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Ancora teatro di prosa all’Altrove Teatro Studio che dal 14 al 16 dicembre presenta Esseremme scritto e diretto da Stefano Vona Bianchini con Stefano Vona Bianchini, Simone Corbisero, Valeria Romanelli e GiorgioLocandina 1 Squilloni.

Il Re e la Regina sono morti ed i due Principi gemelli Esse ed Emme si trovano coinvolti in una inusuale corsa per la corona. Tale confronto sul chi sia il primo, il più amato, l'originale porterà Esse ed Emme a scoprire un rapporto che pur nascendo da amore porta al fratricidio, ma il sangue li desterà dal sogno catapultandoli in una sorprendente realtà… 

Commedia nera, a tratti sanguinaria, Esseremme affronta un complicato rapporto gemellare attraverso un triplo incubo che i due fratelli condividono dal salotto della casa natale con uno sfondo ricorrente: l’uccisione dei genitori. In un assetto scenografico composto quasi esclusivamente da luci e suoni accompagnato dalle musiche originali di Giuseppe D'Amico Esseremme è totalmente affidato al lavoro della compagnia. Scritto e diretto da Stefano Vona Bianchini Esseremme è un progetto che nasce all’interno del Premio Scenario 2017 dove si posiziona semifinalista presentando un primo studio del lavoro al Teatro Bellini di Napoli.

Per tutte le informazioni riguardanti la Stagione 2018/2019 dell’Altrove Teatro Studio è possibile scrivere all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o contattare telefonicamente il 339 8175904

 

U.s.

11/12/2018

Primo appuntamento, domenica 9 dicembre, del ciclo di spettacoli dedicati ai grandi personaggi del mondo della musica dell’Altrove Teatro Studio.
In scena Il Concerto Diabolico, Ovvero il Dono di Listz che vedrà sul palcoscenico l’attore Riccardo Bàrbera – anche autore del testo – accompagnato al pianoforte dal M° Andrea Calvani con la regia di Paolo Pasquini.
La scrittura di Bàrbera coniuga, come di consueto, fatti storici con eventi e personaggi plausibili: ne “Il Concerto Diabolico” incontriamo il geniale concertista nei dintorni di Roma, in attesa di essere ricevuto da papa Pio IX a cui vuol chiedere una buona sistemazione come Maestro di Cappella. Qui incontra casualmente Gustave Doré, il famoso illustratore della Divina Commedia. È l'occasione per raccontare l’impresa, il progetto che assilla Franz da anni: un concerto dantesco “multimediale” reso però impossibile dalle difficoltà tecniche e dai costi pressoché insostenibili.
In questo periodo Liszt, benché già famoso in tutta Europa, per vivere è costretto a esibirsi. Per poterlo fare, però, deve fare i conti con le astuzie degli impresari. L’Italia appena unita ci appare infatti, nelle descrizioni dell’abate Liszt, un Paese baciato dalle Muse e al contempo un’insidiosa trappola, in cui si rischia di essere continuamente abbindolati e frodati. Assistiamo a una buffa trattativa che porterà al concerto finale.
Il concerto a cui infine assistiamo, oltre a riprodurre i giochi col pubblico tipici del grande musicista magiaro, si conclude proponendoci proprio il magico, quasi diabolico concerto dedicato alla Divina Commedia che prima era stato descritto a Doré. Una sorta di videoinstallazione ante litteram da proiettare per mezzo della lanterna magica – il “Diorama”, tecnologia appena inventata – a corredo delle sue creazioni musicali (tra tutte la Dante Symphonia) e di alcuni passi della Commedia.
In questo spettacolo il visionario progetto di Liszt si realizza per davvero e rappresenta il dono che Liszt fa all’Italia poco prima di lasciarla per sempre. Le meravigliose musiche di Franz Liszt, mirabilmente eseguite al pianoforte dal M° Andrea Calvani, brillante concertista di chiara fama, sono protagoniste assolute di buona parte di questo concerto/spettacolo.

