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Al Teatro Cometa Off in scena "La Strategia del Colibrì"

Debutta lunedì 6 maggio al Teatro Cometa Off di Roma, e sarà in scena fino a mercoledì 8, La Strategia del Colibrì, spettacolo scritto da Roberta Clandra e diretto da Massimiliano Vado.
Un' affascinate storia che vede protagoniste due donne, l’una l’opposto dell’altra: Paola assistente del sindaco della città e Cloé organizzatrice di eventi. Hanno ideologie politiche differenti, caratteri e sensibilità incompatibili, vite private agli antipodi, eppure si trovano costrette ad affrontare una situazione che le metterà alla prova con la propria reciproca umanità.
Un politico misterioso detto “Il Presidente” le convoca nello stesso ufficio in piena notte per organizzare i dettagli di un convegno che dovrebbe cambiare le sorti dell’umanità. I più importanti capi di stato parteciperanno ad un summit internazionale che coinvolgerà inoltre le figure religiose e scientifiche più note al mondo. Un incontro per dialogare sulla pace.
Ha inizio un rapporto conflittuale e intenso: si odieranno, si metteranno in discussione, si compatiranno, avranno devastanti crisi isteriche, si rinnegheranno, si riconosceranno, si consoleranno a vicenda in un alternarsi continuo tra il pubblico e il privato.
In divertito parallelo con le due donne scorre la frustratissima presenza di Barack Obama, abbattuto dalla distruzione sistematica che Trump sta compiendo verso il suo operato, coinvolto in un infaticabile incoraggiamento a sua moglie Michelle, affinché si candidi con i democratici, forse unico vero ma ambiguo artefice della situazione che vede le due sventurate Paola e Cloé chiuse come criceti in una gabbia a misurarsi con qualcosa di infinitamente più grande di loro.all
Il testo, scritto dalla raffinata penna di Roberta Calandra, è una drammaturgia delicata e umanamente profonda che ha convinto Massimiliano Vado a firmare la regia. La fiducia nell’essere umano nonostante le sue diversità è la bussola che conduce lo spettatore per una strada sotterranea che giunge fino alla consapevolezza di una nuova determinazione. La pace per cui si lotta, si ride, si fantastica, si impazzisce, ci si arrovella, risulta infine l’unico vero scopo di unione e di incontro tra tutti.
Sono sempre più convinto che il circolo vizioso iniziato dal teatro pirandelliano e proseguito, poi, con la psicanalisi, stia tornando al suo punto di origine e restituisca agli autori di testi la limpidezza di una analisi, senza bisogno di terapie e medicinali".- annota Massimiliano Vado.
"Assodato che per fare il regista è necessario più saper interpretare il testo, soprattutto se l’autore è ancora vivente, e le dinamiche umane in esso contenute, che saper programmare una console luci con controller dmx, spesso ci si pone davanti ad un nuovo allestimento con la smania di volerlo per forza scavare a fondo, carpendone i segreti più nascosti. Per far si che ciò accada, non trascurando la purezza dell’opera d’arte, ci si immerge placidi in un labirinto psicoanalitico riguardante le pieghe di ogni personaggio, anzi del respiro di ogni personaggio, capace di tormentarti per mesi. È una tortura emotiva che solo i registi conoscono a fondo.
Piacevolmente si scopre che i disegni del mondo appartenenti al testo, e in questo caso a La Strategia del Colibrì, oltre che ai suoi personaggi, sono la proiezione di un mondo migliore, sono le parallele sintetiche di un pensiero maturato per anni, la slavina sentimentale partorita dalla montagna di studi, una complicazione infinita creata per sentirsi meno leggeri ma per riempire un pezzo di sé. Quindi il compito del regista è portare sulla scena un pezzo dell’autrice: un rene, un occhio, un ventricolo o anche solo un piede, non importa quale, purché sia il pezzo che di cui il testo ha riempito le mancanze universali. Trascendere le proprie strategie e immolarsi per entrare nella testa della Calandra, così come successe a John Malkovich in un film difficile da dimenticare. Per mettere in scena questa strategia politica e sociale bisogna che il deus ex machina sia l’autore anche se non c’è, che se ne percepisca l’odore anche a chilometri di distanza.
Barbara Mazzoni e Valentina Ghetti sulla scena mettono in gioco una dirompente energia trascinatrice che cattura lo spettatore, che si identificherà a più riprese e in tutte le loro scalate e discese emotive. A fare da collante tra le due un inedito Livio Beshir nei panni di un sorprendente Barack Obama.
Una favola moderna che risponde alla distanza della politica dei poteri occulti, dei meccanismi tradizionali con la forte e calda umanità di due persone comuni, nelle quali tutti possono riconoscersi e ritrovarsi, e attraverso le quali fronteggiare il corrosivo senso d’impotenza che ci pervade di fronte alla durezza e alla apparente mancanza di risposte dell’epoca attuale.

Maresa Palmacci 02-05-2019

 

 

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