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#IJF16: Alberto Angela e il racconto di San Pietro

Ore 18:00, Piazza IV Novembre a Perugia. La fila è così lunga che fa il giro della fontana come un serpente boa intento a prendere il sole. Non si tratta dell’entrata per un night club o ad un concerto di Vasco Rossi, sono tutti in attesa di entrare ad ascoltare Alberto Angela e il suo San Pietro segreti e meraviglie in un racconto lungo 200 anni. Naturalmente non riesco ad entrare, ma Angela (nella sua infinita disponibilità) decide di replicare immediatamente per dar modo alla moltitudine esclusa (me compreso ovviamente) di poter conoscere la storia di quella San Pietro di fronte alla quale spesso sono passato in questi mesi ma di cui in realtà so davvero poco. “Tutti conosciamo San Pietro certo...ma mai veramente” esordisce Angela, (bhe sì, mi sovviene in mente, in fondo siamo italiani!). “E’ la più grande ma non è per questo che è importante ma perché non ha mai smesso di pulsare. Ecco perché conta comprendere la sua storia, dalla morte di San Pietro e poi passando alla grande Basilica del Medioevo. Ma come ci si è arrivati?”. Ed è qui che Angela comincia a guidarci in un viaggio che comincia con un circo per le corse dei carri (nacque forse qui dentro la ola che affolla i nostri stadi)? e ritrovo per feste imperiali, salvo diventare con Nerone uno dei punti cardine per il massacro dei cristiani. San Pietro muore in quei giorni, vittima illustre tra i tanti cristiani, utilizzati come capri espiatori di quel grande incendio che distrusse Roma nel 64 dopo la nascita di Cristo.
Il viaggio di Angela però non è esclusivamente relegato ai monumenti, alle costruzioni, ma si articola per illustrarci come i cristiani siano passati da minoranza oppressa a maggioranza dominante. Scopriamo poi l’arte è per i romani realismo, istantanea che deve rispecchiare la memoria fisica di chi è rappresentato. La libertà di culto, ci viene spiegato, era una realtà ovvia e scontata nella Roma dell’epoca, dato il numero incredibile di religioni diverse. Ed il pensiero a quanto siamo peggiorati da allora attraversa la sala gremita come un topo che corre a nascondersi; quanto siamo cambiati in quasi 2000 anni! Eppure per tanti versi non lo siamo affatto, almeno non nel nostro cinismo nel considerare l’aldilà una bella favola, almeno a sentire quanto ci racconta Angela. Il paradiso? Forse ma poco probabile, pensavano i romani, meglio nutrire speranza per una rinascita. Dioniso è forse il Dio più importante per i romani, simbolo di speranza, di rinascita.
Poi però l’ascesa di Costantino (grande generale e astuto politico) porta la religione cristiana in una posizione dominante di cui essa approfitta per appropriarsi di un potere temporale, dall’anno 313, che crescerà con Teodosio, che creerà la basilica. “E’ una costruzione che per 1200 anni resta al suo posto, senza essere particolarmente vistosa o ricca, a parte la pigna di bronzo dorato delle terme di Agrippa” spiega Angela “nel VII secolo cambia tutto, crolla l’impero, e la chiesa diviene il punto di riferimento più importante. La basilica è sempre più affollata, e quindi l’altare si alza e la tomba diventa la centro di una rotonda (la prima della storia!) create apposta per diminuire il traffico dei fedeli. Si perde l’idea del tempo lì dentro.
Solo con il Papa Nicolò V e poi con il pugnace Giulio II nascerà l’idea di un progetto di rinnovamento, e qui il pubblico segue una telenovela ante-litteram, con Bramante, Michelangelo, Raffaello che alternano progetti ed idee, che spesso la morte interrompe o rinvia. Sarà infine Michelangelo a creare il grande cupolone, conscio prima e più degli altri di come un simbolo possa colpire la mente umana in eterno. Niente marmi ma mattoni, muri a vista. E poi la grande idea della doppia cupola con doppia calotta, sono del resto tempi per idee rivoluzionare. Poi Giacomo Della Porta decide per una cupola a forma di mitra, più sicura e attorniata da una serie di costoni. Per 120 anni San Pietro è stato un vero e proprio cantiere aperto, sarà solo con il Papa Paolo V che si vedrà la creazione del frontone e della facciata, e il continuo gioco di colori, che fanno di San Pietro una struttura dai mille strati, e in fin dei conti dalle mille storie, mille epoche messe assieme, in un poltergeist storico-architettonico in eterno mutamento. Ciò che però abbiamo di fronte oggi è soprattutto merito del Bernini che genialmente nel XVII secolo decide di unire tutti i progetti precedenti completando una missione che ai più sembrava impossibile. E’ con lui che San Pietro vede la creazione di un sistema interno a due altari, con un baldacchino di dimensioni gigantesche a unire visivamente il tutto. Non mera superficie, ma colori, luci, che copriranno tutta San Pietro, con il pavimento che avrà lo stesso motivo del soffitto, per farlo Bernini arriverà a saccheggiare anche gli antichi templi romani.
San Pietro, come la conosciamo oggi, ha la stessa estensione di 3 campi da calcio, mentre in altezza può essere paragonata in media a 3 condomini uno sopra l’latro, a 9 addirittura nel punto più alto. Fuori ci guardano 284 colonne e 140 statue. Tutto è gigantesco e monumentale, tutto è grandioso eppure armonioso al suo interno. San Pietro ha tutto dento l’arte ma anche l’uomo, la sua capacità di inventare e di parlare di morte e trapasso attraverso le mille soluzioni dell’architettura e dell’arte.
Dopo un’ora abbondante la voce di Angela si arresta. La sua è sempre una narrazione meticolosa ma leggera, che rispetta allo stesso tempo la curiosità dell’ascoltatore così come la sua probabile mancanza di familiarità con la materia. Certo fa un po’ impressione ascoltare come la Pietà di Michelangelo sia stata creata dall’autore a soli 23 anni, “che facevate voi a 23 anni?”. Eh, caro Angela, meglio non pensarci; meglio non pensare a cosa facciamo a trenta in questo paese, che un tempo offriva genio e creatività, ora sembra poter offrire politici goffi e poca speranza ai suoi 23enni, così come ai 30enni del resto. Michelangelo, Bernini, Bramante, Donatello...che futuro avrebbero oggi come oggi in questo paese disastrato?

Giulio Zoppello 07/04/2016

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