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Alla Casa Internazionale delle donne va in scena l’attualità di “Io obietto”

Dopo aver debuttato in prima nazionale a Roma, presso il Teatro Biblioteca Quarticciolo lo scorso febbraio, IO OBIETTO, testo della ginecologa Elisabetta Canitano, torna a Roma il 4 settembre alla Casa internazionale delle donne all’interno della rassegna “Chiamata alle arti”.

Io Obietto affronta il tema dell’obiezione di coscienza e l’influenza della Chiesa nel sistema sanitario nazionale.
Sottolinea Elisabetta Canitano, ginecologa, attivista, presidente di Vita di Donna, sempre in prima linea nella difesa dei diritti delle donne: “L’obiezione di coscienza è un meccanismo che impedisce alle donne di gestire il proprio corpo. Vorrei ricordare che ai cattolici obiettori è spesso vietata anche la contraccezione. Si parla oltretutto anche di obiezione per le disposizioni di fine vita, quindi il rifiuto dell' autodeterminazione del proprio corpo parte dalle donne ma poi coinvolge tutti i diritti civili. Vorrei anche ricordare che negli ospedali religiosi il personale non può essere divorziato. Vedere Io obietto ci dà la misura di cosa può succederci, in maniera del tutto inaspettata, se non vigiliamo sulla laicità delle cure.”

In Italia abbiamo il 70% di obiettori di coscienza. In alcune regioni si sfiora il 90%. In Italia l’aborto è garantito dalla legge 194 del 1978, ma l’obiezione di coscienza è così diffusa da rendere difficile anche nelle strutture pubbliche l’applicazione della normativa. Compagnia Causa

Il regista Amandio Pinheiro, per affrontare un tema così serio e cupo, ha deciso di usare uno stile umoristico, quasi grottesco, che non esisteva nel testo originale, elaborando unasorta di analogia: far ridere il pubblico "a tutti costi" diventa come preservare la vita “a tutti i costi”, persino con la morte di tutti quanti. Esattamente come nella storia/tragedia reale che ha ispirato questo testo. Inoltre le attrici devono continuamente rinunciare a una direzione, a una linea stilistica, insomma a prendere una decisione precisa, esattamente come ha fatto tutto il reparto medico dell’ospedale, dove Valentina Milluzzo e i suoi due gemelli hanno trovato la morte. 

Io Obietto parte quindi da un fatto di cronaca, realmente accaduto, che vede protagonista Bianca, incinta di venti settimane, gravidanza gemellare, viene ricoverata in ospedale perché ha l’utero dilatato. Tutti sanno che Bianca quei figli li perderà, ma nessuno interviene: finché c’è il battito fetale, anche se la madre corre pericolo di vita, anche se per i bambini non c’è più nulla da fare, gli obiettori non devono intervenire. Così tutti - medici, infermieri, ostetriche - fingono di non sapere, di non vedere o sentire, mentre Bianca muore tra atroci dolori insieme ai suoi gemelli.”

Portare questo spettacolo a La casa Internazionale delle donne – spiega Elisabetta Canitano - significa ricordare a tutti che la cultura delle donne, femminista e non solo, è indispensabile per tutte le donne, sia quelle che la frequentano, che tutte le altre.” Conclude Pinheiro: “La mia è una volontà esplicita di ‘denunciare la denuncia’. Mi spiego: denunciare significa: esporre qualcosa che non è d’accordo con la legge. L’obiezione di coscienza non è illegale. Anzi probabilmente viene apprezzata e vista dalla maggior parte della popolazione italiana come una virtù medica. Che la vita debba essere preservata è un’ideale perfettamente condivisibile; sono le vittime di questo ideale che costituiscono un paradosso.”

Un evento importante e necessario per le donne e non solo, in cui la scena si fa portavoce dell’attualità e dei suoi drammi spesso celati, denunciandoli.

Maresa Palmacci 30-08-2018

 

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