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A 40 anni dalla morte, Pier Paolo Pasolini rivive nel bellissimo racconto “Più santi, meno dei morti. La notte in cui Pasolini” di Alessandro Veronese

Quaranta anni fa, esattamente il 2 novembre del 1975, cessava di battere il cuore di uno dei più grandi intellettuali del Novecento italiano, Pier Paolo Pasolini, profeta dello scenario dei tempi nostri. Barbaramente martoriato, il suo corpo venne trovato nei pressi di una periferia abbandonata dell’Idroscalo di Ostia. La sua morte venne ingiustamente archiviata con un responso che di certo non gli rese giustizia: era un pedofilo, uno stupratore ed un ragazzo, Pino Pelosi, lo ha ucciso. All’epoca le indagini vennero chiuse presto, così come il verdetto fu vergognoso: si volle chiudere l’inchiesta come una semplice storia tra omosessuali, per insabbiare volutamente la verità. Pasolini, mente acuta ed attenta alla metamorfosi del nostro Paese, dalla morte di Enrico Mattei, stava studiando ed indagando il caso, ed era pronto a denunciare nomi e cognomi della gente coinvolta nell’attentato al Presidente dell’Eni. Pasolini infatti stava lavorando ad un’opera dalla stesura impegnativa, “Petrolio”, romanzo che si arrestò, causa la sua morte, alle prime 600 pagine. Il ricordo di quegli anni, di Pasolini e del mondo che ruotava intorno a lui, rivivono nel bellissimo, poetico, crudo e a tratti, malinconico spettacolo “Più dei santi, meno dei morti, la notte in cui Pasolini”, della Compagnia Fenice dei Rifiuti. Un testo da teatro d’indagine, questo di Alessandro Veronese, che tenta di fare chiarezza, sulla misteriosa scomparsa di Pasolini. Veronse conduce una fine operazione d’inchiesta, in cui non tralascia nessun dettaglio della vicenda. Una nutrita compagine di attori, uomini e donne, mette in scena uno spettacolo che si avvale dell’uso di gesti, danza, canto e parole. Attraverso il genere della fiaba, la Fenice dei Rifiuti, porta a galla uno dei delitti più efferati della Storia del nostro Paese. Si tratta di un’operazione senza pretese che centra l’obiettivo, anche se forse il testo andrebbe un po’ sfoltito. Secondo il nostro personale gusto, infatti, sarebbe stato efficace concludere il racconto, sulla frase “Oppure no” di uno dei monologhi esternati dallo stesso Veronese, come una sorta di provocazione nei confronti del pubblico, che scosso dall’intero racconto, cerca di trovare con gli elementi e gli strumenti dati dal testo, una soluzione possibile al caso Pasolini. Pasolini non era un violento, credeva nel progresso ma non nello sviluppo, profeta non amato in patria, amava il calcio. La sua omosessualità è stata l’arma attraverso cui lo Stato ha tentato d’insabbiare la verità sulla sua tragica fine. Memorabile il discorso pieno di rabbia di un tuonante Alberto Moravia, il giorno del funerale dell’amico. Eduardo De Filippo definiva Pasolini, una persona buona e piena di candore, che mai avrebbe osato violenza su un minorenne. Tutto ciò per dire che il verdetto ufficiale sulla sua morte vacilla. Come si può dare credibilità ad un Pelosi che nell’arco di 40 anni ha raccontato e cambiato di continuo versione su quella fatale e famosa notte a cavallo tra il 1° ed il 2 novembre del 1975? Se oggi avessimo voci ed intellettuali della portata di Pasolini, la nostra società, senza dubbio, sarebbe migliore di quella attuale. Cosa ci resta dopo questo spettacolo? Probabilmente tanta rabbia, per una morte che poteva essere evitata, perché pre-annunciata, per come lo Stato si è preso gioco di una Nazione intera, tacendo la verità in maniera greve, facendo leva sull’omosessualità del poeta, ma anche tanto rammarico per aver lasciato un uomo da solo contro un Sistema inquinato e corrotto. Un grazie va a Veronese e a tutta la sua Compagnia per avere avuto il coraggio di mettere in scena uno spettacolo difficile su un protagonista scomodo e molto discusso del nostro Paese, che del nostro Paese aveva in testa una fotografia ben delineata, seppur triste. Ingiusto il fango gettato sulla figura di Pier Paolo Pasolini. Fosse solo per un senso di pudore, la giustizia italiana, dovrebbe provare almeno a 40 anni di distanza, a tirare fuori la verità per riscattare i meriti del poeta, passato alla cronaca dell’epoca come un comunista frocio e stupratore. Riscattare il suo nome è il minimo tributo che si possa rendere ad uomo che avrebbe contribuito a rendere migliore la nostra Italia.

PIU' DEI SANTI, MENO DEI MORTI – LA NOTTE IN CUI PASOLINI
Fenice dei Rifiuti
drammaturgia e regia Alessandro Veronese
con Laura Angelone, Federica D'Angelo, Christian Gallucci, Michela Giudici, Vanessa Korn, Susanna Miotto, Alessandro Prioletti, Alessandro Veronese

Adele Labbate 01/11/2015

Pubblicato in News