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Da martedì 19 a domenica 24 novembre torna la prosa dell’Altrove Teatro Studio con Non so nemmeno se sono felice adattamento e regia di Luca De Bei con Paola De Crescenzo, Aura Ghezzi, Roberta Infantino, e Carla Recupero. 

Lo spettacolo, nato dal confronto di ognuna delle componenti del Gruppo Tapodes e dal desiderio reciproco di scoprire testi nuovi che rispecchiassero visioni e che permettessero alle attrici di cimentarsi come fautrici di un progetto teatrale nuovo, sarà in scena da martedì 19 a sabato 23 novembre alle ore 20, con replica pomeridiana finale domenica 24 novembre alle 17.h.700x700

Anni ’30. La scrittrice Irène Némirovsky vive ormai a Parigi da alcuni anni, è diventata famosa grazie al suo romanzo “David Golder”, è felicemente sposata e madre di due bambine. Irène vive del suo lavoro, si interroga sull’alchimia della scrittura e sulla difficoltà di tradurre in linguaggio artistico le sfumature e i colori della vita.

Sulla scena prendono corpo i suoi personaggi, tutti al femminile, con frammenti delle loro storie: una donna che vuole separarsi dal marito ma non riesce a lasciarlo, una ragazza ricca e viziata che vuole fuggire da una famiglia soffocante, una prostituta che si illude di trovare una soluzione al fallimento della sua vita, una “cocotte” che ritrova una figlia data a balia da bambina la quale vorrebbe seguire le orme della madre.

Foto Gruppo TapodesI racconti di queste donne si intersecano con la storia di quegli anni e con il vissuto di Irène: all’orizzonte si profila il pericolo di una nuova guerra e prendono forma le contraddizioni di una donna e di una scrittrice che si trova a dover affrontare l’ondata di antisemitismo che si abbatte sull’Europa e che inizia a creare problemi anche ad una celebre intellettuale come lei. Mentre continua a scrivere e a dar vita ai suoi personaggi, Irène è costretta ad interrogarsi sul destino che l’attende e che, inesorabile, si compirà.

Il Gruppo Tapodes, nato nel 2018, è formato da quattro attrici che si sono conosciute durante il loro percorso formativo. Si sono scelte per affinità di intenti, di passioni e di tematiche allo scopo di costruire un progetto comune che vede la sua realizzazione con il debutto di “Non so nemmeno se sono felice” uno spettacolo scritto e diretto da Luca De Bei. L’incontro con la vita di Irène Némirovsky e lo studio della sua opera è stato così appassionante e coinvolgente al punto da sembrare che sia stata l’autrice stessa a scegliere il Gruppo.

NOTE DI REGIA

Nella trasposizione per il palcoscenico privilegio soprattutto il rapporto madre-figlia visto che è proprio questo uno dei temi cardine della produzione letteraria di Irène Némirovsky. Le attrici recitano più personaggi che sono protagonisti di storie, a volte tragiche a volte ironiche, ma sempre appassionanti, che vagano inquieti tra la povertà più nera e il lusso sfrenato. Sembrano traghettare lo spettatore da una vicenda all'altra senza soluzione di continuità, sballottati da un destino capriccioso e a volte crudele, un destino che contempla forse più lucidamente di quanto la Némirovsky stessa intuisse consciamente, la grande tragedia che di lì a poco si sarebbe abbattuta sull'Europa intera e che avrebbe spezzato, in un campo di concentramento, la vita stessa di questa grande autrice.

Luca De Bei

 

Per tutte le informazioni riguardanti la Stagione 2019/2020 dell’Altrove Teatro Studio è possibile visitare il sito www.altroveteatrostudio.it scrivere all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o contattare telefonicamente il 351/8700413.

BIGLIETTI

Intero 15 euro – Ridotto 10 euro – Tessera 2 euro

U.s. 12/11/2019

Inizia con una produzione inedita la Stagione di prosa 2019/2020 dell’Altrove Teatro Studio. Venerdì 25 e sabato 26 alle 20 e domenica 27 ottobre alle 17, si inaugura il terzo anno di attività di un luogo che, negli anni, è diventato un polo culturale di riferimento per il quartiere Prati e per la città di Roma. In scena Le Sorellastre di e con Ottavia Bianchi, accompagnata sul palco da Patrizia Ciabatta, Flaminia Cuzzoli e Giulia Santilli per la regia di Giorgio Latini. La dinamiche familiari sono al centro dello spettacolo, con un intreccio che affronta temi - spesso irrisolti - comuni a tanti nuclei affettivi, che disperdono nel “non detto” l’amore filiare e fraterno. Abbiamo incontrato i direttori del teatro per farci raccontare il progetto che apre la stagione intitolata "La bellezza è di tutti!".

La stagione 2019/2020 sta per cominciare e il debutto sarà una produzione dell’Altrove Teatro Studio: chi sono “le sorellastre”?5

Ottavia: Sono quattro sorelle che non si parlano da molti anni e che non sono mai andate d’accordo. Diversissime tra loro per indole, desideri, confessati e inconfessati, ma tutte unite dalla contingenza: il funerale di una madre un po’ strampalata e poco ordinaria che, come ultimo dono, le costringe ad un gioco al massacro che vede in palio un’eredità inaspettata. I colpi di scena saranno molti, ciascuna sorella, in nome del dio denaro  e del desiderio di riscatto, giocherà la sua partita e, come nelle migliori famiglie, quando il castello di bugie crolla, si può avere finalmente una visione più chiara della realtà delle cose, a cominciare da chi si pensa di conoscere da sempre. Insomma uno spaccato di vita familiare “vera” che se raccontata sinceramente è grottesca, a tratti addirittura comica.

