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Torna l’appuntamento con il ciclo di spettacoli dedicati ai grandi personaggi del mondo della musica dell’Altrove Teatro Studio. Domenica 24 marzo alle 18.30 va in scena Caro Chopin, di Riccardo Bàrbera con Ottavia Bianchi e Giorgio Latini e il pianoforte di Antonio Bianchi.
In un’epoca in cui le donne ricamavano fazzoletti, George Sand si vestiva da uomo, fumava, si occupava di politica e di letteratura. Dopo aver collezionato molti amanti, si invaghisce del genio di Fryderyk Chopin, che prima di capitolare davanti al suo fascino scrisse di lei: “Che donna antipatica! Ma è davvero una donna”. Attraverso le pagine di un epistolario romanzato, intervallato dalle più famose pagine del “poeta del pianoforte”, emerge il tormentato e bizzarro rapporto fra i due.
Una lettura intervallata da una serie di frammenti e composizioni integrali tra cui il Notturno op. 9 numero 2 in Mi b maggiore, il Preludio in Re b maggiore numero 15 “La goccia d’acqua”, il Notturno in do diesis minore op. postuma e altre fra le più celebri del grande compositore polacco. Una commistione di musica e lettere che conducono per mano il pubblico nel mondo romantico chopiniano di metà Ottocento.
La lettura è strutturata come un dialogo fra due interlocutori che non si parlano, un intreccio di due epistolari per raccontare le due facce di una medaglia, fornire due punti di vista su un rapporto a volte appassionato, a volte burrascoso e a tratti surreale e comico. Il contrasto fra le personalità di Chopin e George Sand è fortissimo: lui genio ipocondriaco e cagionevole, lei vulcanica artista sempre in movimento.
La scelta dei frammenti musicali non cerca di seguire l’ordine cronologico delle composizioni nate nell’arco di tempo raccontato, quanto più di mostrare il contrasto fra il “personaggio Chopin”, amante poco carnale e a tratti inadeguato, e la passionalità della sua musica.

Per tutte le informazioni riguardanti la Stagione 2018/2019 dell’Altrove Teatro Studio è possibile scrivere all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o contattare telefonicamente il 339 8175904.

U.s. 13/03/2019

Domenica 24 febbraio alle 18.30 un nuovo appuntamento del ciclo di spettacoli dedicati ai grandi personaggi del mondo della musica dell’Altrove Teatro Studio.
Lo spettacolo Beat Generation attraverso le voci di Ottavia Bianchi, Marius Bizau e Giulia Nervi, accompagnate alla chitarra dagli arrangiamenti di Giacomo Ronconi, ripercorrerà il periodo tra la fine degli anni 50 e il 1969: quel decennio di musica che è stata la colonna sonora di grandi cambiamenti. Giorgio Latini farà da contrappunto, narrando gli eventi più suggestivi accaduti in quegli anni ormai mitici e mai dimenticati.locandina BEATGENERATION
Nel 1940 l’incontro tra Jack Kerouack e Allen Ginsberg genera un movimento che quattro anni più tardi prenderà il nome di Beat Generation e culminerà nel 1951 con la scrittura del libro cult “On the road”.
Gli ideali della Beat Generation sono il rifiuto della violenza, del materialismo e delle regole della vita convenzionale, la liberazione sessuale, l’uso delle droghe. Perché questo moto di ribellione diventi fenomeno di massa bisogna attendere il 1957, quando il libro viene pubblicato divenendo immediatamente il manifesto di una generazione.
Sull’onda lunga di questi ideali nascerà il beat, movimento musicale che si origina nei primi anni ‘60 per poi dare inizio alla “Brit Invasion”, al folk americano, alla musica psichedelica che faranno da sfondo al successivo grande movimento sociale degli hippie.
La scelta della “scaletta” in Beat Generation è stata forse la fase più difficile. In questo senso l’apporto di Giacomo Ronconi è stato fondamentale: insieme a lui si è trovato il necessario equilibrio tra le canzoni per così dire “obbligate” e alcune chicche meno note. L’inusuale arrangiamento per una sola chitarra e ben tre voci cantanti ha dato vita ad una serie di soluzioni che hanno rappresentato una sfida per gli interpreti che nascono, in primis, come attori e che si lanciano in questa nuova sperimentazione artistica.
La narrazione punta ad esaltare la musica stessa con brevi e curiosi aneddoti relativi alla nascita di queste canzoni che si rivelano utili anche a svelare i retroscena meno conosciuti di un così denso panorama musicale e sociale. Attraverso il racconto di quanto davvero accadeva in quel periodo, lo spettacolo mette in evidenza il valore contemporaneo che queste canzoni ancora posseggono.

