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Presentato all'Expo il Calitri Sponz Fest: il festival itinerante di Vinicio Capossela

Lug 27

Dall'Irpina a Milano, dai vicoli di Calitri ai padiglioni dell'Expo. È il viaggio del festival popolare ideato e diretto da Vinicio Capossela, il Calitri Sponz Fest. Nonostante sia nato ad Hannover, il cantautore ha sempre sentito un forte attaccamento per la terra dei propri genitori, l'Irpinia, alla quale ha dedicato il suo ultimo romanzo "Il Paese dei Coppoloni".
Il Calitri Sponz Fest è nato nel 2013 come opportunità di "ricreo" di alcune ritualità popolari. La prima edizione aveva come tema lo sposalizio, vero e proprio evento nelle terre dell'osso appenninico, descritto in uno dei brani più celebri di Capossela, "Al veglione". Nel 2014 lo Sponz Fest aveva come sottotitolo "Mi sono sognato il treno": un suggestivo viaggio attorno alla "cerniera dentata", la linea ferroviaria – ferma dal 2010 – che collegava Avellino con i paesi interni dell'Irpinia fino a Rocchetta Sant'Antonio e Lacedonia. Sul tema edipico Capossela ha costruito le più belle pagine della sua discografia e ha voluto riscoprire, assieme alla comunità, la magia di quella frontiera inaugurata nel 1895.
Dal successo delle prime edizioni, il Calitri Sponz Fest – che anima anche i centri di Conza, Cairano, Andretta e Aquilonia – è riuscito ad avere una cassa di risonanza più ampia, quella dell'Expo. Il 30 giugno, infatti, il musicista ha presentato l'iniziativa al padiglione Irpinia introducendo il tema dell'edizione 2015: "Alla ricerca dei Siensi perduti - Sui sentieri dei muli e dei miti". L'Irpinia è fatta di luoghi e storie raccontate, ma che in pochi hanno ascoltato. E il senso del festival è quello di riscoprire e riascoltare quei miti popolari che ci ricordano sempre di cosa siamo fatti. Orpello della presentazione – oltre ai videoracconti delle scorse edizioni – la creazione di "Spiedini di letteratura e vol au vent di canzoni", in barba a chi dice che con la cultura non si mangia.
Anzi, l'idea è proprio questa: impregnarsi di cultura popolare, "originaria", per una settimana. È ciò che sta alla base della parola "sponz": imbeversi, inzupparsi, rendersi fradici. Un termine onomatopeico che normalmente si accosta al baccalà – unico pesce che un tempo raggiungeva i paesi dell'interno – che necessita di sponzare, appunto, tre giorni prima di essere mangiato.
Le date di quest'edizione? Non sono ancora certe. Capossela ha indetto un sondaggio ai compagni "sponzanti, accappanti e viandanti" per scegliere tra due opzioni: dal 10 al 16 agosto, giorno di San Rocco, o dal 24 al 29 agosto, notte di plenilunio.
"Sponzati come baccalà" nel nume dell'Abbondanza, tra quadriglie, canti e mangiate da sposalizio, in un "polmone che lascia spazio all'immaginazione": l'Irpinia di Vinicio Capossela.

Daniele Sidonio 01/07/2015

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