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Un’eccellenza artistica, una profondità umana: Franco D’Andrea riceve il riconoscimento alla carriera

Apr 08

75 anni e non sentirli, potrebbe pensare qualcuno. Ma Franco D’Andrea, pianista e colonna portante del Jazz italiano contemporaneo, li sente e li sfrutta tutti. Così, come regalo per i suoi primi ¾ di secolo, si tuffa in un nuovo e audace progetto musicale che dall’8 aprile sarà in vendita sotto il nome di “Electric Tree”. Tre è anche il numero fortunato dell’album, che vede la collaborazione di tre differenti trio, per tre policromi volumi.
Franco D’Andrea rappresenta la radice più profonda alla base di una chioma sinfonica nella quale scorre nuova linfa. Jazz, elettronica e afrobeat si incontrano per dare vita a un viaggio del quale la direzione è tanto sconosciuta quanto attraente. I primi due CD, presentati mercoledì 6 aprile all’Auditorium Parco della Musica, vedono la collaborazione tra l’eclettico pianista di Merano, il sassofonista e suo decennale collaboratore Andrea Ayassot e Luca Roccatagliati, alias dj Rocca. Quest’ultimo rappresenta anche la grande sfida dell’intera idea, nata proprio durante un contest indetto da Radio 2, nel quale D’Andrea, in qualità di giudice, ha conferito il primo premio al jockey reggiano, sancendo anche l’inizio di una curiosa collaborazione.
«Il trio è la forma più piccola di gruppo» ha affermato il pianista, decidendo di prolungare i suoi 88 tasti nella vibrazione di un’ancia prima, e nelle svariate timbriche di un mixer. L’idea che sta alla base di “Electric Tree” è quella di una musica in grado di lasciarsi coinvolgere dagli stimoli del proprio tempo, in cui la tecnologia si afferma come elemento indispensabile nella vita di ciascuno e dunque, inevitabilmente, in varie forme d’arte. D’Andrea non ha indugi nell’ospitare un dj – che, dato il suo talento e le sue evoluzioni non banali, scambiò inizialmente per un vero e proprio musicista - nel suo Jazz, che da sempre si è contraddistinto per un’immancabile voglia di sperimentazione, riferendosi sì al passato ma senza mai rimanervene arroccato. È per questo che quasi metà del disco rinasce dalle ceneri di Miles Davis, che oltre a costituire una fonte melodica di ben quattro tracce (E.M., Electric Miles) è anche il mastice di un’idea musicale che non ha paura di ricrearsi nel suo farsi. «Questo è il jazz» ed è questo che è successo durante le registrazioni alla PMR, in cui un semplice soundcheck è oggi inciso come prodotto finito di “Electric Tree”. E in questa pianta scorre anche un’anima africana, nelle distorsioni del sassofono e nelle pelli incalzanti ricreate da dj Rocca, che con la stessa calma con cui s’introducono nelle pillole melodiche del pianoforte, mutano, senza fretta, in un rumorismo da circuito.
Avvolto in un’elegante custodia di velluto blu arriva inoltre, in occasione della conferenza stampa del 6 aprile, il secondo regalo che Franco D’Andrea riceve per il suo “75esimo compleanno. Per la sua straordinaria carriera artistica e il profondo legame umano e professionale che lo unisce alla nostra Fondazione”: un premio alla carriera, il primo rilasciato dalla Fondazione Musica per Roma, che, tramite le mani di José Ramón Dosal Noriega, celebra l’eccellenza di questo grande pianista.
Un grazie concertato, dunque, a un artista che continua a stupire con la sua irrefrenabile passione e che, tramite questa, ha ancora tanto da dare alla musica italiana.

Elena Pelloni 08/04/2016

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