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U.s.

13/02/2019

Come può un giovane uomo, regista ma uomo, entrare a far parte di un progetto solista, intitolato Tutto da Sola, in cui una giovane donna pretende, a ragione, di scriverlo, recitarlo, suonarlo, cantarlo, vestirlo, scenografarlo, adattarlo e ballarlo, appunto, tutto da sola?

All’Altrove Teatro Studio sabato 09 e domenica 10 febbraio torna in scena Giulia Nervi in Tutto da Sola per la regia di Massimiliano Vado.loc
In punta di piedi, prima di tutto, proprio perché alle donne/attrici si deve quel rispetto che decenni di capocomitato maschile tradizionale hanno usurpato, e sussurrando il consiglio giusto al momento giusto: vuoi fare proprio tutto da sola? Allora fallo da dio! Troviamo il modo per metterti su un palco e di farti fare tutto, ma proprio tutto. Nasce così lo spettacolo di Giulia Nervi; da vedere se volete accedere alla ricetta sinistra per cui, spesso, le donne si vantano di saper fare più cose contemporaneamente.

Tutto da Sola è uno spettacolo comico di teatro-canzone, nato dall'esigenza di voler affrontare ancora una volta il gigantesco tema dell'amore, raccontando nello specifico ciò che accade nella mente di una donna nel momento dell'abbandono. Spesso, dopo la fine di una storia importante, ci si interroga su sé stessi, sull'altro, sull'autenticità della storia che si è appena conclusa e sul senso dell'amore stesso. Nel tentativo di andare avanti e di sanare poco a poco le proprie ferite, ci si rintana nella propria testa, ma al tempo stesso si cerca di interrogare anche gli altri. In poche parole: si cerca di capire che cosa sia l'amore.
Da una piccola indagine sul tema svolta tramite social network, nasce un comico caleidoscopio di personaggi e canzoni che accompagna il pubblico ad auscultare, come se fosse dotato di uno stetoscopio, i pensieri, i deliri e la fragilità della protagonista: Grazia Cotogna.

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U.s. 6/02/2019


Esistono strade, scelte, vie. Per incontrarsi, scegliersi, condividersi, innamorarsi. “Banana Split” è la fotografia autentica e disincantata di un percorso sentimentale adolescenziale. È il tentativo ottenuto e ben congeniato, di tratteggiare il perimetro delle passioni, aspirazioni, inquietudini ed insicurezze proprie della gioventù. È il racconto di un’estate inattesa, imprevedibile. Lu e Gillo si incontrano durante un corso di recitazione, scoprendo una forte connessione tra loro. Lu però è la nuova fidanzata di Rao, migliore amico di Gillo. È il punto di partenza per articolare l'intricata connessione tra i tre personaggi. Lu e Gillo si annusano, si scoprono, si manifestano. Fanno indigestione di pagine e versi Shakesperiani, di esperienze. Condividono canzoni, titubanze, sogni, apprensioni. Si perdono e si lasciano cullare nel mare delle loro storie, a tratti inconsapevoli di un taglio, che arriverà, netto e implacabile, a sancire un inevitabile switch-off all’interno della vicenda. Della loro vicenda. Uno “split”, appunto, che porterà alla consapevolezza del sentimento amoroso, variabile e multiforme, che attraverso una idea seduce e inebria la mente, stimolando la coscienza. Le loro emozioni disorganiche e a tratti sconnesse, si ritrovano ad essere integrate nei contorni più delineati di una relazione più chiara e forse pertinente alle loro vite.