4Una commedia “familiare” con tutti i connotati tipici - vizi e virtù - della dinamiche tra sorelle, figlie e madri: sono temi comuni a qualunque “focolare” e quindi sarà facile - vedendo lo spettacolo - riconoscersi e ridere (o piangere) di noi stessi?

Giorgio: Assolutamente sì. Benché le dinamiche tra queste quattro sorelle vengano portate alle loro estreme conseguenze, come è nella natura del teatro, spesso la realtà supera di gran lunga l’immaginazione. Infatti “Le Sorellastre” è un testo che ha preso spunto da una serie di interviste svolte dall’autrice. Non mi stupirei affatto se il pubblico avesse già vissuto parte delle situazioni che vedranno in scena. La risata è il modo che lo spettatore ha di esorcizzare le sue paure e, benché per le quattro sorelle la situazione sia di una serietà assoluta, vista dall’esterno la vicenda ha degli elementi talmente estremi (anche se mai macchiettistici) che fanno scaturire la risata.

Ci descrivi Emma, Elvira, Emilia  e Ughetta?

Ottavia: Emma è “la brava di casa”, il ruolo da me interpretato. Come lei stessa ama definirsi, una normale madre di famiglia sposata ad un chirurgo di fama. Il suo dogmatismo, il bisogno fortissimo di salvare le apparenze sono la sua forza e la sua debolezza. Interpretata da Flaminia Cuzzoli, Elvira è “la bella di casa”, la sorella più scaltra e la più sola. Apparentemente sicura di sé. Sembra non avere problemi a dire le cose come stanno e invece condivide verità scomode che hanno radici nel passato. In ogni gruppo di fratelli c’è sempre il figlio o la figlia che sembra più legata alla casa, quella che non è mai andata via, la più responsabile è lei. Tuttavia, come talvolta accade, le acque chete nascondono segreti insospettabili. Emilia è interpretata da Giulia Santilli. Patrizia Ciabatta interpreta “ la strana di casa”. Ughetta, la più legata alla madre, è una donna adulta rimasta un po’ bambina, una creatura fragile in contatto con una realtà tutta sua fatta di vecchi racconti, spiriti di parenti andati, pietre divinatorie. Si dice sempre” io sono stupida” ma forse è la più saggia.2

I nomi delle dramatis personae sono legati a una scelta connotativa o magari sono il frutto di un’esperienza di vita diretta?

Ottavia: Ogni nome ha un suo significato che si riferisce un po’ all’anima più nascosta del personaggio, un po’ alla sua connotazione sociale nella vita. Sia come autrice che come persona, tendo a dare moltissima importanza ai nomi, anzi sono sempre stata sicura che il nome che ci viene donato alla nascita abbia il potere d’influenzare un po’ il nostro destino. Emma vuol dire madre, Elvira significa straniera; tra i significati di Emilia c’è l’invidiosa e Ughetta vuol dire Spirito.

La regia è affidata a Giorgio Latini, in che modo l’unico componente “maschile” è riuscito a misurarsi e a dare equilibrio scenico allo spettacolo?

3Giorgio: Lavorando con accuratezza sulle recitazione, le sfumature, le nevrosi dei singoli personaggi. Non voglio generalizzare ma penso che, specie nei testi intimi e che richiedono molta sincerità come Le Sorellastre, le donne abbiano una marcia in più, sappiano aprirsi al lavoro con meno difese e una maggiore capacità di autocritica e, in questo caso contro ogni luogo comune, una grande capacità di fare squadra. Diversamente da quello che racconto scherzando, lavorare con quattro donne non mi ha creato nessun problema. Non le vedo come donne, ma semplicemente come professioniste preparate e capaci. Avere delle compagne di lavoro che sanno come muoversi sulla scena mi ha consentito di portare lo spettacolo ad una qualità recitativa che altrimenti non avrei potuto ottenere.

L’augurio è che questo spettacolo possa trovare presto una produzione e una distribuzione anche fuori dall’Altrove: c’è un desiderio specifico in tal senso?

Giorgio: Sì, quando hai un bel prodotto fra le mani, l’obbiettivo è certamente quello di farlo girare il più possibile, anche per portarlo fuori dal contesto romano che, per molti versi, è ripiegato su se stesso. Coloro che hanno avuto la possibilità di leggere il testo in anteprima hanno manifestato un interesse particolare, proprio per la crudezza e la sincerità con cui il tema “famiglia” viene trattato. Tuttavia cerchiamo di rimanere concreti quindi per prima cosa ci occuperemo di mostrare lo spettacolo in tutta la sua bellezza in occasione debutto romano, se poi qualcuno si dimostrerà interessato a portarlo in tourneé,  tanto meglio. In questi giorni siamo molto concentrati sulle ultime prove, i momenti sono febbrili e non siamo proiettati tanto sulle date che faremo, quanto più sul rendere lo spettacolo bello ad appetibile affinché queste date si concretizzino.

Daniele Sidonio

18/10/2019

 

Inizia con una produzione inedita la Stagione di prosa 2019/2020 dell’Altrove Teatro Studio. Venerdì 25 e sabato 26 alle 20 e domenica 27 ottobre alle 17, si inaugura il terzo anno di attività di un luogo che, negli anni, è diventato un polo culturale di riferimento per il quartiere Prati e per la città di Roma.

