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Quando la musica parla di contagio e di pandemie: viaggio a ritroso alla ricerca del virus

Mag 12

Il Covid ha contagiato anche la musica: le produzioni a tema pandemico si sono moltiplicate in questi mesi, centinaia le canzoni alla voce Coronavirus su Spotify; gli artisti bloccati in casa si lanciano in dirette per i fan o concerti benefici a distanza, come su Youtube Together at Home di Global Citizen, Lady Gaga e co.; anche in Italia Euterpe non si ferma, molte le iniziative e i cantanti che come Elisa e Tommaso Paradiso si uniscono per la lotta al virus, in questo caso con l’inedito Andrà tutto bene messo a disposizione della campagna di governo a sostegno della Protezione Civile.

Eppure già in tempi non sospetti e con meno strategie di marketing, il contagio, il virus e l’epidemia sono stati soggetto di composizioni musicali, facendo riflettere profeticamente sull’argomento. Chi ha parlato e chi continua ancora a parlarci di questi temi?

Renato Zero è uno di questi, nel 1982 scrisse Contagio, brano che, soffermandosi sull’isolamento, i doveri, i divieti e le mancanze, sembra una perfetta fotografia di oggi.
«L’epidemia che si spande / L’isolamento è un dovere oramai… / Dare la mano è vietato, se mai / Soltanto un dito e l’errore/ Punito sarà»

Un’altra interessante riflessione, tesi che tra podcast, interviste e interventi televisivi spesso risuona nelle nostre case, è quella della pandemia vista come sintomo, segnale della natura, della terra che cerca di comunicare il suo malessere e di riprendere i suoi spazi. Bjork, con il concept album Biophilia, tratta l’argomento della natura già nel 2011, in particolare con Virus, parassita che ama una cellula al punto da distruggerla.

 

Cliff Martinez nello stesso anno firma la colonna sonora di Contagion (2011): archi, suoni elettronici e ambient riescono a catturare la concitazione, il timore e la paranoia presenti nel film, così come nei gesti e nel vissuto di questo 2020. Perfetta soundtrack della pellicola come delle nostre ansie attuali.

L’esperimento musicale più riuscito a tema malattia e contagio, elogiato da Wire, è però forse Quarantine (2012) della compositrice ambient-elettronica Laurel Halo. Nell’album si affronta la quarantena dal malessere fisico all’isolamento, dalla mancanza di contatto alla mancanza d’ossigeno come nella profetica Airsick, che ci riporta subito ai respiratori, alle mascherine per strada, ai disinfettanti nebulizzati nell’aere, ai frenetici gesti delle mani che si sfregano tra acqua e sapone antibatterico.

Nel 2013 gli Ska-P, invece, con Epidemia S.L. esprimevano i loro dubbi sul rapporto tra lobby farmaceutiche ed epidemie, rappresentando alla perfezione l’atmosfera populista da cospirazione complottista che si può respirare ora tra fake news, strumentalizzazione e ignoranza.

Ed oggi nel 2020, Neil Young propone una nuova versione di Shut It Down. Parole oracolari già nella prima versione rilasciata nel 2019: “La gente cerca di vivere in un mondo che affronta questa minaccia…devi chiudere l’intero sistema / È il solo modo in cui possiamo essere liberi / Devi chiudere l’intero sistema / Ricominciare e ricostruirlo per l’eternità”. I fan rispondono inviando al cantautore moltissimi messaggi per confermare quanto il brano ora assuma un nuovo significato.

Vinicio Capossela riattualizza la sua Peste, collaborando con Young Signorino in +Peste, svecchiando suoni ed epidemie che in realtà sono senza tempo e ritornano in nuovi contesti, in altre vesti, ma micidiali come sempre.

Bono Vox, invece, condivide in rete un inedito. La star degli U2 scrive Let Your Love Be Known di getto, solo un'ora prima di pubblicarla. L'ispirazione arriva dal popolo italiano e dalle decine di persone che in questi giorni hanno voluto esprimere la loro speranza cantando da un balcone: “Non puoi toccarti ma puoi cantare sui tetti / cantare per me al telefono”

Anche Checco Zalone ha scritto un brano dedicato al Covid: L'immunità di gregge. Il video, girato con Virginia Raffaele, contiene un omaggio a Domenico Modugno, cui Zalone si ispira. Il testo racconta di un amore che si sarebbe dovuto "consumare" il 9 marzo, sogno sfumato per colpa del lockdown.
“Vorrei pià a cazzotti er cielo co le mani / Poi penso a tutto quello che me manca / E me dico: tutto questo sarà 'n sacco più bello domani”

Non si tratta di un cantautore, ma anche la star degli Actual, Lorenzo Bocci, ha scritto una bellissima poesia pubblicata sui social, che descrive ciò che adesso ci manca di più: la quotidianità, lo stare insieme per puro piacere e che si chiude con un messaggio di speranzosa rabbia.

E se non bastassero gli artisti a esorcizzare il coronavirus con la musica, ci pensano gli scienziati del MIT, traducendo le sequenze di amminoacidi del virus in suoni, ritmi e vibrazioni. Il risultato è un’ora e 49 minuti di una melodia che, pur rappresentando un virus letale, si presenta inaspettatamente rilassante e soffusa. Alla luce di questa rivelazione, vista la dolcezza della melodia, Killing me softly with his song dei Fugees diventa l’ultimo pezzo che risuona profetico con cui concludiamo questa esorcizzazione.

Sara Moscagiuri, Alessandro Perri