Davide Lorino ed Elisabetta Mazzullo, i Bettedavis, ripercorrono sul palcoscenico dell'Altrove Teatro Studio, la lezione di Tobias Wolff presentata nel romanzo “Due ragazzi e una ragazza”. Lo fanno nel rispetto dell’intreccio narrativo, mantenendo costantemente la forte affinità con la trama originale. Lorino e Mazzullo, organizzano una grammatica drammaturgica essenziale e densa di reminiscenze classiche. Attingono a piene mani da diversi repertori dell’arte attoriale. Linguaggio pensato, sudato, nel corpo, nella parola. Nel pensiero. Gli attori alternano momenti recitativi ad intervalli musicali inediti di rara pregevolezza. Organizzano la scena con pochi oggetti che fanno da contorno alla storia. Una cassapanca, un clarinetto, una chitarra. Effetti video sullo sfondo. E due reggi abiti posti ai lati della scena, braccia fortissime che reggono l’alternarsi dei personaggi della storia. Gli attori cantano, suonano, ballano. Divertono e si divertono. Brani musicali, cambi di registri vocali. "Banana split" è la chiave d’accesso perpetuante e sempre valida per accedere in ogni situazione dello spettacolo. È il termine pop, convenzionale, che spesso diviene veicolo di ilarità e sdrammatizzazione. La comicità é un mezzo per tracciare una precisa indagine psicologica dei personaggi. Il duo artistico, utilizza l’espediente della risata per la riflessione sul tempo e sulle evoluzioni amorose. Una scelta che colpisce nel segno, che ben struttura l’esperienza sibillina e misteriosa dei soggetti raccontati e alimenta una già vivida e curiosa attenzione dello spettatore. I Bettedavis sono i testimoni di una visione dell’adolescenza intesa come sinossi di un eldorado, in virtù del suo essere priva dei segmenti della perfezione. È tuttavia, un momento, un anelito di inconsapevole felicità, da portare costantemente alla memoria. È un sentiero incosciente e privilegiato, passato e da ritrovare. “Banana split” diventa l’obiettivo da raggiungere, lo scopo primo e ultimo. Il finale sospeso, che lo spettatore sceglie di disegnare.

Francesco Caselli 05/02/2019

All’Altrove Teatro Studio un fuoristagione musicale da non perdere. Sabato 2 e domenica 3 febbraio saranno in scena con Bananasplit i Bettedavis, un duo musicale e teatrale composto da Davide Lorino e Elisabetta Mazzullo, che ne cura anche la regia.

"Banana Split", spettacolo liberamente ispirato a un racconto di Tobias Wolff, porta in scena un'età magnifica, fragile ed esplosiva: quella della giovinezza. I due giovani protagonisti, Lu e Gillo, si conoscono a un corso estivo di recitazione e diventano inseparabili. E lo diventano loro malgrado, perché Lu è la nuova fidanzata di Rao, il miglior amico di Gillo. E allora tutto diventa più difficile, anche ammettere a se stessi che l'amore cambia continuamente forma e che forse ci si innamora di idee fino a che non si trova qualcuno con cui si ha voglia di fare veramente un pezzo di strada.

Lu e Gillo scoprono silenziosamente che hanno bisogno di conoscersi, per regalarsi i loro pensieri, le loro incertezze, le loro segretissime passioni. Entrambi adorano Shakespeare di cui divorano i "sonetti", che fanno da colonna sonora alle loro serate di confidenze. Ed entrambi adorano stare ore e ore a parlare, a scoprirsi, a smascherarsi. Non sanno dove li porterà tutto questo, ma sanno che ad un certo punto arriverà uno “split”, un taglio per decidere, per scegliere, per scegliersi.

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U.s. 30/01/2019

Lo scrittore e giornalista Giorgio Manganelli, nella prefazione al libro del 1986 L'altra verità. Diario di una diversa di Alda Merini, affermava che esso, più che un documento o una testimonianza sul periodo di internamento in manicomio della poetessa, rappresentasse “...uno spazio in cui, venendo meno ogni consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale numinoso dell'essere umano”. Dal 18 al 20 gennaio, questo “spazio” pieno di sguardi, sussurri, disvelamenti, parole, urla, ricordi è stato ospitato nella sala dell’Altrove Teatro Studio di Roma, grazie all’intimo e commovente monologo di Fabio Appetito: in Ci chiamarono tutti Alda la protagonista non è solo la Merini, ma tutti coloro, in special modo le donne, che soffrono perché maltrattati, abusati, inascoltati, emarginati. A dare una voce e un volto a questo coro, tra ironia e dolore, è stata la giovane e intensa Giulia Santilli: Recensito l’ha incontrata per saperne di più su questo spettacolo.