In scena Le Sorellastre di e con Ottavia Bianchi, accompagnata sul palco da Patrizia Ciabatta, Flaminia Cuzzoli e Giulia Santilli per la regia di Giorgio Latini. La dinamiche familiari sono al centro dello spettacolo, con un intreccio che affronta temi - spesso irrisolti - comuni a tanti nuclei affettivi, che disperdono nel “non detto” l’amore filiare e fraterno.1

Il lutto unisce o divide? Quattro sorelle, Emma (Ottavia Bianchi), Ughetta (Patrizia Ciabatta), Elvira (Flamiania Cuzzoli) ed Emilia (Giulia Santilli), ormai adulte e lontane da molti anni, si ritrovano bloccate nella stessa stanza per 24 ore. In ballo c’è un’eredità che diventa l’innesco di un vero e proprio gioco al massacro fatto di rappresaglie, antichi rancori e desideri di vendetta mai sopiti.

La menzogna è il ring su cui i quattro personaggi combattono l’ultima battaglia rimasta in sospeso dall’infanzia. Il falso è così insito nelle loro esistenze che non riescono più a distinguere chi sono veramente, né a scindere l’immagine che offrono di sè agli altri. Ma cosa accade se poi il castello di carte crolla improvvisamente?

NOTE DI REGIA

Le quattro protagoniste del testo hanno perso lo status di sorelle e sono ora divise da un muro invisibile fatto di silenzi, non detto, imbarazzi. I genitori, solitamente perno fondante dell’unione familiare, sono invece diventati motivo di zizzania e discordia. La forzatura del doversi ritrovare per 24 ore nella stessa stanza senza poter mentire o barare, pena la perdita della possibilità di avere un futuro, innesca un meccanismo per cui temi come la morte e la menzogna vengono trattati con l’ironia feroce con cui solo la vita sa colpirci. Inevitabilmente anche l’occhio dello spettatore, voyeur dei drammi talvolta ridicoli delle quattro “Sorellastre” non può fare a meno di immedesimarsi e commuoversi per poi realizzare che può solo riderci sopra.

Giorgio Latini

NOTE BIOGRAFICHE

OTTAVIA BIANCHI 

Dopo gli studi presso la facoltà di Lettere Moderne dell’università “La Sapienza”, si forma come attrice all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Ha studiato, tra gli altri, con Mario Ferrero, Lorenzo Salveti, Franceco Manetti, Armando Pugliese, Luca Ronconi. Si è perfezionata nel canto con Agustì Humet Climent. Ha lavorato, tra gli altri, con: Massimo Popolizio, Paola Gassman, Mariano Rigillo, Pietro Bontempo, Massimiliano Farau, Ennio Coltorti, Andrea Camilleri, Rocco Mortelliti. Dal 2012, porta in tournée l’unico spettacolo autorizzato sulla vita di Monica Vitti, di cui è coautrice. Accanto all’attività di attrice, pratica anche quella di cantautrice e vocalist sia per varie formazioni che in spettacoli musicali. È autrice della raccolta del 2010 “Se piovesse su di noi”. Fonda con Giorgio Latini nel 2012 “I Pensieri dell’Altrove”, e insieme a lui assume nel 2017 il ruolo di Direttore Artistico dell’Altrove Teatro Studio.

PATRIZIA CIABATTA 

Nasce a Roma e si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, si è formata anche presso la Scuola Europea dell’attore “Prima del Teatro” e la Scuola Internazionale di Teatro “Auroville”. Ha frequentato stage con Luca Ronconi, Mario Ferrero, Lorenzo Salveti, Nikolaj Karpov, Stefan Gabor, Lucia Poli, Paolo Giuranna, Tullio Solenghi, Giuliana De Sio, Massimo Dapporto e Fioretta Mari. È stata diretta Armando Pugliese, Terry Paternoster, Luigi Saravo, Massimiliano Farau, Claudio Capecelatro, Giuseppe Bevilacqua, Gianluca Enria, Carlo Lizzani, Marco Maltauro. Attualmente fa parte del collettivo Internoenki. Ha fatto esperienze di teatro per ragazzi, canto, danza, acrobatica, acrobatica aerea, scherma e combattimento scenico. È attiva anche come insegnante di teatro ragazzi.

FLAMINIA CUZZOLI

Diplomata in Recitazione presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”.

Si forma tra gli altri con Lorenzo Salveti, Giuseppe Rocca,Francesco Manetti, Michele Monetta, Luciano Colavero, Massimiliano Civica e Antonio Latella. Lavora successivamente con Gabriele Lavia in “Medea” di Euripide ed “Elettra” di Sofocle. Ha lavorato inoltre con Vincenzo Manna in “Inverno”di Jon Fosse, Monica Conti ne “Il Misantropo” di Molière. Nel 2017 partecipa al festival dei Due Mondi di Spoleto con “Le Lacrime amare di Petra Von Kant per la regia di Federico Gagliardi. La sua formazione atletica inizia prestissimo con la ginnastica ritmica dall’età di 3 anni arrivando a sostenere gare nazionali. In seguito pratica danza contemporanea e hip-hop,acrobatica e acrobatica aerea. Nel 2014 partecipa al laboratorio “touché” all’interno di Biennale College condotto da Francesco Manetti e Antonio Latella sul combattimento scenico.

