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La fucina musicale di Johann Sebastian Punk, tra glam, teatro e musica colta

Dic 10

Phoney Music Entertainment” di Johann Sebastian Punk è un corpo celeste incandescente che precipita nell’atmosfera con un forte impatto. Si apre con la fulminante “Mankind Blues” che lascia solo vagamente presagire ciò che verrà: il secondo brano “Confession”, accorato e dai contorni pastorali, viene trainato da un cantato, quello di Massimiliano Raffa, naturalmente incline a coniugare un approccio internazionale con un’improntaJsp3 intima e cantautorale. Ma non solo: Johann Sebastian Punk procede in modo trasversale anche sulla linea spazio-temporale e, dagli anni Sessanta ai Novanta del Novecento, torna indietro, alla Germania del Seicento, passando attraverso il glam e il pop più limpido. “Tragedy” si addentra nella selva oscura tra prog e Barocco, con evidenti citazioni classiche, mentre con “Samba da Segunda-Feira” ci si sporca del fado di un Portogallo che potrebbe essere quello di alcuni racconti di Antonio Tabucchi. “The Quintessential” spalanca le porte al pop con un refrain molto orecchiabile, ma è con “Insanity Fair” che Raffa gioca i suoi assi: tastiere e melodie surf incontrano gli spunti di una ballad rock, per poi sdoganare archi leggiadri e un inserto di elettronica che schiaffeggia.
I riferimenti musicali dell’autore passano in rassegna per diventare allestimenti scenografici, e ogni brano diventa, così, un ambiente. “Phoney Music Entertainment” sembra pensato come se fosse una città con i suoi sobborghi, le luci spente degli appartamenti e quelle accese, gli edifici diroccati e le auto che sfrecciano tra le rovine del passato. Johann Sebastian Punk spazia deliberatamente dal divertissement alla sperimentazione più rigorosa e -sia chiaro!- si rivela in grado di tenere le redini di queste divagazioni. La scelta molto varia degli strumenti è la conferma della hýbris che percorre tutto il disco: alle immancabili chitarre e percussioni da rock old school si accostano elementi più ricercati, come pianoforte, sitar e viola, per arrivare a leziosissimi flauti, glockenspiel e mellotron.

Jsp2In alcuni punti viene da chiedersi, tra la curiosità e l’irritazione, quale sia il collante che tiene unite insieme le facce di questo poliedro: ed è proprio art for art’s sake la risposta. “Phoney Music Entertainment” è un album intriso di un’estetizzazione sfrontata, che parte dal collage sonoro per farvi ritorno, svelando, lungo il tragitto, panorami musicali di ampissimo respiro. Corre il rischio di incastrarsi nel citazionismo e non trovare più via d’uscita, ma fa bene: dimostra, così, di saper virare prima di cadere nel già detto. Con questo suo secondo album, Massimiliano Raffa si rivela deus ex machina di un progetto musicale compiuto e circolare, capace di chiudersi sull’ascoltatore per farlo prigioniero.
Un’opera, nella sua complessità, ben studiata: il dandismo si fonde con l’art rock e la meticolosa ricerca sfocia in un’armonica raffinatezza espressiva, tanto musicale, quanto linguistica. “Phoney Music Entertainment” è l’antro di un alchimista musicale dove, alla ricerca della pietra filosofale, si procede con esperimenti e innesti ricercati, intricati e intriganti.

Letizia Dabramo
12/12/2017

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