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Oltre che attrice, sei anche doppiatrice: che cosa hai provato a prestare voce e corpo alla poetessa Alda Merini?
La mia idea di messa in scena si è incentrata sul rendere il palcoscenico, attraverso la scenografia e il disegno luci, una "bolla", un non-luogo, dentro il quale una voce ed un corpo si muovono seguendo i ricordi del manicomio vissuto da Alda. Un'anima che segue la luce, come la nostra mente che, di notte, quando tutto si ferma, viaggia senza soluzione di continuità, senza logica, senza timore di giudizi esterni o preoccupazioni quotidiane. Quindi ho cercato di svuotarmi di tutto il superfluo, mi sono messa a servizio del testo e ho lasciato che ogni singola parola mi accendesse, mi emozionasse, seguendo poi il percorso che si dipingeva davanti a me, frase dopo frase. Una sorta di meditazione.

Interpreti Alda nello spettacolo, ma il titolo è al plurale: a quali altre "Alda" hai voluto dar voce?
Il titolo è al plurale perché possa arrivare al pubblico che questa voce parla per tutti. Alda, io, ognuno di noi è padrone di questo grido d'amore e di speranza. Farsi chiamare tutti con lo stesso nome è un tentativo di spezzare il confine tra palcoscenico e platea, tra arte e pubblico. Tutti siamo testimoni e portatori di emozioni, come tali abbiamo il diritto e il dovere di esprimerle.

Quanto di Giulia c'era in Alda? E cosa ti ha lasciato questo ruolo?
Io sono un filtro, cosa che sempre dovrebbe essere un attore, del testo. Di Giulia c'è il corpo, la voce e il cuore. Ma volevo che fosse Alda Merini ad arrivare al pubblico. Un personaggio così puro e diretto che non ha bisogno di troppi fronzoli o stratagemmi teatrali per arrivare alle persone. Sono molto felice di aver avuto l'opportunità di conoscere Alda così nel profondo. Non conosciamo mai abbastanza un artista o un personaggio fin quando non mettiamo in bocca le sue parole e le rendiamo tridimensionali. Di Alda porterò sempre con me la sua forza e la sua sorridente consapevolezza e noncuranza di essere scomoda.

La tua poesia preferita della Merini?
Non saprei dare solo un titolo. Ogni poesia di Alda è necessaria e incandescente.

Ma ce n'è una che ti dedicheresti? E, se sì, perchè?
Dedicarsi una poesia è difficile. Ogni essere umano cambia, si evolve da un giorno ad un altro, o anche all'interno di una singola giornata. Quindi descrivere se stessi è quasi impossibile, secondo me. Ma vorrei dedicarne una ad ogni creatore di arte, qualunque arte essa sia. Perché nessun artista smetta mai di credere che ci sia una via, una possibilità, una vittoria, insieme. Il titolo è Poeti.

Il XXI secolo e la società odierna hanno bisogno dei poeti? E chi sono, secondo te, i poeti oggi?
Avremo sempre bisogno di poeti. Quelle creature notturne e solitarie che hanno la capacità di partorire sogni. Oggi i poeti sono tutti quelli che hanno il coraggio di tirare fuori, con umiltà e passione, l'inferno e il paradiso che hanno dentro. Conosco diversi poeti contemporanei, anche molto giovani, che spero trovino presto il loro spazio in questo mondo meraviglioso. Ma invito tutti a scrivere, anche a caso, senza logica, sugli scontrini dei bar, sulle scrivanie degli uffici, sulle loro stesse mani. Non nascondete mai lo straordinario che vi abita, sarebbe un vero peccato.

Che potere ha la parola, per te? E il silenzio?
Ogni parola è un mondo. Mondi meravigliosi che formano frasi, dialoghi, creano distruzione, guerre, dolore e, al tempo stesso, gioia, commozione, risate e amore. Nulla è più potente di una parola, nel bene e nel male. Le persone dovrebbero avere cura di questo dono e prestare molta attenzione nell'utilizzarlo.
Il silenzio, invece, è alla base del mio lavoro. Nel silenzio tutto trova la sua creazione: i pensieri, le idee, i progetti, le lacrime, un sorriso. Il silenzio è come il bianco, contiene tutti i colori. Quando c'è silenzio, tutto è possibile.

