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“A Sciuquè”: al Nuovo Cinema Palazzo il 22 e il 23 aprile, tra gioco e azzardo

Il Nuovo Cinema Palazzo resiste da cinque anni al rischio di esser trasformato in un casinò: quale luogo migliore, dunque, in cui rappresentare uno spettacolo teatrale incentrato sulla dipendenza dal gioco d’azzardo?
“A Sciuquè” scritto e diretto da Ivano Picciallo, con Adelaide Di Bitonto, Giuseppe Innocente, Igor Petrotto, Ivano Picciallo e Francesco Zaccaro, andrà in scena il 22 e il 23 aprile proprio all’interno dello storico edificio di San Lorenzo, a Roma.
Lo spettacolo intende porre l’attenzione su un’emergenza sociale in forte espansione e oggi ancora poco considerata rispetto alla portata degli effetti che genera. Il gioco d’azzardo, illegale nella sua stessa definizione, è mascherato da un velo di “legalità” che lo ha reso un vero e proprio business. L’offerta per il “gioco” è oggi più che mai ampia e diversificata nei diversi canali, - fisici o via etere - e si impone come una sorta di mercato di “vendita della fortuna”. La difficile situazione socio-economica, poi, rende questo mercato ancora più attraente per uomini e donne di tutte le età.
La storia di Nicola, protagonista di “A Sciuquè”, può essere assimilabile alla storia di molti: si inizia a giocare per passare il tempo, tentare la fortuna per una vita migliore e si finisce per divenire schiavi del mercato della “vendita della fortuna”. L’uomo, in una sorta di excursus della propria vita, si racconterà in uno spazio vuoto come il mondo che nasconde dentro di sé a causa della sua dipendenza. Ad accompagnarlo in questo viaggio, gli amici di una vita evocati per rappresentare i ricordi, le malinconie, le azioni mancate e i dolori di quest’uomo costretto oggi a fare i conti con il suo più grande errore.
Rappresentato a Udine in una versione ridotta in forma di monologo, “A Sciuquè” ha ottenuto il “Premio della Direzione della Nico Pepe” alla VII ed. del Premio Nazionale Giovani Realtà e Teatro.
Una coproduzione delle compagnie “L’Malmand” e “I Nuovi Scalzi” mirata a stimolare la riflessione sulla contraddittorietà del termine gioco: da un lato il gioco come universo preferito e fondamentale per lo sviluppo del bambino, dall’altro, quando si fa d’azzardo, il vizio e la rovina dell’adulto.

A.S.

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