U.s.
06/12/2018

Dopo aver riscosso un grande successo di critica e pubblico in giro per l’Italia e aver vinto, tra i tanti riconoscimenti ottenuti, anche il Premio Giovani Realtà del Teatro 2013 e il prestigioso Premio UBU 2016, la Compagnia Borgobonò ha conquistato anche la platea romana con la pièce In ogni caso nessun rimorso. Dal 30 novembre al 02 dicembre, infatti, Elisa Proietti, Andrea Sorrentino e Mauro Pasqualini sono stati ospiti dell’Altrove Teatro Studio, dove hanno presentato il loro eccezionale e affascinante lavoro ispirato all’omonimo romanzo di Pino Cacucci. Recensito ha incontrato uno dei giovani protagonisti, Andrea Sorrentino, per parlare dello spettacolo e del futuro della Compagnia.

Sono ormai più di tre anni che portate, con esiti più che positivi, nei teatri italiani In ogni caso nessun rimorso: potete raccontarne la genesi? Cosa vi ha colpito dell’opera di Cacucci?
È stato Mauro Pasqualini (anche regista della pièce, ndr) che ci ha proposto di leggere il romanzo: ne siamo rimasti tutti incredibilmente colpiti. Ci siamo domandati perché potesse essere giusto per noi metterlo in scena, quali tematiche ci interessassero e le risposte sono state diverse: nonostante i forti temi politici, non si tratta di un romanzo politico, non viene presa una posizione. Alla fine di ogni lettura ci ritrovavamo con meno risposte e sempre più domande. Ci ha colpito l’incredibile attualità delle tematiche e la storia: una storia vera di anarchici, poliziotti, prostitute, operai, che non smettono mai di lottare per quello in cui credono. Per chi non lo sapesse, il romanzo racconta della vera storia di Jules Bonnot, operaio, autista di Sir Arthur Conan Doyle (scrittore e drammaturgo scozzese, “papà” di Sherlock Holmes, ndr), anarchico e mente della famosa Banda Bonnot di inizio Novecento con cui rapinava le banche per colpire il potere.15060363 1482442548438982 401298781 o

A chi o a cosa si è ispirata Adele Pardi per comporre le musiche, eseguite in scena dal vivo?
Il lavoro di Adele è stato incredibile. È arrivata quando avevamo montato gran parte del primo atto e usavamo diverse musiche, dal jazz al rock a cantautori come Gianmaria Testa. Le abbiamo mostrato il nostro lavoro e poi abbiamo ricominciato a provare insieme a lei, lasciando che il nostro lavoro e il suo si modificassero. Tanta improvvisazione, tanto ascolto e, ovviamente, un talento meraviglioso hanno prodotto quelle musiche fantastiche. Una cosa da sottolineare è che Adele non è mai semplice colonna sonora, ma compagna di scena in costante dialogo con noi.

Nello spettacolo sono molto importanti i movimenti scenici: che tipo di difficoltà avete incontrato, unendo alla memoria e all’interpretazione anche una buona dose di “prova fisica”?
Tutti i movimenti, così come le scene e la maggior parte dei dialoghi sono nati durante i famosi, per noi, 160 giorni di prove. Significa che abbiamo dovuto improvvisare tanto per creare lo spettacolo, perché niente è stato deciso a tavolino. Lo stesso quindi vale per l’uso dei pallets: abbiamo giocato con loro creando spazi, oggetti e dinamiche sempre diverse, ma è stata Annalisa Cima, curatrice del movimento scenico, che ci ha insegnato a manipolare gli oggetti in modo che quelle creazioni diventassero magiche anche per il pubblico. E posso dire che non è stato facilissimo!

In ogni caso nessun rimorso ha ricevuto molti premi e riconoscimenti: quale vi ha fatto più piacere ricevere, o vi ha sorpreso particolarmente?
La reazione del pubblico è sempre il riconoscimento migliore e quello più sorprendente. Abbiamo lavorato per questo, ma quando vediamo il pubblico che rimane incredulo per quello che sta guardando, che si diverte, si commuove e alla fine li troviamo a discutere su quale personaggio avesse ragione, noi siamo le persone più felici del mondo.