Ci chiamarono tutti Alda 800x533Allo spettacolo è legato anche un progetto fotografico: a quale immagine sei più affezionata? E perché?
Fu così che ti vidi è il progetto fotografico di Emanuele Bencivenga, che nasce dallo spettacolo e l'ha accompagnato in questo ultimo allestimento. Con Emanuele abbiamo lavorato per due giornate, cercando di raccontare il manicomio di Alda e di trasmettere le emozioni che lui per primo aveva vissuto vedendo lo spettacolo. Credo abbia fatto un lavoro straordinario. La foto a cui sono più legata raffigura le mie mani che scrivono su uno specchio impolverato Amatemi perché sono una donna. Un grido di aiuto silenzioso.

Chi vorresti che ascoltasse e/o vedesse questo spettacolo?
Sarei felice che lo vedessero le persone che abitualmente non vanno a teatro. Vorrei che arrivasse ovunque l'idea, la mia grande speranza, che il teatro è una forma di dialogo con il pubblico, di scambio e condivisione e non un luogo dove si subiscono storie e deliri d'onnipotenza. Il teatro è un arte fatta da persone per le persone. Noi lavoriamo per la gente che si siede in sala ad ascoltarci, non per noi stessi. Testo, Attore, Pubblico: senza quest'ultimo, il teatro non esisterebbe.

Progetti futuri?
Vorrei far conoscere Alda Merini lungo l'Italia, ovunque sia possibile andare. Credo sia importante far sapere a tutti che, anche nel vuoto, ci sono delle forme di appiglio: non si deve mai smettere di credere e sperare. Non abbiamo ancora date, ma ci stiamo muovendo perché si definiscano presto. Non dico di più, sono pur sempre un'attrice, la scaramanzia è di casa!

Chiara Ragosta, 27/01/2019

Ancora teatro di prosa all’Altrove Teatro Studio che dal 14 al 16 dicembre presenta Esseremme scritto e diretto da Stefano Vona Bianchini con Stefano Vona Bianchini, Simone Corbisero, Valeria Romanelli e GiorgioLocandina 1 Squilloni.

Il Re e la Regina sono morti ed i due Principi gemelli Esse ed Emme si trovano coinvolti in una inusuale corsa per la corona. Tale confronto sul chi sia il primo, il più amato, l'originale porterà Esse ed Emme a scoprire un rapporto che pur nascendo da amore porta al fratricidio, ma il sangue li desterà dal sogno catapultandoli in una sorprendente realtà… 

Commedia nera, a tratti sanguinaria, Esseremme affronta un complicato rapporto gemellare attraverso un triplo incubo che i due fratelli condividono dal salotto della casa natale con uno sfondo ricorrente: l’uccisione dei genitori. In un assetto scenografico composto quasi esclusivamente da luci e suoni accompagnato dalle musiche originali di Giuseppe D'Amico Esseremme è totalmente affidato al lavoro della compagnia. Scritto e diretto da Stefano Vona Bianchini Esseremme è un progetto che nasce all’interno del Premio Scenario 2017 dove si posiziona semifinalista presentando un primo studio del lavoro al Teatro Bellini di Napoli.

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U.s.

11/12/2018

Primo appuntamento, domenica 9 dicembre, del ciclo di spettacoli dedicati ai grandi personaggi del mondo della musica dell’Altrove Teatro Studio.
In scena Il Concerto Diabolico, Ovvero il Dono di Listz che vedrà sul palcoscenico l’attore Riccardo Bàrbera – anche autore del testo – accompagnato al pianoforte dal M° Andrea Calvani con la regia di Paolo Pasquini.
La scrittura di Bàrbera coniuga, come di consueto, fatti storici con eventi e personaggi plausibili: ne “Il Concerto Diabolico” incontriamo il geniale concertista nei dintorni di Roma, in attesa di essere ricevuto da papa Pio IX a cui vuol chiedere una buona sistemazione come Maestro di Cappella. Qui incontra casualmente Gustave Doré, il famoso illustratore della Divina Commedia. È l'occasione per raccontare l’impresa, il progetto che assilla Franz da anni: un concerto dantesco “multimediale” reso però impossibile dalle difficoltà tecniche e dai costi pressoché insostenibili.
In questo periodo Liszt, benché già famoso in tutta Europa, per vivere è costretto a esibirsi. Per poterlo fare, però, deve fare i conti con le astuzie degli impresari. L’Italia appena unita ci appare infatti, nelle descrizioni dell’abate Liszt, un Paese baciato dalle Muse e al contempo un’insidiosa trappola, in cui si rischia di essere continuamente abbindolati e frodati. Assistiamo a una buffa trattativa che porterà al concerto finale.
Il concerto a cui infine assistiamo, oltre a riprodurre i giochi col pubblico tipici del grande musicista magiaro, si conclude proponendoci proprio il magico, quasi diabolico concerto dedicato alla Divina Commedia che prima era stato descritto a Doré. Una sorta di videoinstallazione ante litteram da proiettare per mezzo della lanterna magica – il “Diorama”, tecnologia appena inventata – a corredo delle sue creazioni musicali (tra tutte la Dante Symphonia) e di alcuni passi della Commedia.
In questo spettacolo il visionario progetto di Liszt si realizza per davvero e rappresenta il dono che Liszt fa all’Italia poco prima di lasciarla per sempre. Le meravigliose musiche di Franz Liszt, mirabilmente eseguite al pianoforte dal M° Andrea Calvani, brillante concertista di chiara fama, sono protagoniste assolute di buona parte di questo concerto/spettacolo.