GIULIA SANTILLI

È un’attrice e doppiatrice italiana, nata a Roma il 30 giugno 1988. Si è diplomata nel 2009, a soli 21 anni, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, sostenendo il ruolo di Titania ne “Il Sogno d’una notte d’estate” di Shakespeare, per la regia di Carlo Cecchi. Ha lavorato nella The Kitchen Company per quattro anni, interpretando vari ruoli in diverse commedie inglesi e francesi, in tour lungo tutta l’Italia, per poi tornare stabile a Roma e cominciare un percorso di lavoro con Matteo Tarasco, regista e drammaturgo. Insieme portano in scena: “Gli abiti del male” e “Iliade”. Da tre anni è entrata nel mondo del doppiaggio, senza però mai lasciare il teatro. In questo periodo è impegnata su tre progetti teatrali: “Ci chiamarono tutti Alda”, scritto da Fabio Appetito, spettacolo da cui è stato fatto un progetto fotografico da Emanuele Bencivenga; “Frida Kahlo”, diretto da Alessandro Prete; “Anna”, testo inedito, ancora da completare.

GIORGIO LATINI

Si forma all’Accademia Internazionale d’Arte Drammatica Teatro Quirino Vittorio Gassman, dedicandosi nel frattempo anche al doppiaggio. Negli anni viene diretto, tra gli altri, da Gabriele Lavia, Gigi Proietti, Carlo Boso, Alvaro Piccardi, Massimo Cinque, Giancarlo Sammartano, Francesco Sala, Sergio Basile, Francis Pardeilhan. È anche autore, adattatore e regista di testi di vari autori fra i quali: Michael Frayne, Yasmina Reza, Stephen Adly Guirgis, Claude Magnier, Tennessee Williams, Kenneth Branagh. Fonda con Ottavia Bianchi nel 2012 “I Pensieri dell’Altrove”, e nel 2017 inaugura l’Altrove Teatro Studio e ricopre il ruolo di Co-direttore Artistico.

Per tutte le informazioni riguardanti la Stagione 2019/2020 dell’Altrove Teatro Studio è possibile visitare il sito www.altroveteatrostudio.it, scrivere all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o contattare telefonicamente il 351/8700413.

 

U.s.

14/10/2019

Mercoledì 18 settembre 2019, alle ore 12, l’Associazione di Promozione Sociale “I Pensieri dell’Altrove”, fondata nel 2012 da Ottavia Bianchi e Giorgio Latini, presenta la Stagione 2019/2020 dell’Altrove Teatro Studio. Nel quartiere Prati, a pochi passi dalla fermata metro Cipro, uno spazio che racchiude teatro, scuola di recitazione e spazi a disposizione degli artisti.

Dopo il successo della Stagione 2018/2019 che ha visto crescere il progetto Altrove in termini di offerta artistica e di consolidamento identitario connesso al quartiere Prati e alla città, una nuova Stagione è alle porte. Un’idea di teatro e di arte che si rinforza e rinnova grazie alla passione dei direttori Ottavia Bianchi e Giorgio Latini che partono  quest’anno al grido de La Bellezza è di Tutti.

Prosa, Musica, Danza: un cartellone che intende soddisfare la domanda di intrattenimento del pubblico del quartiere ma che si apre all’intera città. Altrove Teatro Studio

Si parte il 25 e il 26 ottobre alle 20 e il 27 alle 17 con LE SORELLASTRE di e con Ottavia Bianchi insieme a Patrizia Ciabatta, Flaminia Cuzzoli, Giulia Santilli e con la regia di Giorgio Latini. Il 3 novembre alle 18.30 SOME DISORDERED INTERIOR GEOMETRIES, con Paola Bedoni, interprete e coreografa, accompagnata dalle musiche di Charles Ives, Gyorgy Ligeti e Cesar Frank, le luci di Andrea Margarolo (produzione Compagnia Xe, MiBACT, Regione Toscana, Comune di San Casciano Val di Pesa).  Dal 19 al 23 novembre alle 20 e il 24 novembre alle 17 NON SO NEMMENO SE SONO FELICE, adattamento e regia di Luca De Bei, con Paola De Crescenzo, Aura Ghezzi, Roberta Infantino e Carla Recupero. Il 6 e 7 dicembre alle 20 e l’8 dicembre alle 17 CON LA BOCCA PIENA DI SPILLE, scritto da Martina Tiberti che ne cura anche le musiche, con la regia di Raffaele Balzano e interpretato da Patrizia Ciabatta e Giuseppe Mortelliti (produzione Un rigo sì e un rigo no). Il 14 dicembre alle 20 e il 15 dicembre alle 17 DIARIO ELETTORALE, di e con Mario Migliucci, con le musiche di Mariaclara Verdelli e contributi video di Gianluca D’Apuzzo. Il 22 dicembre alle 18.30 CONCERTO DI NATALE del coro Le Mani Avanti diretti da Gabriele D’Angelo. Il 12 gennaio alle 18.30 torna BEAT GENERATION, di Giorgio Latini che sarà sul palco con Ottavia Bianchi, Marius Bizau e Giulia Nervi, accompagnati alla chitarra da Giacomo Ronconi. Il 24 e 25 gennaio alle 20 e il 26 gennaio alle 17 va in scena SETE, di Walter Prete, con Giorgio Sales e la regia di Lorenzo Parrotto. Il 7 e 8 febbraio alle 20 e il 9 febbraio alle 17, UN CAPITANO, dalla vera storia di Amr Abuorezk, testo originale di Giulia Lombezzi e Amr Abuorzek, diretto da Eleonora Gusmano, con la scenografia a cura dell’Asilo dei Lunatici e le musiche originali di Alessandro Romano. Il 21 e il 22 febbraio alle 20, LA SIGNORA DEL PIANO DI SOPRA STA PARTENDO, scritto  diretto da Tommaso Paolucci e Francesco Pietrella che saranno sul palco con Matteo Berardinelli e Francesco Vittorio Pellegrino. Il 28 e 29 febbraio alle 20 e il 1° marzo alle 17 MUMBLE MUMBLE, di Emanuele Salce e Andrea Pergolari, con Emanuele Salce e Paolo Giommarelli, la regia di Timothy Jomm e i costumi di Giulia Elettra Francioni. Il 13 e il 14 marzo alle 20 e il 15 marzo alle 17 TUTTO DA SOLA CAPITOLO II - MEGLIO SÓLA CHE SÒLA, scritto e interpretato da Giulia Nervi e diretto da Massimiliano Vado. Il 22 marzo alle 18.30 ROMEO E GIULIETTA - L'AMORE FA SCHIFO MA LA MORTE DI PIÙ, con Beppe Salmetti e Simone Tangolo, che ne ha scritto anch le musiche, drammaturgia e regia di Cecilia Ligorio. Il 27 e il 28 marzo alle 20 e il 29 marzo alle 17 NOVILUINIO, scritto e diretto da Lorenzo Di Matteo con Marius Bizau e giochi di ombre a cura di Carla Taglietti. Il 3 e 4 aprile alle 20 e il 5 aprile alle 17 MA CHE COLPA ABBIAMO NOI, di e con Chiara Casarico e Giuseppe De Trizio (coproduzione Il NaufragarMèDolce & Radicanto). Infine, il 17 e il 18 aprile alle 20 e il  19 aprile alle 17 LE MAMME, LE VISIONI di e con Luca Trezza  accompagnato sul palco da Davide Paciolla e Francesca Muoio.