Jules Bonnot non rimpianse nulla di ciò che fece. Voi, invece, da artisti, avete qualche rimorso?
Come si fa a non averli! Ma In Ogni Caso Nessun Rimorso ci ha cambiato molto. Siamo cresciuti e abbiamo fatto scelte che prima non avremmo mai fatto. Facciamo questo mestiere in modo che il pubblico esca dal teatro diverso da come è entrato, ma lo stesso vale anche per noi. Non puoi mai sapere se avrai dei rimpianti, però è importante capire che piegarsi in continuazione è il modo peggiore per fare questo mestiere e il modo migliore per avere rimorsi. Abbiamo una dignità come artisti e come persone e dobbiamo difenderla, per difenderci.

locandinaBonnot viene spesso descritto come un carismatico operaio anarchico fuorilegge. Che idea volete far emergere di lui? Come descrivereste il vostro Jules Bonnot?
Jules Bonnot era un operaio, poi militare, poi meccanico, poi autista, nel frattempo anarchico e alla fine fuorilegge. Ha inseguito per tutta la vita una felicità a lui sempre negata e alla fine ha reagito. Non mi sento di condividere le sue scelte, ma è chiaro che se uno Stato decide di perseguitare qualcuno marchiandolo come il vero male della società, viene scacciato o schiacciato per tutta la vita, una reazione io me l’aspetterei… E chi vuole intendere, intenda.

A proposito di anarchia… Un concetto complesso, non frequentemente riscontrato in ambito teatrale. Secondo voi, cosa significa oggi essere anarchici su di un palcoscenico?
La questione è molto delicata. Penso ci sia bisogno di creare un’alternativa al teatro di regia dove l’idea del regista è l’unica cosa che conta. Abbiamo smesso di raccontare storie ed è quello che dobbiamo ricominciare a fare per mostrare al pubblico che un altro teatro è possibile, che non esiste solo il grande teatro, coi grandi nomi, dove il pubblico fatica a riconoscersi, ma tornare a parlare realmente alle persone che stanno in platea, tornare a fare teatro per loro. A lungo andare ci siamo dimenticati del pubblico.

La Banda Bonnot fu nota soprattutto per i suoi colpi. Benedict Cumberbatch, famoso attore inglese, afferma: “Qualsiasi attore che dice che non ruba, sta mentendo”. Quanto siete d’accordo? Da studenti o da professionisti, avete mai “rubato”?
Sì certo, in continuazione. Io, infatti, cito sempre Picasso, il quale diceva che un artista mediocre copia, un genio, o un bravo artista, ruba. Credo che rubare – e quindi riconoscere in un altro artista qualcosa di grande – sia un atto di umiltà: rubarlo, farlo proprio e riproporlo in modo diverso è un atto di crescita.

La Banda agiva con l’intento di intimorire la società capitalista con audacia e sfacciataggine. Voi che messaggio volete lasciare al pubblico?
A noi piace, oltre che farli viaggiare con la fantasia e l’immaginazione, mostrare che alle volte è davvero difficile schierarsi. La vita, in quanto tale, non offre soluzioni dirette. Quando crediamo di avere delle certezze, se non smettiamo di cercare, di informarci e di ascoltare anche chi la pensa in modo diverso da noi, il più delle volte ci rendiamo conto che non esiste un’unica verità e dobbiamo essere cauti nel condannare o idolatrare qualcuno. E l’altro messaggio che riteniamo fondamentale è il non smettere mai di lottare, per noi e per gli altri perché, se ci definiamo uomini liberi, solo con le nostre azioni lo possiamo dimostrare.

La vostra Compagnia è di recente formazione: com’è nata la collaborazione fra voi? E il nome cosa significa?
Ci siamo riuniti per mettere in scena In Ogni Caso Nessun Rimorso. Ci siamo conosciuti negli anni di formazione, nonostante provenissimo tutti da cinque diverse scuole di recitazione riconosciute a livello internazionale: avere diverse formazioni porta a conoscere un nuovo approccio al lavoro e di conseguenza una contaminazione e una crescita maggiori, e questo ci piaceva molto. Lo stesso nome della Compagnia viene dal nostro primo incontro tutti insieme. Abbiamo cominciato la lettura del romanzo e poi le prove a Livorno dove viveva Mauro, in Borgo dei Cappuccini, per mettere in scena la storia di Jules Bonnot. Abbiamo unito e italianizzato questi due nomi, Borgo e Bonnot, ed ecco che sono nati i Borgobonó.

Progetti futuri?
Ci stiamo pensando. Avendo speso tanti anni per mettere in scena In Ogni Caso Nessun Rimorso, ma soprattutto vedendo la reazione del pubblico e degli addetti ai lavori, speriamo di farlo girare ancora. Per i prossimi progetti, comunque, non ci dispiacerebbe lavorare insieme a nuovi attori per crescere ancora, sia come individui che come compagnia. Speriamo quindi di ri-vederci presto!