U.s.
06/12/2018

Dopo aver riscosso un grande successo di critica e pubblico in giro per l’Italia e aver vinto, tra i tanti riconoscimenti ottenuti, anche il Premio Giovani Realtà del Teatro 2013 e il prestigioso Premio UBU 2016, la Compagnia Borgobonò ha conquistato anche la platea romana con la pièce In ogni caso nessun rimorso. Dal 30 novembre al 02 dicembre, infatti, Elisa Proietti, Andrea Sorrentino e Mauro Pasqualini sono stati ospiti dell’Altrove Teatro Studio, dove hanno presentato il loro eccezionale e affascinante lavoro ispirato all’omonimo romanzo di Pino Cacucci. Recensito ha incontrato uno dei giovani protagonisti, Andrea Sorrentino, per parlare dello spettacolo e del futuro della Compagnia.

Sono ormai più di tre anni che portate, con esiti più che positivi, nei teatri italiani In ogni caso nessun rimorso: potete raccontarne la genesi? Cosa vi ha colpito dell’opera di Cacucci?
È stato Mauro Pasqualini (anche regista della pièce, ndr) che ci ha proposto di leggere il romanzo: ne siamo rimasti tutti incredibilmente colpiti. Ci siamo domandati perché potesse essere giusto per noi metterlo in scena, quali tematiche ci interessassero e le risposte sono state diverse: nonostante i forti temi politici, non si tratta di un romanzo politico, non viene presa una posizione. Alla fine di ogni lettura ci ritrovavamo con meno risposte e sempre più domande. Ci ha colpito l’incredibile attualità delle tematiche e la storia: una storia vera di anarchici, poliziotti, prostitute, operai, che non smettono mai di lottare per quello in cui credono. Per chi non lo sapesse, il romanzo racconta della vera storia di Jules Bonnot, operaio, autista di Sir Arthur Conan Doyle (scrittore e drammaturgo scozzese, “papà” di Sherlock Holmes, ndr), anarchico e mente della famosa Banda Bonnot di inizio Novecento con cui rapinava le banche per colpire il potere.15060363 1482442548438982 401298781 o

A chi o a cosa si è ispirata Adele Pardi per comporre le musiche, eseguite in scena dal vivo?
Il lavoro di Adele è stato incredibile. È arrivata quando avevamo montato gran parte del primo atto e usavamo diverse musiche, dal jazz al rock a cantautori come Gianmaria Testa. Le abbiamo mostrato il nostro lavoro e poi abbiamo ricominciato a provare insieme a lei, lasciando che il nostro lavoro e il suo si modificassero. Tanta improvvisazione, tanto ascolto e, ovviamente, un talento meraviglioso hanno prodotto quelle musiche fantastiche. Una cosa da sottolineare è che Adele non è mai semplice colonna sonora, ma compagna di scena in costante dialogo con noi.

