Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Il trionfo di Mirkoeilcane: tra premi e applausi, esce il disco “Secondo me”

Feb 27

La primavera musicale arriva in anticipo per Mirko Mancini, in arte Mirkoeilcane, che raccoglie soddisfazioni e premi che ribadiscono ancora una volta quanto sia in ascesa la sua carriera. Non è passato molto tempo dalla sua esperienza a Musicultura (nel 2017 il pubblico dello Sferisterio di Macerata lo ha decretato vincitore del Premio Assoluto della XXVIII edizione del Festival della canzone popolare e d’autore) che ha iniziato a lavorare al suo secondo disco “Secondo me”, prodotto dalla Fenix Entertainment e disponibile nei principali digital stores e nei negozi dischi dal 9 febbraio; una data importante, quest’ultima, che Mirko ricorderà per essersi aggiudicato il Premio PMI alla musica indipendente, per il secondo posto nelle Nuove proposte del 68° Festival di Sanremo con il brano “Stiamo tutti bene”, per il Premio della Critica “Mia Martini” tra i giovani e per il Premio “Sergio Bardotti” per il Miglior Testo di tutto il Festival.
Mirkoeilcane ha scritto testi e musiche per altri artisti e nel 2015 comincia a dedicarsi alla carriera solista, pubblicando il primo album omonimo, che riceve sin da subito i favori della critica musicale (figura tra le cinquanta opere prime candidate alla Targha Tenco). Oltre all’attività di cantautore, si destreggia anche nella letteratura: “Whiskey per favore” è il suo primo romanzo, il cui titolo fa capo alla quarta traccia del suo disco d’esordio.
È con il secondo progetto discografico che l’artista romano conferma la sua essenza creativa autoironica e sempre pronta a mettere in discussione se stesso e gli altri. È quello che, ad esempio, accade nella prima traccia dell’album: una ballata, una hit dal “sapore di salsedine” e di autobus colorati da gente “che di bombe e di attentati non gliene frega niente”, presi dai selfie, dai lamenti e da ritmi latini alla Despacito: “Epurestestate” è una critica agli atteggiamenti di chi è prevedibile “come i finali di un film porno”, di chi viaggia sulle onde di mode passeggere e rincorre solo la superficialità delle cose effimere.
Se ne riparla a settembre”, ma non proprio. Promosso, Mirkoeilcane, che si presenta con ironia, attraverso melodie delicate che ripercorrono attimi di una storia d’amore e del cantautore che fa i conti con il suo personaggio e la sua personalità. Gioca, Mirko, con rime pungenti e divertenti. I mesi dell’anno vengono elencati uno ad uno; tutti loro si collegano a ricordi rievocati in metrica, sono i testimoni di un rapporto moderno e leggermente sociopatico. Nel finale del brano ritroviamo echi romani alla Niccolò Fabi e alla Daniele Silevstri, quando gli spiragli “dell’estate alle porte” si fanno sentire con voce leggera.
Beatrice”, terza traccia del disco, è un incontro di anime, una storia di parole che si rincorrono sulle onde del tempo che paga le bollette e gioca la partita della vita. Il vino odora di evasione, mentre una mano ne stringe un’altra sulle note di De André. In un coro si fondono due voci e salutano il finale della fuga, di quel gioco che si conclude con un pareggio, 1 a 1.
Poi Mirko racconta di Mario, 7 anni e mezzo; prende vita un’immagine nitida, scattata dagli occhi di un bambino, interpretata e recitata dalle parole del cantautore: “Stiamo tutti bene” galleggia su una barca, da dove lo sguardo si spinge oltre il mare, i silenzi intorno, tra le urla di dolore che ondeggiano. “Stiamo tutti bene” è la convinzione di poter immaginare quando sembra impossibile non farlo. Mario saluta il giorno che affoga i giorni, ogni barcone, ogni mare, abbracciando i compagni di gioco persi, quelli che perderà e quelli che riusciranno a vincerla, questa triste partita.