Chiara Ragosta, 06/12/2018

Proseguendo sulla scia della prosa, l’Altrove Teatro Studio dal 30 novembre al 2 dicembre presenta "In Ogni Caso Nessun Rimorso" ispirato al romanzo di Pino Cacucci. Sul palco ci sarà la compagnia Borgobonò che con Elisa Proietti, Andrea Sorrentino, Mauro Pasqualini – che ne cura anche la regia – le musiche dal vivo di Adele Pardi e i movimenti scenici di Annalisa Cima, porta per la prima volta in scena a Roma la propria rivisitazione del romanzo omonimo. 

locandinaQuella di In Ogni Caso Nessun Rimorso è una storia vera, una pièce dal forte impianto cinematografico, giocata su pochi elementi fondanti, basata su un accurato lavoro di manipolazione d’oggetto grazie al quale la scenografia, esclusivamente composta da bancali di legno e ruote di bicicletta, è costantemente mossa e usata per creare nuovi spazi e scene in cui questi oggetti diventano di tutto. Un meraviglioso lavoro degli attori/atleti che rapisce il pubblico sin dalle prime scene. 
La fragile ragnatela dei destini di un gruppo di anarchici tra Otto e Novecento, intenti a rivendicare ognuno un proprio diritto (al lavoro, all’amore, alla vita), viene travolta ben presto dal peso delle singole scelte individuali e delle rivoluzioni collettive. Grazie a una macchina di scena ingegnosamente priva e scarna, attraverso sbronze e memorie, scioperi e sparatorie, prende vita uno spettacolo che tocca il cuore offrendo l’immagine di volti di uomini e donne come noi. Le suggestioni di Adele Pardi, voce e violoncello, dal vivo, rendono ancor più spettacolare questa sorprendente macchina scenica.
Dopo aver viaggiato in tutta Italia riscuotendo ottime critiche e premi tra cui Selezione InBox 2017, Italia dei Visionari (Como e Novara) 2017, Vincitore bando Giovani Direzioni 2014, Premio Giovani Realtà del Teatro 2013, Premio Festival Young Station 5, Selezione playFestival 2.0 – ATIR (MI) di Serena Sinigaglia, Selezione playFestival 1.0 – Teatro Torbellamonaca (Roma), PREMIO UBU 2016, lo spettacolo sbarca nella capitale pronto per stupire il pubblico romano.

Regia di Mauro Pasqualini
con Elisa Proietti, Andrea Sorrentino e Mauro Pasqualini
musiche originali dal vivo di Adele Pardi
Venerdì 30 Novembre e Sabato 1 Dicembre 2018 ore 20:00
Domenica 2 Dicembre ore 17:00
Altrove Teatro Studio - Via Giorgio Scalia, 53

U.s.

27/11/2018

All’Altrove Teatro Studio, dal 23 al 25 novembre, terzo appuntamento dedicato al teatro di prosa con Una serata in famiglia che vedrà sul palco l’attore e regista Stefano Viali.
Un uomo invita a cena, a sorpresa, un suo collega di lavoro in un giorno qualunque. A casa, la moglie e la suocera preparano da mangiare senza sapere nulla dell'ospite. Da questa semplice premessa narrativa si scatena un vero e proprio studio tragicomico sugli effetti provocati da quell'angoscia che ci tiene svegli.
Lo spettacolo è una partitura per un attore. Un assolo. I quattro protagonisti della "serata" e i loro “pensieri” più latenti saranno interpretati dallo stesso attore seduto su una sedia. Un libero adattamento dalla prima scena del famosissimo e quanto mai attuale testo di Steven Berkoff, attore e drammaturgo, feroce censore dei costumi anglosassoni.Locandina
“Kvetch”, che in yiddish significa "piagnistei", ritrae un’umanità gretta ed asfittica in un classico contesto familiare. All’interno del triangolo borghese, lui-lei-l’altro, per l’occasione “arricchito” da un’eruttante e flatulente suocera e da un amico di famiglia con un matrimonio appena fallito, si scatena un “gioco al massacro” segnato da egoismi e prevaricazioni, dove l’orgoglio individuale è sfacciatamente falso e ambiguo.
Una drammaturgia che racconta, in una spiazzante e inquietante istantanea, un contesto umano e sociale non così lontano dalla realtà quotidiana che viviamo oggi. Tutti abbiamo i nostri "Kvetch", intesi appunto non solo come quelle "lamentazioni" esteriori, la cui funzione, la maggior parte delle volte, serve a mascherare il vero sentimento della persona. Ce li abbiamo davanti allo specchio, di fronte agli altri, ce li sentiamo dentro, vorremmo vomitarli fuori, buttarli addosso al primo che capita, ma non ci riusciamo, ci rimangono nello stomaco e legandosi tra loro creano un nodo che ci impedisce di parlare, di affermare la nostra presenza nel mondo.
Quante volte ci capita, mentre stiamo parlando, di avere nel cervello un altro dialogo “non detto”, che qualche volta ci guida e qualche volta ci protegge? Anche se quel dialogo è, a volte, più vero di quello che esprimiamo in maniera cosciente, formale e spesso ipocrita? Se solo potessimo sempre esprimere “quel pensiero”, legato a ciò che veramente sentiamo, quanto la nostra comunicazione sarebbe più vera? Ed è proprio questo il senso dell'esperimento, cercare di raccontare nello stesso momento entrambi i dialoghi – quelli detti e quelli pensati – dei quattro personaggi. La normalità o la diversità sono qui categorie puramente immaginarie, da vecchio archivio, con effetti esilaranti e micidiali per chi sta a guardare, protetto nel buio della sala.