Nello spettacolo sono molto importanti i movimenti scenici: che tipo di difficoltà avete incontrato, unendo alla memoria e all’interpretazione anche una buona dose di “prova fisica”?
Tutti i movimenti, così come le scene e la maggior parte dei dialoghi sono nati durante i famosi, per noi, 160 giorni di prove. Significa che abbiamo dovuto improvvisare tanto per creare lo spettacolo, perché niente è stato deciso a tavolino. Lo stesso quindi vale per l’uso dei pallets: abbiamo giocato con loro creando spazi, oggetti e dinamiche sempre diverse, ma è stata Annalisa Cima, curatrice del movimento scenico, che ci ha insegnato a manipolare gli oggetti in modo che quelle creazioni diventassero magiche anche per il pubblico. E posso dire che non è stato facilissimo!

In ogni caso nessun rimorso ha ricevuto molti premi e riconoscimenti: quale vi ha fatto più piacere ricevere, o vi ha sorpreso particolarmente?
La reazione del pubblico è sempre il riconoscimento migliore e quello più sorprendente. Abbiamo lavorato per questo, ma quando vediamo il pubblico che rimane incredulo per quello che sta guardando, che si diverte, si commuove e alla fine li troviamo a discutere su quale personaggio avesse ragione, noi siamo le persone più felici del mondo.

Jules Bonnot non rimpianse nulla di ciò che fece. Voi, invece, da artisti, avete qualche rimorso?
Come si fa a non averli! Ma In Ogni Caso Nessun Rimorso ci ha cambiato molto. Siamo cresciuti e abbiamo fatto scelte che prima non avremmo mai fatto. Facciamo questo mestiere in modo che il pubblico esca dal teatro diverso da come è entrato, ma lo stesso vale anche per noi. Non puoi mai sapere se avrai dei rimpianti, però è importante capire che piegarsi in continuazione è il modo peggiore per fare questo mestiere e il modo migliore per avere rimorsi. Abbiamo una dignità come artisti e come persone e dobbiamo difenderla, per difenderci.

locandinaBonnot viene spesso descritto come un carismatico operaio anarchico fuorilegge. Che idea volete far emergere di lui? Come descrivereste il vostro Jules Bonnot?
Jules Bonnot era un operaio, poi militare, poi meccanico, poi autista, nel frattempo anarchico e alla fine fuorilegge. Ha inseguito per tutta la vita una felicità a lui sempre negata e alla fine ha reagito. Non mi sento di condividere le sue scelte, ma è chiaro che se uno Stato decide di perseguitare qualcuno marchiandolo come il vero male della società, viene scacciato o schiacciato per tutta la vita, una reazione io me l’aspetterei… E chi vuole intendere, intenda.

A proposito di anarchia… Un concetto complesso, non frequentemente riscontrato in ambito teatrale. Secondo voi, cosa significa oggi essere anarchici su di un palcoscenico?
La questione è molto delicata. Penso ci sia bisogno di creare un’alternativa al teatro di regia dove l’idea del regista è l’unica cosa che conta. Abbiamo smesso di raccontare storie ed è quello che dobbiamo ricominciare a fare per mostrare al pubblico che un altro teatro è possibile, che non esiste solo il grande teatro, coi grandi nomi, dove il pubblico fatica a riconoscersi, ma tornare a parlare realmente alle persone che stanno in platea, tornare a fare teatro per loro. A lungo andare ci siamo dimenticati del pubblico.

La Banda Bonnot fu nota soprattutto per i suoi colpi. Benedict Cumberbatch, famoso attore inglese, afferma: “Qualsiasi attore che dice che non ruba, sta mentendo”. Quanto siete d’accordo? Da studenti o da professionisti, avete mai “rubato”?
Sì certo, in continuazione. Io, infatti, cito sempre Picasso, il quale diceva che un artista mediocre copia, un genio, o un bravo artista, ruba. Credo che rubare – e quindi riconoscere in un altro artista qualcosa di grande – sia un atto di umiltà: rubarlo, farlo proprio e riproporlo in modo diverso è un atto di crescita.

La Banda agiva con l’intento di intimorire la società capitalista con audacia e sfacciataggine. Voi che messaggio volete lasciare al pubblico?
A noi piace, oltre che farli viaggiare con la fantasia e l’immaginazione, mostrare che alle volte è davvero difficile schierarsi. La vita, in quanto tale, non offre soluzioni dirette. Quando crediamo di avere delle certezze, se non smettiamo di cercare, di informarci e di ascoltare anche chi la pensa in modo diverso da noi, il più delle volte ci rendiamo conto che non esiste un’unica verità e dobbiamo essere cauti nel condannare o idolatrare qualcuno. E l’altro messaggio che riteniamo fondamentale è il non smettere mai di lottare, per noi e per gli altri perché, se ci definiamo uomini liberi, solo con le nostre azioni lo possiamo dimostrare.