In “Per fortuna”, quinto pezzo dell’album, è molto evidente una polemica moderna: la dignità si compra a prezzo pieno, nessuna svendita; invece siamo noi a svenderci, rincorrendo le tendenze dell’ultimo momento. Una fisarmonica crea l’immaginario dell’utopia di una vita fatta di “una moglie bellissima che prepara il caffè e i miei figli che corron da me”. Ma è tutto un sogno: ci si sveglia tra i sudori della nostra esistenza, tra i conti da fare e i miti da sfatare. È la malinconia che si inserisce forte tra le note, facendo incursione tra i pensieri di una mente che corre, evade da una società fatta di frivolezze. L’uomo crolla e la sua vita viene accéttata.

E poi c’è “So’ cantautore”, quello che in tutta la sua romanità, tra un fischio e un altro, in maniera solitaria, canticchia tra le vie della città. È il suo destino: porte chiuse e marciapiedi da vivere. Una tromba richiama la batteria, poi la tastiera, poi il basso; si è al completo per far festa nella malinconia intrisa di prese di coscienza. Si sta giocando una partita? Se così fosse noi abbiamo perso, fingendo di essere furbi, mentre il cantautore, che scrive di vita e di amore, vince nel momento in cui “nun se sbilancia e pesa sempre le parole”.
Quindici minuti di silenzio occorrono per convincersi che “Domani Valentina” parte. È in quegli istanti che nascono fotogrammi, di valigie riempite di passi con cui occupare altre strade. Domani Valentina parte mentre ci si interroga già sul suo ritorno; le domande sulle colpe e sui rimpianti vengono silenziate dalla più dolce richiesta: “perché non ritorni da me”.mirkoeilcanecover
E si sente di nuovo Roma, introdotta da una chitarra che evoca l’amore per la città eterna; Mirkoeilcane dedica parole ai palazzi, alle strade a alle chiese; ai lampioni, quando vivono per illuminare la sua città natale. Roma conosce, Roma soffre. Roma sa dei furbi, dei tragitti delle macchine blu e di quelli che “se movono in nome de Dio”. Un’orchestrale consapevolezza è “Da qui”, che descrive l’“effetto capitale”: quello di chi l’ama e la odia, di chi ci nasce e di chi ci muore, di chi parte per poi tornare.
Gusti” è più rock e si differenzia dalle sonorità degli altri pezzi; ci sono Daniele e la sua musica indie, e ancora Luca alle prese con le canzoni di Dalla e dei Pooh; poi Enrico, Teresa, Silvio, Chiara, Michela, Marco e chi più ne ha, più ne metta. De gustibus non est disputandum? Forse questa è l’eccezione che non conferma la regola.
Con “Ventuno righe” Mirkoeilcane avvalora la tesi che lo vuole un cantastorie, consapevolmente o meno; questo è il brano: c’è chi fa i conti con il Bel Paese e quello che ha da offrire, e di sole offerte di disoccupazione ne farebbe volentieri a meno il cinquantenne Alberto Morelli. Il mondo se la ride mentre davanti ha chi piange. Di lacrime mute è composta la musica che accompagna le parole; la triste certezza di Alberto, che in ventuno righe scritte a mano raccoglie i suoi saluti, prima che i suoi occhi si chiudano per sempre. La firma è il suo finale.
È “Sulle spalle di Maria” che pesa la conclusione del disco; il “suo mondo piccolo” e le cose dimenticate e da dimenticare, grandi e troppo pesanti per lei. È teneramente triste e discreta, Maria, accarezzata dalle corde della chitarra, custodita perché sarebbe impossibile non renderle la forza delicata dell’amore.
Mirkoeilcane è proprionabbellascoperta; “Secondo me” è il goal di una partita già vinta da Mario, da Beatrice, da Alberto, da Mirko Mancini e dalle anime raccontate in musica, e da chi le riesce a sentire; ma anche dagli artisti ed amici che hanno lavorato nel disco, Domenico Labanca (piano), Alessandro Luccioli (batteria) e Francesco Luzio (basso).

Lucia Santarelli 26/02/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM