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Inaugurata la Casa delle Storie: sono le parole a salvarci la vita

REGGIO EMILIA – “Una casa senza libri è come una stanza senza finestre” (Marco Tullio Cicerone).

Parole, parole, parole, diceva la Diva. Le parole sono importanti, rispondeva il cineasta romano innamorato dei girotondi. Le parole non sono mai troppe, le parole salvano ma si possono anche salvare. Come in occasione dell'inaugurazione della “Casa delle Storie” di Reggio Emilia, un sogno divenuto realtà grazie alla tenacia del Teatro dell'Orsa, gruppo teatrale composto da Monica Morini e Bernardino Bonzani ed un corollario infinito di persone che in loro, con loro, grazie a loro hanno trovato una casa prima ancora che ci fossero queste mura, questa insegna, questo bandone rosso che già indica calore, rifugio, riparo. Un covo di idee, un camino, e anche cammino, condiviso. Al posto di questo luogo (aperto, sempre) di cultura, prima c'era “La rosticceria di Amleto”. Monica Morini e Bernardino Bonzani - foto di Gaetano Nenna.jpgLa struttura insomma era segnata, la sua strada era solcata verso il palcoscenico. Qui, in questa via prima “triste” che portava al vecchio cimitero, in una due giorni che ha raccolto tutte le esperienze portate avanti e fatte fruttare dal duo reggiano, è andata in scena, anarchica, esplosiva, un caos organizzato e un'euforia contagiosa e un entusiasmo improvvisato, una sorta di quello che avviene nel londinese Hyde Park.

Qui si “salvano le parole”. Un pretesto per raccontarsi, sentirsi, abbracciarsi, contarsi, in un ammasso di colori e sorrisi, bambini come anziani, ragazzi africani, musicisti, teatranti, fotografi, disegnatori tutti con la voglia di portare il loro mattoncino (di speranza) alla piccola grande Casa che conterrà i loro occhi, i loro progetti, i loro domani. Umili fin nel midollo, hanno scelto di mettere gli otto premi teatrali a livello nazionale vinti in questi vent'anni di lavoro in bagno “così per ridimensionarci e mettere l'ego da parte”. Qui parole come “condivisione”, “integrazione”, “territorio”, “comunità” non sono né ampollose né vuote né istituzionali ma sono armonicamente visibili sui volti, negli sguardi. Ti puoi fidare dell'Orsa, ti guida: “Qui vogliamo trasmettere saperi, l'ascolto, il raccontare le storie, il passare il testimone”. E ancora: “Coltiviamo le storie, accogliamo pensiero e moltiplichiamolo”. 50255271_10210158634360723_2007708232318976000_n.jpgLa Casa ha pareti molto più grandi di quelle fisiche, le mura qui non sono divisorie né escludenti ma inglobanti. Sarà un luogo di memoria e resistenza culturale perché “tutte le idee hanno valore, tutte le persone hanno valore”.

Ne esce una forza pacificata, una piccola rivoluzione semplice fatta di atti tangibili che cambiano, hanno cambiato e cambieranno, in meglio, la vita e la storia di molte persone che qui, in loro, hanno trovato una famiglia. Fare teatro è stato l'espediente, la forma, il pretesto per conoscere l'altro e conoscersi, imparare il rispetto, la pazienza. Dicevamo delle parole da salvare, come se si dovessero portare, come un messaggio in una bottiglia, su un'isola perché questo nostro mondo troppo semplifica e non sembra avere più tempo per l'analisi, l'argomentazione, la ricerca, la dialettica ma vuole soluzioni drastiche semplicistiche. Ed allora, a turno, sono saliti sul piccolo palco affollatissimo (segno di un immenso affetto che tutto circondava) chiunque volesse dire il suo termine, leggere uno stralcio di romanzo, un pezzo di poesia, recitare un passo che gli stava a cuore, creare una connessione. In duecentocinquanta persone hanno risposto al crowdfounding per aiutare la Casa delle Storie ad avere fondamenta salde e solide riuscendo a raccogliere 15.000 euro.Casa delle Storie - foto di Gaetano Nenna.jpg

E tantissime parole salvate come un corollario, come una pioggia, come un fiume in piena, un torrente impetuoso, una cascata di parole, sillabe da mordere per sentirne tutto il succo primordiale, la loro genesi, l'etimologia di un sentimento: c'è chi ha salvato “sfumatura” “perché le sfumature sono la diversità, e richiedono tempo, le sfumature sono gesti artigianali, ci vuole cura per farle”, chi ha portato al riparo “orto”, chi “pane” e ancora non poteva mancare “libro” o “entropia” “il disordine applicato”, e poi “impegno”, “perseveranza”, “essenza”, “rispetto”. Tutte sono confluite in una grande nuvola di parole che campeggia sulla vetrata. Ed ancora “ritrovare” “che è più bello di trovare perché si ritrovano cose e persone che pensavamo di aver perduto”, e “sincerità”, “bambino”, “isola”, “gratitudine, “inerpicarsi, “luce”, “leggerezza”, “silenzio”, “umanità”, “volto”, “occhi”, “matti”.

Una maratona di parole rinfrescante, rinsaldante, corroborante, perché “le storie allungano la vita e se le parole si accorciano si accorcia il pensiero e se si accorcia il pensiero si accorcia la democrazia”. “Dovere” e “verità”, “poesia” immancabile, “coraggio”, “paura”, “cuore”, “albero”, “dialetto”, “futuro”, “fatica”: “Non devi avere paura di fare fatica, solo facendo fatica si può essere felici”. E poi è ancora una girandola di parole, una giostra allegra: “presente”, “nave”, “radici”, “strutto”, creatura”. Non può mancare un mappamondo proprio qui dove tanti ragazzi arrivano da altre culture, da altri continenti. Chi cita Leopardi, chi Pippo Fava, poi Calvino e Mariangela Gualtieri, Angelo Maria Ripellino e Tonino Guerra, chi Galeano o Zavattini, chi Neruda e Goethe, Leonardo da Vinci e Primo Levi.

La Casa delle Storie è piccola ma gigantesca, c'è una bella confusione di risa e commozione. Portate in salvo anche “favole” e “crinale”, “seme” e “riparare”, “porta” e “sguardare” “che è vedere più in moni elsa autorita .jpgprofondità, ed è anche più di curiosare”, “primavera” e “donna”, “fragilità” e “polvere”, “andare” e “stupore”, una moltitudine di schegge impazzita di un'umanità che sprizza voglia di fare, di dire, di esserci. Energie, certamente positive. In questa Casa non ci sono fruitori, non esistono consumatori ma si assiste soltanto ad incontri reali. Chi salva “lavoro”: la Casa delle Storie è proprio un bel lavoro.

“Dalla conchiglia si può capire il mollusco, dalla casa l’inquilino” (Victor Hugo).

Tommaso Chimenti 13/01/2019

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