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“Tutto quello che sono”, a Sarzana in scena il 26 e il 27 maggio lo spettacolo-redenzione dei detenuti di Villa Andreino

Testimonianza di come la cultura non sia solo trascendenza ma un forte strumento pragmatico di riscatto civile e sociale è il progetto Per Aspera ad Astra - Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza, promosso su tutto il territorio nazionale da Acri, associazione delle Fondazioni di origine bancaria, tra cui la Fondazione Carispezia, che ha reso possibile in 14 carceri italiane organizzare dei percorsi di formazione teatrale, grazie ai quali i detenuti possono cimentarsi in una delle più antiche e nobili arti, da sempre simbolo di libertà e crescita personale.
A prendere parte alla quarta edizione dell’iniziativa, quest’anno è stata anche la Casa Circondariale Villa Andreino della Spezia, i cui detenuti sono i protagonisti dello spettacolo Tutto quello che sono…con un tragico sorriso, a cura dell’Associazione Scarti, che negli ultimi anni è diventata nota con l’opera Incendi e il mediometraggio Ciò che resta, appunti dalla polvere, in scena giovedì 26 e venerdì 27 maggio alle ore 21.00 al Teatro degli Impavidi di Sarzana. A lavorare alla messinscena sono i registri Enrico Casale, Renato Bandoli e Simone Benelli; la costumista Tiziana Ferdani; e Alessandro Ratti, Daniele Passeri, Fabio Clemente impiegati nella realizzazione di scenografie, scenotecnica, luci e suoni.
Lo spettacolo, influenzato dall'azione scenica di Ettore Petrolini, dall'umorismo grottesco, è ispirato allo stile popolare del teatro di varietà e propone diverse forme di comicità attraverso l’uso di registri linguistici differenti. Commistione lessicale dal gusto surreale che «con un sorriso sulle labbra» non vuole solo intrattenere ma in primis portare sul palco l’elemento ‘tragico’ di esperienze umane ‘vuote’, per indagare e riflettere insieme allo spettatore sull’incomprensibilità della vita. Vita a cui non rimane altro che la ‘risata’ come arma di esorcizzazione.
Una profonda meditazione esistenziale, calzante, per chi, tra le sbarre, ha quel ‘vuoto’ come unico compagno.


Cristina Peretti  26/05/ 2022

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