L’Altrove Teatro Studio è uno spazio nuovo, concepito da due attori non solo per il pubblico ma anche e soprattutto per l’attore, figura che negli anni ha dovuto ampliare sempre più le proprie competenze passando anche per la scrittura, produzione e promozione degli spettacoli di cui è interprete.

Da un punto di vista strutturale la scelta progettuale è stata quella di creare quattro ambienti e due spazi principali: uno pubblico – quello del teatro – concepito come una scatola nera e flessibile, modulabile come un “cantiere” in continua evoluzione e trasformazione; uno privato – quello della scuola – concepito come un ambiente neutro e confortevole, in cui è collocata la zona tecnica per la musica e la docenza.

Dal punto di vista della formazione l’Accademia d’Arte Scenica dell’Altrove Teatro Studio ha come obbiettivo la formazione di attori consapevoli e padroni delle tecniche di movimento scenico e voce naturale, dell’analisi del testo, e profondi conoscitori di autori classici e moderni di chiara fama. 

Lo scopo dell’offerta formativa dell’Accademia e dei corsi promossi dall’Altrove Teatro Studio è quello di costruire un ponte per il professionismo attraverso il quale l’allievo possa prepararsi ad accedere alle migliori accademie o scegliere d’immettersi nel mercato del lavoro consapevole di avere un bagaglio importante di abilità e conoscenze.

Per tutte le informazioni riguardanti l’offerta artistica e formativa dell’Altrove Teatro Studio è possibile consultare il sito Web o scrivere all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

U.s.

16/09/2019

Torna l’appuntamento con il ciclo di spettacoli dedicati ai grandi personaggi del mondo della musica dell’Altrove Teatro Studio. Domenica 24 marzo alle 18.30 va in scena Caro Chopin, di Riccardo Bàrbera con Ottavia Bianchi e Giorgio Latini e il pianoforte di Antonio Bianchi.
In un’epoca in cui le donne ricamavano fazzoletti, George Sand si vestiva da uomo, fumava, si occupava di politica e di letteratura. Dopo aver collezionato molti amanti, si invaghisce del genio di Fryderyk Chopin, che prima di capitolare davanti al suo fascino scrisse di lei: “Che donna antipatica! Ma è davvero una donna”. Attraverso le pagine di un epistolario romanzato, intervallato dalle più famose pagine del “poeta del pianoforte”, emerge il tormentato e bizzarro rapporto fra i due.
Una lettura intervallata da una serie di frammenti e composizioni integrali tra cui il Notturno op. 9 numero 2 in Mi b maggiore, il Preludio in Re b maggiore numero 15 “La goccia d’acqua”, il Notturno in do diesis minore op. postuma e altre fra le più celebri del grande compositore polacco. Una commistione di musica e lettere che conducono per mano il pubblico nel mondo romantico chopiniano di metà Ottocento.
La lettura è strutturata come un dialogo fra due interlocutori che non si parlano, un intreccio di due epistolari per raccontare le due facce di una medaglia, fornire due punti di vista su un rapporto a volte appassionato, a volte burrascoso e a tratti surreale e comico. Il contrasto fra le personalità di Chopin e George Sand è fortissimo: lui genio ipocondriaco e cagionevole, lei vulcanica artista sempre in movimento.
La scelta dei frammenti musicali non cerca di seguire l’ordine cronologico delle composizioni nate nell’arco di tempo raccontato, quanto più di mostrare il contrasto fra il “personaggio Chopin”, amante poco carnale e a tratti inadeguato, e la passionalità della sua musica.