Per tutte le informazioni riguardanti la Stagione 2018/2019 dell’Altrove Teatro Studio è possibile scrivere all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o contattare il numero 339 8175904.

 

u.s.

20/11/2018

“Tutte le facce dell’Arte”. L’Altrove Teatro Studio presenta il secondo appuntamento dedicato al teatro di prosa. Venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 novembre in scena Drumul – La Strada, scritto e diretto da Lorenzo Di Matteo con Marius Bizau che sarà accompagnato sul palco dalle musiche dal vivo di Daniele Ercoli.

Drumul – La Strada è il racconto biografico per la scena dell’attore Marius Bizau nato in Romania nei primi anni ’80 sotto la dittatura di Ceaucescu. La storia dell’infanzia di Marius passa attraverso la rivoluzione fino al suo arrivo turbolento a Roma, a quindici anni, alla fine degli anni ’90. Per Marius sono i difficili anni dell’adolescenza. Sarà il teatro a condurlo al riscatto, a integrarsi del tutto nel nostro tessuto sociale. Una storia forte raccontata con umorismo e leggerezza: Marius si sente perfettamente a metà tra l’essere romeno e italiano e restituisce in scena la speranza che da ogni difficoltà possa nascere un’occasione.  

Un inno leggero e gioioso all’integrazione, uno spettacolo necessario rispetto al momento storico che stiamo vivendo in un’Europa che trasuda intolleranza. Drumul non è solo il racconto biografico di Marius ma è soprattutto la storia di sua madre Silvica che con inattaccabile forza d’animo – “di stampo sovietico” la definisce ironicamente il figlio – porterà avanti la famiglia in un intenso turbinio di eventi dalla Romania fino all’Italia. Nella lingua di Marius “drumul” significa “strada”: una strada che passa dal teatro e che l’attore restituisce attraverso il teatro. Le musiche eseguite dal vivo da Daniele Ercoli fanno da contrappunto alla narrazione e al tempo stesso diventano il vettore di un messaggio fondamentale: ogni essere umano in terra straniera può dare il suo contributo positivo. Come Marius che, dopo essersi sudato il diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, lavorerà come attore italiano in Italia.

Quella portata sul palcoscenico da Drumul è una “bella storia” non solo perché il pubblico abbia il suo “lieto fine” ma perché ci ricorda che qualunque storia di immigrati può finire bene solo se daremo loro una possibilità.

U.s.

