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X Factor 11: (non) vincono i Maneskin

Dic 16

Fattore X. Viene da chiedersi esattamente che cosa sia, per come sono andate le cose durante l’attesissima finale dell’undicesima edizione di X Factor. Capaci di mandare in visibilio pubblico e critica settimana dopo settimana, superfavoriti, originali, rock, (auto)ironici, oltraggiosi, spocchiosi ma anche divertenti, i Maneskin non vincono. È questa, forse, la vera notizia. Lorenzo Licitra, una voce impeccabile e al limite della perfezione, si aggiudica la vittoria, solleva il trofeo e strappa un contratto alla Sony.
Quella di quest’anno è stata una delle migliori edizioni del talent show ritenuto tra i più moderni in circolazione. Tant’è… che il bel canto batte il rock.
Le polemiche non sono mancate: tra i giudici, escamotage e cambi di programma – pare – trovati dagli autori per “movimentare” la gara, concorrenti presi di mira e incapaci di sostenere le aspettative, la tensione e i ritmi del palco (come la chiacchieratissima Rita Bellanza, ai tempi delle audizioni data già come probabile vincitrice).
In finale, trasmessa su Sky Uno e in chiaro su TV8, arrivano Samuel Storm, Enrico Nigiotti, Måneskin e Lorenzo Licitra: quattro concorrenti diversi come il giorno e la notte ma ugualmente meritevoli, ognuno con una particolarità vocale differente. Duettano con James Arthur e Nigiotti si aggiudica l’esibizione migliore, intima e intensa. Ma esce – dopo Samuel – non prima di aver chiesto di cantare il suo inedito, “L’amore è”: cantautoriale, semplice, pulito e ben strutturato.Licitra003 19637 kfZG U11011501813281naC 1024x576LaStampa.it
Il duello all’ultima nota è tra Måneskin e Lorenzo Licitra. Come è andata a finire lo sappiamo già.
Mara Maionchi, giudice della categoria Over, si conferma una maga della discografia, una signora che a quasi ottant’anni, ci vede ancora molto lungo. Sa guidare e portare al successo gli artisti che si lasciano accompagnare e che hanno capacità vocali non indifferenti. E Licitra è sicuramente uno di questi. Con i Queen, Lady Gaga e Rihanna si è spogliato delle vesti inizialmente troppo “classiche” e ha convinto, con voce e esibizione potenti, arrivando a note per tanti quasi impensabili. Seppur il suo inedito, “In The Name of Love”, non sia niente di nuovo.
Manuel Agnelli, giudice dei Gruppi, ha valorizzato al meglio i suoi concorrenti, lasciando intatta la loro essenza. Come i Måneskin, la band romana composta da ragazzi di sedici, diciassette e diciotto anni, mai andati al ballottaggio. Internazionali, personali, forti in qualsiasi veste, che cantino in italiano o in inglese, una ballad o un pezzo rock. Il frontman Damiano è un animale da palcoscenico, definito più di una volta “icona fluida” capace di mettere d’accordo donne e uomini, giovanissimi e non. Un rebel rebel dal timbro leggermente graffiato, riconoscibile, che coniuga bravura e sfrontatezza. Seppur la sua ultima esibizione sia stata imperfetta. Una band dal groove irresistibile, che mescola vari generi – dal glam rock al R’n’B – in uno solo: il loro. I Måneskin catalizzano l’attenzione, esagerano. Non è bastato. Penalizzati, forse, dal loro carattere arrogante, che riflettono anche nel loro inedito “Chosen”. Niente trofeo ma portano a casa un disco d’oro.
La musica, soprattutto quando non è mainstream, probabilmente in televisione non basta. E a X Factor, definito il programma più avanguardista, questa rivoluzione musicale proprio non s’ha da fare.

Silvia Lamia
15/12/2016

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