe, grazie anche alla rotazione delle spalle, al movimento dei fianchi, all’uso delle ginocchia. Nella seconda parte le due si muovono non solo insieme, ma entrano fisicamente in contatto tra loro, si toccano, i loro corpi diventano complementari, come fossero particelle liquide compenetranti. La terza parte si svolge avanti e dietro ad un ampio e leggero velo posto in fondo alla scena che, mosso dalle mani e illuminato (light designer Michelangelo Volpe), ricrea l’effetto di bolle d’aria e increspature d’acqua. È quel velo a dividerle, per poi inglobarle entrambe. Il concetto sociologico a cui le performer si sono ispirate è quello di ‘società liquida’, di Zygmunt Bauman, cioè la condizione moderna in cui l’individuo e le sue relazioni sociali sono soggetti a mutazioni, composizioni e scomposizioni continue, che rendono tutto labile, fluido e volatile. È come se la società moderna si sciogliesse e l’uomo faticasse a rimanere a galla, costretto in una bolla liquida e informe incapace a solidificarsi e a farsi materia. Questa instabilità perenne è in continua trasformazione, ma non c’è possibilità di emergere: è un lento essere sopraffatti, è un annegare piano, un affondare progressivo. Infatti, dopo aver iniziato l’esibizione singolarmente e dopo aver danzato insieme ed essersi toccate, le due danzatrici si trovano nuovamente divise e poi, ineluttabilmente, estraniate. 

RitornelloRitornello – Disintegration Loop” è una produzione completamente diversa, progetto finalista per "DNAppunti Coreografici 2017": in scena la giovane Greta Francolini, performer e coreografa classe 1993 attiva da circa tre anni sulla scena contemporanea. L’artista toscana ha come punto di partenza “The disintegration Loop” del compositore statunitense William Basinski, strutturato sulla replica di un campione sonoro che si disfa e si scompone fino a che non resta solo una parvenza sonora, frutto di una progressiva disintegrazione. La Francolini punta proprio sul concetto di ‘ripetizione’, non solo musicale, ma anche di uno stato d’animo. La vediamo entrare in scena annoiata, svogliata, così per tutta la durata del pezzo. La coreografia si sviluppa sulla stessa traiettoria spaziale: avanti e indietro su una immaginaria linea orizzontale parallela alla lunghezza del palco. Una volta, due volte, tre volte, quattro, cinque, sei e ancora così fino alla fine, salvo alcuni momenti che si sviluppano in modo circolare a centro scena. La musica è assolutamente fondamentale, non solo dal punto di vista ‘ideologico’: il loop che la performer porta avanti è l’esasperazione di un sentimento, di una emotività, che non resta chiusa entro i confini della musica, ma che da questa scaturisce e si autoalimenta.

 

Giuseppina Dente
03/05/2018

Nell’epoca in cui siamo drasticamente uniti dalla distanza, il World Wide Web (alias www) è divenuto parte integrante delle nostre realtà, anche più di quanto siamo disposti ad ammettere. 

Alessandro Blasioli di soli 23 anni porta in scena DPR: Web Sommerso (da lui scritto, diretto e interpretato) al Teatro India per il festival di Dominio Pubblico quest’anno interamente dedicato ai giovani #Under25.
E con questo affronta con ingegno e astuzia una delle più grandi trasformazioni che abbia vissuto la popolazione terrestre.
Con l’avvento della rete più o meno venti anni fa si è dato inizio a una nuova fase della storia, quella digitalizzata che sebbene sembri stia raggiungendo i massimi livelli di evoluzione, occorre ammettere che siamo solo all’inizio del web 1giro di giostra.
Abituati ad interfacciarci con il nostro “fedele” smartphone non possiamo non ammettere che talvolta il rapporto sembra sfuggirci lievemente di mano; ma quello che ha da dirci il giovane abruzzese è ben più terrificante.
E inizia così salendo sul palco nel turbinio di fumo e luci al neon indossando una maschera dai led intermittenti che ne contornano un sorriso indimenticabile per la nostra generazione: quello di V, il vendicatore, terrorista e giustiziere creato da Alan Moore nel lontano 1982.
Un volto di pietra che parla da sé con un sorriso beffardo ed è dietro la sua potente immagine che Blasioli ci introduce allo show per presentare con una serratissima e fittissima rassegna di date, nomi e eventi, la storia di quel Web denominato Sommerso: quella parte cui nessuno può accedere neanche se riuscisse a trovarne le coordinate, quella parte che esiste esattamente quanto non esiste.
Il calderone bollente entro cui gorgoglia quel gruppo di persone che silenziosamente e in forma anonima (i più noti “anonymous”), progettano di smascherare politici, forze nazionali e molto altro ancora. È un viaggio interminabile tra casi che hanno fatto la storia mondiale (come il caso Snowden e tanti altri), che riesce a sensibilizzare l’uditorio pietrificato e catturato.
E a condurre il gioco è una voce fuori campo denominata Dorothy rievocando simbolicamente la giovane dalle lunghe trecce costretta a indossare occhiali scuri per non essere accecata in presenza del grande Mago di Oz.
Quindi neanche al nostro protagonista è concesso troppo spazio, anche lui è controllato mentre si destreggia tra le fitte reti della realtà dannatamente non virtuale e cerca di porci un quesito fondamentale: di fronte a crimini efferrati e violazioni di ogni genere degli spazi vitali, è possibile essere dalla parte di chi cerca di combatterli se pur con i mezzi sbagliati?
La libertà d’espressione è davvero totale e possibile solo nel momento in cui si può usurfruire dell’anonimato? Di questo parlava proprio il più famoso film "V per vendetta" sopra citato.
web 3Sono questioni assolutamente attuali e di stimolo che arrivano taglienti come lame e ci ricordano come stiamo diventando sempre più cavie osservate e studiate da dietro un piccolo e “innocuo” schermo retroilluminato.
Dunque uno spettacolo sui generis di cui non è la performance il fine ultimo, seppur Blasioli abbia fatto un lavoro immenso, ma la necessità di comunicare tutto quel mondo che giace nascosto e di cui spesso dimentichiamo di far parte.

Daria Falconi
01/06/18

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