La vostra Compagnia è di recente formazione: com’è nata la collaborazione fra voi? E il nome cosa significa?
Ci siamo riuniti per mettere in scena In Ogni Caso Nessun Rimorso. Ci siamo conosciuti negli anni di formazione, nonostante provenissimo tutti da cinque diverse scuole di recitazione riconosciute a livello internazionale: avere diverse formazioni porta a conoscere un nuovo approccio al lavoro e di conseguenza una contaminazione e una crescita maggiori, e questo ci piaceva molto. Lo stesso nome della Compagnia viene dal nostro primo incontro tutti insieme. Abbiamo cominciato la lettura del romanzo e poi le prove a Livorno dove viveva Mauro, in Borgo dei Cappuccini, per mettere in scena la storia di Jules Bonnot. Abbiamo unito e italianizzato questi due nomi, Borgo e Bonnot, ed ecco che sono nati i Borgobonó.

Progetti futuri?
Ci stiamo pensando. Avendo speso tanti anni per mettere in scena In Ogni Caso Nessun Rimorso, ma soprattutto vedendo la reazione del pubblico e degli addetti ai lavori, speriamo di farlo girare ancora. Per i prossimi progetti, comunque, non ci dispiacerebbe lavorare insieme a nuovi attori per crescere ancora, sia come individui che come compagnia. Speriamo quindi di ri-vederci presto!

Chiara Ragosta, 06/12/2018

Proseguendo sulla scia della prosa, l’Altrove Teatro Studio dal 30 novembre al 2 dicembre presenta "In Ogni Caso Nessun Rimorso" ispirato al romanzo di Pino Cacucci. Sul palco ci sarà la compagnia Borgobonò che con Elisa Proietti, Andrea Sorrentino, Mauro Pasqualini – che ne cura anche la regia – le musiche dal vivo di Adele Pardi e i movimenti scenici di Annalisa Cima, porta per la prima volta in scena a Roma la propria rivisitazione del romanzo omonimo. 

locandinaQuella di In Ogni Caso Nessun Rimorso è una storia vera, una pièce dal forte impianto cinematografico, giocata su pochi elementi fondanti, basata su un accurato lavoro di manipolazione d’oggetto grazie al quale la scenografia, esclusivamente composta da bancali di legno e ruote di bicicletta, è costantemente mossa e usata per creare nuovi spazi e scene in cui questi oggetti diventano di tutto. Un meraviglioso lavoro degli attori/atleti che rapisce il pubblico sin dalle prime scene. 
La fragile ragnatela dei destini di un gruppo di anarchici tra Otto e Novecento, intenti a rivendicare ognuno un proprio diritto (al lavoro, all’amore, alla vita), viene travolta ben presto dal peso delle singole scelte individuali e delle rivoluzioni collettive. Grazie a una macchina di scena ingegnosamente priva e scarna, attraverso sbronze e memorie, scioperi e sparatorie, prende vita uno spettacolo che tocca il cuore offrendo l’immagine di volti di uomini e donne come noi. Le suggestioni di Adele Pardi, voce e violoncello, dal vivo, rendono ancor più spettacolare questa sorprendente macchina scenica.
Dopo aver viaggiato in tutta Italia riscuotendo ottime critiche e premi tra cui Selezione InBox 2017, Italia dei Visionari (Como e Novara) 2017, Vincitore bando Giovani Direzioni 2014, Premio Giovani Realtà del Teatro 2013, Premio Festival Young Station 5, Selezione playFestival 2.0 – ATIR (MI) di Serena Sinigaglia, Selezione playFestival 1.0 – Teatro Torbellamonaca (Roma), PREMIO UBU 2016, lo spettacolo sbarca nella capitale pronto per stupire il pubblico romano.

Regia di Mauro Pasqualini
con Elisa Proietti, Andrea Sorrentino e Mauro Pasqualini
musiche originali dal vivo di Adele Pardi
Venerdì 30 Novembre e Sabato 1 Dicembre 2018 ore 20:00
Domenica 2 Dicembre ore 17:00
Altrove Teatro Studio - Via Giorgio Scalia, 53

U.s.

27/11/2018

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