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#IJF16. A lezione di Video Storytelling dai grandi del mondo

Si è tenuto nel pomeriggio del 6 aprile, alle ore 16, presso la Sala Perugino dell’Hotel Brufani di Perugia, l’incontro dal titolo “Video Storytelling: a lezione dai grandi del mondo”. Il panel ha visto l’intervento del giornalista e storyteller Giampaolo Colletti (foto a destra) e della giornalista di Rai News Celia Guimaraes (foto in basso a sinistra).
L’incontro organizzato nell’ambito dell’International Journalism Festival 2016, intendeva indagare l’efficacia comunicativa dello storytelling attraverso l’esperienza dei grandi media mondiali. “Un video di minuto – si legge nella descrizione dell’evento – ha la stessa efficacia comunicativa di circa 1,8 milioni di parole”. Numeri impressionanti che scaturiscono da uno studio effettuato dalla Forrester Research e confermati dalle stime di Cisco che ha calcolato che entro il 2019 la Rete sarà attraversata da circa un milione di contenuti video al secondo, il 79% del traffico dati globale.
Dai contenuti alle relazioni: Colletti ha affermato durante il meeting che la comunicazione oggi non può passare solo dai contenuti, appunto, che sono, sì, preziosi ma si presentano, già nella fruizione, molto più frammentati. “Il nostro lavoro sta cambiando nel modo di interazione con l’utente” ha continuato Colletti per il quale non basta più la produzione di un contenuto tradizionale: è ascolto e risposta.
Lo storyteller ha il compito non solo di raccontare e commentare, ma di mediare. È quello che è scaturito dalle parole di Celia Guimaraes che ha sottolineato come lo stesso servizio televisivo trova nuova vita in altri “formati”, sperimenta nuovi profili e si trasforma quando passa su altre piattaforme (internet e social).
Tra i video esplicativi trasmessi durante il convegno, sono stati messi a confronto quelli relativi al conflitto siriano: da VOX a AJ+, dal Guardian, sino al fenomeno #WHYSYRIA, lo storytelling ha raccontato la guerra attraverso le immagini prima ancora che con le parole, coniugando il messaggio attraverso le intenzioni. In questi video, si sono analizzate le cause del conflitto, la risposta (o non risposta) della comunità internazionale, i motivi per cui non trovi soluzione di continuità, attraverso un’interazione di tipo quasi prettamente visivo, con mappe, animazioni e grafici. A volte, è il caso di #WHYSYRIA, lo storytelling è servito a suggerire al pubblico una riflessione, nella convinzione che prima di dare un’opinione sia necessario informare.
Un’informazione che, ad ogni modo, deve essere “emozionale”, quasi personale. Celia Guimaraes ha riportato, a tal proposito, l’esempio del regista Oliver Stone (foto a destra) che in una conferenza sullo storytelling tenutasi a Milano a dicembre, allo Iab Forum, ha dichiarato: “io non racconto la storia dell’America, io racconto la mia storia [...] tutto quello che ho raccontato nella mia vita, nei miei film sono cose che ho visto e vissuto”. Stone, che presenterà a breve il suo nuovo film dedicato alla vicenda di Edward Snowden, ha sottolineato come le tecnologie possano aprire, oggi, a nuovi spazi di libertà espressiva sino ad ora inesplorati.
Informazione e tecnologia unite a doppio filo per innovare la comunicazione e permettere al giornalista di non porsi come soggetto terzo nei confronti del pubblico e della notizia, bensì come parte integrante della storia e della narrazione stessa. “Lo storytelling deve colpire testa, cuore e pancia – ha continuato la Guimaraes – affinché una storia possa essere ricordata” e deve sperimentare nuovi formati, come ha puntualizzato Colletti, permettendo di sviluppare anche nuove professionalità.
Un’informazione, dunque, che passi sempre più attraverso lo sguardo diretto di chi racconta, che guardi negli occhi (metaforicamente) lo spettatore: esplorare più a fondo la storia, rivelandola attraverso la verità di chi la vive, è, dunque, la nuova frontiera della comunicazione.

Federica Nastasia 06/04/2016

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