12/11/2018

“Mi chiamo Monk, Thelonius Monk.
E ho qualcosa in testa che vi devo proprio raccontare.
Ogni silenzio è diverso da un altro”

“Tutte le facce dell’Arte”. A fare da contrappunto alla forma più tradizionale del teatro di prosa, sabato 27 ottobre, l’Altrove Teatro Studio inaugura il ciclo di spettacoli dedicati ai grandi personaggi del mondo della musica.
Il primo appuntamento del cartellone ideato dai direttori Ottavia Bianchi e Giorgio Latini è Misterioso – Un viaggio intorno a Thelonious Monk raccontato da uno degli autori più originali del panorama letterario italiano: Stefano Benni. Il “Lupo” sarà accompagnato dal M° Umberto Petrin, il pianista italiano che più ha approfondito lo studio di Monk e la cui musica prosegue la strada della sperimentazione jazzistica.
Misterioso è una riflessione sull’enigmatico talento di uno dei pianisti più innovativi e geniali della storia de jazz, che negli ultimi anni della sua esistenza si chiuse in un assoluto silenzio e smise di suonare e esibirsi. Lo spettacolo mette insieme alcuni passaggi della straordinaria vita del talento creativo di Thelonious Monk, tratti dalla biografia scritta da Laurent De Wild, intrecciandoli con l’abilità narrativa di Stefano Benni e il talento di Umberto Petrin.
Stefano Benni legge. Umberto Petrin dialoga con lui, infilandosi fra le parole o prendendosi spazi. Né Benni né Petrin giocano a mettere didascalie. Tutti e due ‟sentono” Monk come un fantasma amico da interpretare, reinterpretare, contaminare, lasciar esplodere.

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U.s.

19/10/2018

“Tutte le facce dell’Arte”. Venerdì 12 ottobre, l’Altrove Teatro Studio inaugura la Stagione 2018/2019 con lo spettacolo L’Amore, la Morte e le Tasse, liberamente tratto dal soggetto di Zach Helm. Fino a domenica 14 ottobre, i padroni di casa Ottavia Bianchi e Giorgio Latini – che ne cura anche la regia – saranno in scena con Patrizia Ciabatta, Alessandro Lori e Giulia Nervi.
Come un basso continuo, il ticchettio rapido e insistente di una macchina da scrivere, una voce di donna che racconta la storia di un uomo implicato in una vita apparentemente banale. Un’esistenza scandita da infiniti numeri, incessanti calcoli e da una profonda solitudine. Harold potrebbe trascorrere tutta la sua esistenza in questo limbo di silenzio e inutilità se un giorno questa voce non cominciasse a perseguitarlo per annunciare la sua imminente morte. Così inizia il viaggio più importante della vita di questo stralunato agente delle tasse, alla ricerca spasmodica di una salvezza. Si imbatterà in vari personaggi che concorreranno, tutti, ognuno a proprio modo, a dipanare la trama della sua vita: uno psicologo delle risorse amane, un eccentrico professore di letteratura, un’affascinante fornaia. Riuscirà, forse, a scoprire a chi appartiene la voce che sembra giocare col suo destino, domandandosi fino all’ultimo respiro quale sarà il finale tanto atteso della sua strana storia: commedia o tragedia? Loc Altr
Liberamente tratto dall’arguto testo di Zach Helm e riadattato nella drammaturgia da Giorgio Latini, lo spettacolo mette in scena cinque attori, cinque ritmi vitali differenti, rinchiusi dalla luce dei loro angusti spazi vitali. Muovono sentimenti e oggetti quotidiani in un disordine comune simile al caos della vita in cui c’è sempre l’orologio di qualcuno a fare da memento mori. Qualche breve momento di calma, indispensabile e dolce pausa tra due dolori, fino al loro incedere verso l’epilogo finale.
Se ci fermassimo a riflettere un momento, questa dura realtà riguarderebbe molti di noi. Tuttavia, anche se sapere di dover morire è il motore che ci spinge ad agire nel corso della vita, spesso siamo così presi dal malumore, da questioni di minor importanza rispetto all’ineluttabilità di questo comune destino, da dimenticare quale meravigliosa occasione ci sia stata offerta.
I personaggi di questo testo hanno trovato i loro metodi per sopportare il peso della vita, siano questi solipsistici e ossessivi (il tabacco, lo studio della letteratura, la matematica) o altruistici (l’amore, la cura, l’affetto per gli amici). Lo scontro tra queste due avverse filosofie, tra gli animi inclini all’eremitaggio e quelli che vorrebbero aprirsi al mondo, è il cuore di questa storia. Coloro che avevano scolpito gli esiti delle loro vite nella ruvida pietra della prevedibilità vedranno sbriciolarsi le proprie certezze in una nuvola di polvere, perfino quel che riguarda la morte e le tasse.