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U.s. 13/03/2019

Domenica 24 febbraio alle 18.30 un nuovo appuntamento del ciclo di spettacoli dedicati ai grandi personaggi del mondo della musica dell’Altrove Teatro Studio.
Lo spettacolo Beat Generation attraverso le voci di Ottavia Bianchi, Marius Bizau e Giulia Nervi, accompagnate alla chitarra dagli arrangiamenti di Giacomo Ronconi, ripercorrerà il periodo tra la fine degli anni 50 e il 1969: quel decennio di musica che è stata la colonna sonora di grandi cambiamenti. Giorgio Latini farà da contrappunto, narrando gli eventi più suggestivi accaduti in quegli anni ormai mitici e mai dimenticati.locandina BEATGENERATION
Nel 1940 l’incontro tra Jack Kerouack e Allen Ginsberg genera un movimento che quattro anni più tardi prenderà il nome di Beat Generation e culminerà nel 1951 con la scrittura del libro cult “On the road”.
Gli ideali della Beat Generation sono il rifiuto della violenza, del materialismo e delle regole della vita convenzionale, la liberazione sessuale, l’uso delle droghe. Perché questo moto di ribellione diventi fenomeno di massa bisogna attendere il 1957, quando il libro viene pubblicato divenendo immediatamente il manifesto di una generazione.
Sull’onda lunga di questi ideali nascerà il beat, movimento musicale che si origina nei primi anni ‘60 per poi dare inizio alla “Brit Invasion”, al folk americano, alla musica psichedelica che faranno da sfondo al successivo grande movimento sociale degli hippie.
La scelta della “scaletta” in Beat Generation è stata forse la fase più difficile. In questo senso l’apporto di Giacomo Ronconi è stato fondamentale: insieme a lui si è trovato il necessario equilibrio tra le canzoni per così dire “obbligate” e alcune chicche meno note. L’inusuale arrangiamento per una sola chitarra e ben tre voci cantanti ha dato vita ad una serie di soluzioni che hanno rappresentato una sfida per gli interpreti che nascono, in primis, come attori e che si lanciano in questa nuova sperimentazione artistica.
La narrazione punta ad esaltare la musica stessa con brevi e curiosi aneddoti relativi alla nascita di queste canzoni che si rivelano utili anche a svelare i retroscena meno conosciuti di un così denso panorama musicale e sociale. Attraverso il racconto di quanto davvero accadeva in quel periodo, lo spettacolo mette in evidenza il valore contemporaneo che queste canzoni ancora posseggono.

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U.s.

13/02/2019

Come può un giovane uomo, regista ma uomo, entrare a far parte di un progetto solista, intitolato Tutto da Sola, in cui una giovane donna pretende, a ragione, di scriverlo, recitarlo, suonarlo, cantarlo, vestirlo, scenografarlo, adattarlo e ballarlo, appunto, tutto da sola?

All’Altrove Teatro Studio sabato 09 e domenica 10 febbraio torna in scena Giulia Nervi in Tutto da Sola per la regia di Massimiliano Vado.loc
In punta di piedi, prima di tutto, proprio perché alle donne/attrici si deve quel rispetto che decenni di capocomitato maschile tradizionale hanno usurpato, e sussurrando il consiglio giusto al momento giusto: vuoi fare proprio tutto da sola? Allora fallo da dio! Troviamo il modo per metterti su un palco e di farti fare tutto, ma proprio tutto. Nasce così lo spettacolo di Giulia Nervi; da vedere se volete accedere alla ricetta sinistra per cui, spesso, le donne si vantano di saper fare più cose contemporaneamente.

Tutto da Sola è uno spettacolo comico di teatro-canzone, nato dall'esigenza di voler affrontare ancora una volta il gigantesco tema dell'amore, raccontando nello specifico ciò che accade nella mente di una donna nel momento dell'abbandono. Spesso, dopo la fine di una storia importante, ci si interroga su sé stessi, sull'altro, sull'autenticità della storia che si è appena conclusa e sul senso dell'amore stesso. Nel tentativo di andare avanti e di sanare poco a poco le proprie ferite, ci si rintana nella propria testa, ma al tempo stesso si cerca di interrogare anche gli altri. In poche parole: si cerca di capire che cosa sia l'amore.
Da una piccola indagine sul tema svolta tramite social network, nasce un comico caleidoscopio di personaggi e canzoni che accompagna il pubblico ad auscultare, come se fosse dotato di uno stetoscopio, i pensieri, i deliri e la fragilità della protagonista: Grazia Cotogna.

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U.s. 6/02/2019


Esistono strade, scelte, vie. Per incontrarsi, scegliersi, condividersi, innamorarsi. “Banana Split” è la fotografia autentica e disincantata di un percorso sentimentale adolescenziale. È il tentativo ottenuto e ben congeniato, di tratteggiare il perimetro delle passioni, aspirazioni, inquietudini ed insicurezze proprie della gioventù. È il racconto di un’estate inattesa, imprevedibile. Lu e Gillo si incontrano durante un corso di recitazione, scoprendo una forte connessione tra loro. Lu però è la nuova fidanzata di Rao, migliore amico di Gillo. È il punto di partenza per articolare l'intricata connessione tra i tre personaggi. Lu e Gillo si annusano, si scoprono, si manifestano. Fanno indigestione di pagine e versi Shakesperiani, di esperienze. Condividono canzoni, titubanze, sogni, apprensioni. Si perdono e si lasciano cullare nel mare delle loro storie, a tratti inconsapevoli di un taglio, che arriverà, netto e implacabile, a sancire un inevitabile switch-off all’interno della vicenda. Della loro vicenda. Uno “split”, appunto, che porterà alla consapevolezza del sentimento amoroso, variabile e multiforme, che attraverso una idea seduce e inebria la mente, stimolando la coscienza. Le loro emozioni disorganiche e a tratti sconnesse, si ritrovano ad essere integrate nei contorni più delineati di una relazione più chiara e forse pertinente alle loro vite.

