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Sipario rosso, buio, silenzio e atmosfera di sorpresa. È ciò che accade pochi attimi prima dell’inizio di ogni spettacolo teatrale. Ma si tratta di qualcos'altro: si sente infatti una musica lontana, gridi di guerra. Nell’oscurità, un fascio di luce illumina di taglio Alessandro Mannarino e la sua chitarra acustica. Tra le tappe del tour del cantautore romano, il Teatro Verdi di Firenze, ormai infestato dagli spiriti dei personaggi che abitano il suo Impero: Marylou, Deija, Babalù e i tanti animali tra cui i pesci del mare. Dopo più di quindici anni di carriera Mannarino ha creato un vero regno ma l'"Impero crollerà", il suo scopo è distruggerlo: «qualunque sia il tuo Impero, ovunque si trovi, qualsiasi nome abbia, ci deve essere da qualche parte un suono che lo farà crollare». La scelta di esibirsi nei teatri italiani è curiosa: si tratta della ricerca di uno spazio più intimo? Di un altrove sacro e ancestrale per mostrare i suoi dei? Un’operazione di protesta nei confronti dei luoghi comuni? Sperimentazione artistica?
Presentandosi come cantastorie, figura ormai Mannarino fotodiPaoloPalmieri1perduta, Mannarino pratica un recitar-cantando che ricorda qualche grande cantautore del passato; narra fiabe per adulti in cui non critica ma stimola la riflessione su temi più che attuali. Discutere di politica, religione, scienza, crudeltà umana, amore, famiglia, solitudine, paura e attrazione per l’ignoto non lo spaventa e se nelle prime canzoni lo faceva senza filtri, adesso usa sottili metafore; prendendo le distanze dal tema trattato, stimola un discorso critico disincantato, oggettivo, sincero. Si rivolge a personaggi diversi incontrati per strada o nei suoi viaggi. Nel tour 2018 porta con sé brani tratti dall’ultimo album "Apriti Cielo" (“Roma”, “Apriti Cielo”, “Arca di Noè”, “Babalù”, “Le Rane”), da "Al Monte" (“Malamor”, “Deija”, “Gli Animali”, “L’impero”, “Scendi Giù”, “Al Monte”, “Le Stelle”), e indietro nel tempo da "Supersantos" ("Rumba Mannarino fotodiPaoloPalmieri3Magica", “Serenata Lacrimosa” w "Marylou") e dal "Bar Della Rabbia", con versioni riarrangiate di “Tevere Grand Hotel” e “Me So’ Mbriacato”. Notevole la versione personalizzata di “Ultra Pharum”, il nuovo singolo composto con Samuel, alla cui musica associa le parole de "L'Onorevole".
Ogni titolo è una storia, ogni album un pellegrinaggio. Pensiamo ad "Apriti Cielo", esito artistico di un viaggio in America Latina. In quest’occasione assorbe e sperimenta sonorità etniche, come già in parte aveva fatto con “L’impero” e con i ritmi popolari italiani e balcanici degli album precedenti. I ritmi latini fanno danzare l'anima e l’organico strumentale, già ricchissimo, accoglie nuove idee dall’esterno. L’Impero di Mannarino è supportato da un esercito di musicisti poliedrici e di talento che non solo lo accompagnano, ma si esibiscono con lui in un unico e perfetto meccanismo contrappuntistico.
La scenografia è costruita su atmosfere ricche di ombre che rimandano a foreste esotiche inutilmente colonizzate. Una bandiera si innalza dai fumi del sottobosco e si fa guidare da un caldo vento. Un manifestante e un onorevole amplificano la propria voce con un megafono; sui visi, segni tribali di battaglia. Gli interpreti si esibiscono in penombra, quasi insinuandosi nel golfo mistico, facendosi sentire prima che vedere. La musica è palpabile, le vibrazioni sonore si fanno via via più forti fino a far crollare idealmente l’Impero dei pregiudizi che avvolge il nostro quotidiano, per trascorrere una serata di libertà in mondi incontaminati e per concludere con un grido di spensieratezza. E ricordando, infine, che dopo la spensieratezza di una sera in compagnia, si torna a casa guardando le stelle e chiedendo loro risposte, dimenticando che non sono altro che lo specchio in cui si proiettano i nostri pensieri.

Dove va a finire
il profumo delle stelle
che da qui non si sente…

Dopotutto, ognuno lotta contro il proprio Impero interiore.

Foto: Paolo Palmieri

Benedetta Colasanti 27/03/2018

 

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