Per la prima, Ottavia Bianchi e Giorgio Latini avranno il piacere di fare un brindisi con il pubblico a fine spettacolo per l’apertura della Stagione 2018/2019 dell’Altrove Teatro Studio.

U.s. 09/10/2018

Il passato 5 giugno Altrove Teatro Studio ha presentato, a Roma, la Stagione 2018-2019, la prima del giovane teatro (esclusa la pre-stagione partita il febbraio scorso), con un calendario ricco di spettacoli di prosa e lettura musicale, con nomi di spicco quali Stefano Benni e il Premio Ubu Andrea Sorrentino. Recensito ha avuto il piacere e l’onore di fare una chiacchierata con Ottavia Bianchi e Giorgio Latini, direttori artistici, e alcuni degli attori e registi che contribuiranno all’offerta della stagione ventura.

Per prima cosa, non potevamo che chiedere ai due giovani direttori il perché della loro scelta, oggi ardua e coraggiosa, di aprire uno spazio proprio?

“Adoro il momento delle prove” risponde Ottavia, “la costruzione, la ricerca e l’interazione. Quindi, il desiderio di avere una casa che fosse veramente un posto dove creare questo tipo di sinergie è sempre stato un sogno nel cassetto. Senza l’incontro con Giorgio, però, non sarebbe mai stato possibile.” Poi, aggiunge Giorgio: “Al di fuori di inutili rivalità e conflitti, che ci indeboliscono tutti, ci piace essere padroni del nostro destino. Nel collaborare, cerchiamo di essere direttori artistici più comprensivi e attenti possibile ai bisogni di attori e compagnie.”

A questo punto, eravamo curiosi di sapere dal team di attori e registi che sensazioni si provassero nell’approcciare questa nuova realtà.

Risponde Massimiliano Vado: “Questo è un momento di trasformazione, è giusto che nascano proposte di questo genere, che non riflettano solo il teatro di tradizione ma sviluppino nuove direzioni. Si può sperimentare qui, investire in nuovi progetti, e sono iniziative da supportare e incoraggiare. A tal proposito, interviene anche Riccardo Barbera: “Ritrovo qui una sensazione provata da ragazzo: la ricerca curiosa del genio e della sperimentazione, in giro per la città. Sotto la guida di giovani direttori artistici, con un gran gusto per il significato e la caratterizzazione, si ricrea quel clima laboratoriale, da cui da un giorno all’altro può nascere il capolavoro.” E Giulia Nervi: “Altrove Teatro Studio ha una visione, una progettualità coerente, e ridà agli spettacoli una dimensione popolare del teatro, stimolando l’interesse delle persone del quartiere e oltre.”

Quindi, il concepimento e la nascita dell’Altrove sono in continuità con l’essere attori e spettatori, prima ancora che direttori artistici?ALTROve1

“Da direttore artistico, da attore o da pubblico” risponde Giorgio Latini, “lo spirito che ci contraddistingue è sempre lo stesso: credere nelle cose. Per questo ringraziamo tutti quelli che credono in noi per questa prima stagione, che lo fanno dalla pre-stagione, che credono nella nostra Accademia d’Arte Scenica, compresi gli allievi che hanno creduto in noi come pedagoghi e insegnanti.”

“Questo vuole essere un teatro di cultura popolare,” aggiunge Ottavia Bianchi, “fondato su storie e personaggi appassionanti, interpretati da attori capaci, con un’idea universale. È un teatro trasversale, che arriva a tutti."

E come si comunica tutto questo, oggi?

“Purtroppo, io e Giorgio siamo più bravi con le relazioni uno a uno!” ammette Ottavia, ma specifica: “Siamo presenti sui social, ci avvaliamo di esperti e cerchiamo di apprendere noi stessi in fretta, perché saper comunicare al meglio le proprie potenzialità, con consapevolezza e puntualità, è fondamentale. Ma facciamo anche molto lavoro sul territorio, e già l’anno scorso abbiamo avuto un ottimo riscontro, prova di come il teatro offra qualcosa di unico, insostituibile da TV e altri medium.” Conclude Giorgio Latini: “Ci interessa farci conoscere come persone, umane, concrete e appassionate. Per questo ci piace incontrare il quartiere e la città”.

Andrea Giovalè
6/6/2018

Qui l'articolo di Giorgia Groccia sulla nuova stagione dell'Altrove Teatro Studio

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