Davide Lorino ed Elisabetta Mazzullo, i Bettedavis, ripercorrono sul palcoscenico dell'Altrove Teatro Studio, la lezione di Tobias Wolff presentata nel romanzo “Due ragazzi e una ragazza”. Lo fanno nel rispetto dell’intreccio narrativo, mantenendo costantemente la forte affinità con la trama originale. Lorino e Mazzullo, organizzano una grammatica drammaturgica essenziale e densa di reminiscenze classiche. Attingono a piene mani da diversi repertori dell’arte attoriale. Linguaggio pensato, sudato, nel corpo, nella parola. Nel pensiero. Gli attori alternano momenti recitativi ad intervalli musicali inediti di rara pregevolezza. Organizzano la scena con pochi oggetti che fanno da contorno alla storia. Una cassapanca, un clarinetto, una chitarra. Effetti video sullo sfondo. E due reggi abiti posti ai lati della scena, braccia fortissime che reggono l’alternarsi dei personaggi della storia. Gli attori cantano, suonano, ballano. Divertono e si divertono. Brani musicali, cambi di registri vocali. "Banana split" è la chiave d’accesso perpetuante e sempre valida per accedere in ogni situazione dello spettacolo. È il termine pop, convenzionale, che spesso diviene veicolo di ilarità e sdrammatizzazione. La comicità é un mezzo per tracciare una precisa indagine psicologica dei personaggi. Il duo artistico, utilizza l’espediente della risata per la riflessione sul tempo e sulle evoluzioni amorose. Una scelta che colpisce nel segno, che ben struttura l’esperienza sibillina e misteriosa dei soggetti raccontati e alimenta una già vivida e curiosa attenzione dello spettatore. I Bettedavis sono i testimoni di una visione dell’adolescenza intesa come sinossi di un eldorado, in virtù del suo essere priva dei segmenti della perfezione. È tuttavia, un momento, un anelito di inconsapevole felicità, da portare costantemente alla memoria. È un sentiero incosciente e privilegiato, passato e da ritrovare. “Banana split” diventa l’obiettivo da raggiungere, lo scopo primo e ultimo. Il finale sospeso, che lo spettatore sceglie di disegnare.

Francesco Caselli 05/02/2019

All’Altrove Teatro Studio un fuoristagione musicale da non perdere. Sabato 2 e domenica 3 febbraio saranno in scena con Bananasplit i Bettedavis, un duo musicale e teatrale composto da Davide Lorino e Elisabetta Mazzullo, che ne cura anche la regia.

"Banana Split", spettacolo liberamente ispirato a un racconto di Tobias Wolff, porta in scena un'età magnifica, fragile ed esplosiva: quella della giovinezza. I due giovani protagonisti, Lu e Gillo, si conoscono a un corso estivo di recitazione e diventano inseparabili. E lo diventano loro malgrado, perché Lu è la nuova fidanzata di Rao, il miglior amico di Gillo. E allora tutto diventa più difficile, anche ammettere a se stessi che l'amore cambia continuamente forma e che forse ci si innamora di idee fino a che non si trova qualcuno con cui si ha voglia di fare veramente un pezzo di strada.

Lu e Gillo scoprono silenziosamente che hanno bisogno di conoscersi, per regalarsi i loro pensieri, le loro incertezze, le loro segretissime passioni. Entrambi adorano Shakespeare di cui divorano i "sonetti", che fanno da colonna sonora alle loro serate di confidenze. Ed entrambi adorano stare ore e ore a parlare, a scoprirsi, a smascherarsi. Non sanno dove li porterà tutto questo, ma sanno che ad un certo punto arriverà uno “split”, un taglio per decidere, per scegliere, per scegliersi.

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U.s. 30/01/2019

Lo scrittore e giornalista Giorgio Manganelli, nella prefazione al libro del 1986 L'altra verità. Diario di una diversa di Alda Merini, affermava che esso, più che un documento o una testimonianza sul periodo di internamento in manicomio della poetessa, rappresentasse “...uno spazio in cui, venendo meno ogni consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale numinoso dell'essere umano”. Dal 18 al 20 gennaio, questo “spazio” pieno di sguardi, sussurri, disvelamenti, parole, urla, ricordi è stato ospitato nella sala dell’Altrove Teatro Studio di Roma, grazie all’intimo e commovente monologo di Fabio Appetito: in Ci chiamarono tutti Alda la protagonista non è solo la Merini, ma tutti coloro, in special modo le donne, che soffrono perché maltrattati, abusati, inascoltati, emarginati. A dare una voce e un volto a questo coro, tra ironia e dolore, è stata la giovane e intensa Giulia Santilli: Recensito l’ha incontrata per saperne di più su questo spettacolo.

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Oltre che attrice, sei anche doppiatrice: che cosa hai provato a prestare voce e corpo alla poetessa Alda Merini?
La mia idea di messa in scena si è incentrata sul rendere il palcoscenico, attraverso la scenografia e il disegno luci, una "bolla", un non-luogo, dentro il quale una voce ed un corpo si muovono seguendo i ricordi del manicomio vissuto da Alda. Un'anima che segue la luce, come la nostra mente che, di notte, quando tutto si ferma, viaggia senza soluzione di continuità, senza logica, senza timore di giudizi esterni o preoccupazioni quotidiane. Quindi ho cercato di svuotarmi di tutto il superfluo, mi sono messa a servizio del testo e ho lasciato che ogni singola parola mi accendesse, mi emozionasse, seguendo poi il percorso che si dipingeva davanti a me, frase dopo frase. Una sorta di meditazione.

