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Prossime date:
2 agosto al Teatro Romano di Aosta
13 agosto in duo acustico allíAnfiteatro Comunale di Aglientu (OT)
23 agosto alla Spianata della Basilica di Assisi (PG)
28 agosto in duo acustico in Piazza Giubileo a Budoni (OT)
29 agosto in duo acustico e con i Tarantaproject a Frosinone

“Tu camminavi nell’inquietudine e la mia incudine era un cognome inesorabile un deserto di incomunicabilità”.
E allora proviamo subito a liberarci di quell’incudine che finirebbe per offuscare la lucidità di scindere padre e figlio: Cristiano De Andrè, sarà per la voce profonda e fascinosa temprata dalla nicotina, sarà per il ciuffo che scende a coprire parte del viso, ricorda tantissimo Fabrizio, ma le due ore del concerto di Villa Ada dello scorso 26 giugno rappresentano un affermazione di identità artistica distinta, diversa.
Eppure, quando ad aprire la serata sono le note di “Nel bene e nel male”, brano che Cristiano interpretava nel 1998 nell’ultimo tour del padre, sembra quasi di poter naufragare nel laghetto di Villa Ada, increspato dalle suggestioni.
La scaletta, però, è ben equilibrata e così, questi incastri di reportorio - tra successi del padre, brani dell’ultimo disco “Come in cielo così in guerra” e ancora pezzi di successo come “Lady Barcollando” e la stupenda “Notti di Genova”, tutto arricchito da aneddoti e sortite d’improvvisazione - compongono un mosaico acustico di assoluto valore artistico.
Sul palco solo tre elementi (Osvaldo Di Dio - chitarre, Davide Pezzin - basso e Davide Devito - batteria) e Cristiano, che come sempre si alterna tra chitarra, tastiere e violino, mescolando l’energia cupa di pezzi come “Il cielo è vuoto” alla goliardia del medley “Andrea - La cattiva strada - Un giudice”. Poi d’improvviso, tornano prepotenti le suggestioni: sul palco arriva Mauro Pagani - uno “zio” lo definisce Cristiano introducendolo - il compagno di tante avventure musicali di Fabrizio. Imbracciato il bouzouki, l’ex PFM esegue due brani da “Creuza De Ma”, prima di esibirsi con “suo nipote” e celebrare il capolavoro del 1984, riversando sul pubblico la magia di quei fonemi che compongono le liriche del disco.
L’ultima parte del concerto scorre veloce, fin troppo, e nonostante i canonici bis e il regalo finale (La canzone dell’amore perduto) elargito da Cristiano con il pubblico in piedi sotto il palco, la sensazione è quella di aver sospeso per due ore il contatto con la realtà, complice anche il fascino notturno del polmone verde di Villa Ada.
Dopo il concerto, Cristiano De Andrè ha salutato gli irriducibili rimasti ad aspettarlo; la pazienza è stata premiata anche da un paio di “rivelazioni”: è in preparazione un nuovo disco, una biografia e altre date verranno aggiunte a quelle ufficiali.
E allora, come suggerisce il brano “Disegni nel vento” che l’artista ha dedicato ai suoi figli e a giudicare da come Cristiano culli nell’ugola il ricordo paterno, sembra proprio vero che “Il figlio diventa il padre e il padre diventa figlio”.

Adriano Sgobba 31/07/2015

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