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Un mercoledì italiano: Sergio Caputo incanta al Colosseo Jazz Fest

Lug 27

Panama in testa, occhialetti da sole con lenti fumè, camicia blu a motivi floreali, pantaloni bianchi e in mano la fedelissima chitarra: come un turista in vacanza alle Hawaii. Sale così sul palco del Parco del Celio, Sergio Caputo, ospite del Colosseo Jazz Fest, la rassegna interamente dedicata al jazz che arricchisce quest’anno la venticinquesima edizione de “All’Ombra del Colosseo”, kermesse romana riservata alla comicità.
La voglia di far musica è la stessa di trent’anni fa, quando il suo album d’esordio “Un sabato italiano” imperversava alla radio, scandito com’era da storie di colossali bevute e avventure più o meno galanti, testimone di una vita fatta di drink, sigarette e zero regole.
Nel concerto di mercoledì 15 luglio, accompagnato da un quintetto di straordinari musicisti (Alessandro Marzi alla batteria, Paolo Vianello al piano, Luca Pirozzi al basso e Massimiliano Zagonari al sax), il sessantenne cantautore romano ha ripercorso le tappe salienti della sua carriera e presentato alcuni brani del nuovo album, di prossima uscita, intitolato “Pop, Jazz and Love”. Quasi tutti i testi sono in inglese (l’autore ha vissuto e fatto musica per ben dodici anni negli States) e le storie, come suggerisce il titolo, sono storie d’amore raccontate alla sua, tipicamente surreale, maniera e in cui il trend Pop-Jazz, tanto caro a Caputo, emerge con forza e maturità. “Questo mio nuovo album mi piace – ha rivelato il cantautore nel corso della serata – e sono contento di averlo scritto. Se lo avesse fatto un altro, mi roderebbe un bel po’”.
Con l’eterea e morbidissima “I love the sky in september”, la gradevolissima “Everybody looks so beautiful in Paris” e “Cristina”, innamorato omaggio alla moglie Cristina Zatti, l’ultimo lavoro di Sergio Caputo si preannuncia un disco da ascoltare fino all’ultima nota. Ma a lasciare di stucco per l’atmosfera romantica e l’allegria contagiosa sono state anche le riproposizioni in chiave jazzistica dei suoi brani più celebri: da “Bimba se sapessi” a “Un sabato italiano”, da “Non bevo più tequila” a “Italiani mambo”, da “Metamorfosi” a “Il Garibaldi innamorato”. A deliziare ancor di più la serata è stata la travolgente simpatia dell’attore Max Tortora, ospite inatteso, chiamato sul palco per suonare al piano, a modo suo, la bellissima “Spicchio di luna”.
Fra lo swing e il jazz, fra il blues, il pop e le sonorità latine, Sergio Caputo ha regalato due ore di musica e parole che il pubblico capitolino avrebbe voluto non finissero mai, in un mercoledì qualunque, un mercoledì italiano.

Pierfrancesco Rizza 16/07/2015

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