Interpreti Alda nello spettacolo, ma il titolo è al plurale: a quali altre "Alda" hai voluto dar voce?
Il titolo è al plurale perché possa arrivare al pubblico che questa voce parla per tutti. Alda, io, ognuno di noi è padrone di questo grido d'amore e di speranza. Farsi chiamare tutti con lo stesso nome è un tentativo di spezzare il confine tra palcoscenico e platea, tra arte e pubblico. Tutti siamo testimoni e portatori di emozioni, come tali abbiamo il diritto e il dovere di esprimerle.

Quanto di Giulia c'era in Alda? E cosa ti ha lasciato questo ruolo?
Io sono un filtro, cosa che sempre dovrebbe essere un attore, del testo. Di Giulia c'è il corpo, la voce e il cuore. Ma volevo che fosse Alda Merini ad arrivare al pubblico. Un personaggio così puro e diretto che non ha bisogno di troppi fronzoli o stratagemmi teatrali per arrivare alle persone. Sono molto felice di aver avuto l'opportunità di conoscere Alda così nel profondo. Non conosciamo mai abbastanza un artista o un personaggio fin quando non mettiamo in bocca le sue parole e le rendiamo tridimensionali. Di Alda porterò sempre con me la sua forza e la sua sorridente consapevolezza e noncuranza di essere scomoda.

La tua poesia preferita della Merini?
Non saprei dare solo un titolo. Ogni poesia di Alda è necessaria e incandescente.

Ma ce n'è una che ti dedicheresti? E, se sì, perchè?
Dedicarsi una poesia è difficile. Ogni essere umano cambia, si evolve da un giorno ad un altro, o anche all'interno di una singola giornata. Quindi descrivere se stessi è quasi impossibile, secondo me. Ma vorrei dedicarne una ad ogni creatore di arte, qualunque arte essa sia. Perché nessun artista smetta mai di credere che ci sia una via, una possibilità, una vittoria, insieme. Il titolo è Poeti.

Il XXI secolo e la società odierna hanno bisogno dei poeti? E chi sono, secondo te, i poeti oggi?
Avremo sempre bisogno di poeti. Quelle creature notturne e solitarie che hanno la capacità di partorire sogni. Oggi i poeti sono tutti quelli che hanno il coraggio di tirare fuori, con umiltà e passione, l'inferno e il paradiso che hanno dentro. Conosco diversi poeti contemporanei, anche molto giovani, che spero trovino presto il loro spazio in questo mondo meraviglioso. Ma invito tutti a scrivere, anche a caso, senza logica, sugli scontrini dei bar, sulle scrivanie degli uffici, sulle loro stesse mani. Non nascondete mai lo straordinario che vi abita, sarebbe un vero peccato.

Che potere ha la parola, per te? E il silenzio?
Ogni parola è un mondo. Mondi meravigliosi che formano frasi, dialoghi, creano distruzione, guerre, dolore e, al tempo stesso, gioia, commozione, risate e amore. Nulla è più potente di una parola, nel bene e nel male. Le persone dovrebbero avere cura di questo dono e prestare molta attenzione nell'utilizzarlo.
Il silenzio, invece, è alla base del mio lavoro. Nel silenzio tutto trova la sua creazione: i pensieri, le idee, i progetti, le lacrime, un sorriso. Il silenzio è come il bianco, contiene tutti i colori. Quando c'è silenzio, tutto è possibile.

Ci chiamarono tutti Alda 800x533Allo spettacolo è legato anche un progetto fotografico: a quale immagine sei più affezionata? E perché?
Fu così che ti vidi è il progetto fotografico di Emanuele Bencivenga, che nasce dallo spettacolo e l'ha accompagnato in questo ultimo allestimento. Con Emanuele abbiamo lavorato per due giornate, cercando di raccontare il manicomio di Alda e di trasmettere le emozioni che lui per primo aveva vissuto vedendo lo spettacolo. Credo abbia fatto un lavoro straordinario. La foto a cui sono più legata raffigura le mie mani che scrivono su uno specchio impolverato Amatemi perché sono una donna. Un grido di aiuto silenzioso.

Chi vorresti che ascoltasse e/o vedesse questo spettacolo?
Sarei felice che lo vedessero le persone che abitualmente non vanno a teatro. Vorrei che arrivasse ovunque l'idea, la mia grande speranza, che il teatro è una forma di dialogo con il pubblico, di scambio e condivisione e non un luogo dove si subiscono storie e deliri d'onnipotenza. Il teatro è un arte fatta da persone per le persone. Noi lavoriamo per la gente che si siede in sala ad ascoltarci, non per noi stessi. Testo, Attore, Pubblico: senza quest'ultimo, il teatro non esisterebbe.

Progetti futuri?
Vorrei far conoscere Alda Merini lungo l'Italia, ovunque sia possibile andare. Credo sia importante far sapere a tutti che, anche nel vuoto, ci sono delle forme di appiglio: non si deve mai smettere di credere e sperare. Non abbiamo ancora date, ma ci stiamo muovendo perché si definiscano presto. Non dico di più, sono pur sempre un'attrice, la scaramanzia è di casa!

Chiara Ragosta, 27/01/2019

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