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40 anni di “occhi della tigre”: buon compleanno allo Stallone Italiano

1976. Un semi-sconosciuto Sylvester Stallone presenta alla United Artists una sceneggiatura buttata giù dopo che – circa un anno prima – aveva assistito all’incontro tra Muhammad Alì e Chuck Wepner. E’ l’inizio di un mito della cinematografia mondiale: da allora tre premi oscar, cinque sequel e uno spin-off, il recente “Creed”. Il film fu realizzato in meno di un mese con un budget di 1.1 milioni di dollari, incassandone poi ben 225. Rocky fu anche uno dei primi film in cui venne sperimentato un primo prototipo di steadicam (in una versione non ancora definitiva): si ottennero delle riprese con un impatto visivo più forte, specie per le scene dell'allenamento all'interno della macelleria di Paulie, difficilmente realizzabili in un film low budget.

Numeri a parte, Rocky, il pugile proletario che corre sulla scalinata del Philadelphia Museum of Art al ritmo di Gonna Fly Now è un’icona, un archetipo, una leggenda.
La storia di questo “non-atleta” tutto cuore, uno che si allenava picchiando sulla carne del mattatoio in cui lavorava il suo amico beone Paulie, ha segnato intere generazioni: un antieroe puro Rocky, un poveraccio che partendo dal nulla si ritroverà a vincere il titolo mondiale dei massimi, passando necessariamente per momenti di crisi, lutti, lusso e poi ancora povertà, fino addirittura a portare i suoi guantoni in Russia, quando ancora la contrapposizione tra i due blocchi della guerra fredda teneva il mondo in bilico. Sono archetipici anche gli sfidanti che incrociano i guantoni con lo "Stallone Italiano": da Apollo - che poi diventerà il miglior amico di Rocky, fino alla morte sul ring del IV capitolo della saga - a Clubber Lang interpretato dal mitico Mister T degli A-team, fino a Ivan Drago e al suo leggendario "Ti spiezio in due".

Il ragazzotto italoamericano che beve uova crude, ma si innamora della ragazza schiva che lavora nel negozietto di animali, divenne un emblema della “poetica” di Stallone: da una parte, appunto, Rocky, muscoli e integrità morale, uno che viene dal basso, un incassatore che non svende i suoi ideali né per soldi, né per gloria e che, sempre nel IV capitolo della saga, urla al pubblico sovietico “Se io posso cambiare, se voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare”; dall’altra, qualche tempo dopo, Rambo il reduce del Vietnam con i fantasmi della guerra nella testa e la consapevolezza di non poter cambiare la propria natura.
40 anni dopo il cinema è cambiato, Mohamed Alì (che ispirò il personaggio di Apollo e improvvisò un simpatico siparietto con Stallone alla consegna degli Oscar) non c’è più, anche il pubblico è cambiato, il mondo intero è cambiato: eppure non manca mai qualcuno che, alla prima occasione utile, urli “Adrianaaaaa!!” e riaccenda il mito del pugile di Philadelfia.

 

Adriano Sgobba
21/11/2016

Pubblicato in News

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