Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Raffaello Simeoni: fra ciaramelle e loop station

Giu 17
Raffaello Simeoni

Una composizione che trae origine dalla ricerca continua, si nutre d’uno spirito ancestrale e ne fa innesto per un ininterrotto percorso di scoperta: questo l’approccio di Raffaele Simeoni, artista vincitore della 15° edizione Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana, che verrà premiato tra 22 e il 26 luglio 2019 a Loano (SV) con il disco “Orfeo Incantastorie”.

Fortemente immaginifica la sua musica coinvolge tutti i sensi, sembra plasmare paesaggi, evocare sapori, profumi; plasmatasi nel corso di trentacinque anni, la sua nascita- ricorda il musicista- risale a quando egli aveva appena venticinque anni, quando, da poco formatisi, i Novalia risentivano e riecheggiavano di tutte le influenze del flusso “new wave” degli anni Settanta.

"Eppure mi è sempre rimasta questa passione per le tradizioni popolari"- ci dice cosi, l’autore reatino che, affascinato dalle culture orientali, sembra trarre l’ispirazione più profonda dall’organetto, i flauti, le ciaramelle di quella musicalità sabina, poi sorprendentemente miscelata a chitarre elettriche e loop station.

La radice si contamina, si arricchisce, si infonde d’una linfa inedita che contribuisce a rivelarne la preziosità intrinseca: del recupero delle storie, delle melodie popolari scaturisce una poesia antica che non ha paura di sporcarsi col nuovo, di cogliere influssi melodici e al contrario li incorpora producendo nuova bellezza.

Se il viaggio si fa tematica trasversale in tutti i brani di Simeoni, esso né modula le sonorità profonde, ne figura le suggestioni declinandosi come erranza continua, viaggio nell’anima delle cose, discesa che travalica i confini geografici: sebbene il gruppo d’origine si sia sciolto nel 2000, l’iter successivo ha rappresentato- afferma l’artista- l’evoluzione di ciò che all’interno di questo era stato fatto continuando, di conseguenza, a dare importanza al confronto e alla contaminazione con il mondo.

Nell’affermare la necessità di “rapporto carnale con gli strumenti” il cantante sabino si dedica di persona alla loro costruzione ritenendoli prosecuzioni dello strumento che più gli appartiene, la voce; egli è però anche musicista e “archeologo”; afferma infatti: “Ogni giorno cerco una luce, un’ombra ed intreccio le mie mani erranti”.

Giungendo oggi a questo “disco doppio”, uscito con l’etichetta Finesterre, si dimostra contento; è stato infatti premiato un “disco che sperimenta, che si dedica alla musica di tradizione nuda e cruda”, ma soprattutto un progetto del quale egli stesso sentiva da tempo l’impellente bisogno: come Orfeo, primo poeta della storia, anche questo autore va alla ricerca di un linguaggio lirico, ancestrale, volto ad una comunicazione diretta e viscerale che chiama in appello la natura stessa.

Giorgia Leuratti

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM