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Pete Doherty e Carl Barat entusiasmano il Fabrique di Milano

Lug 27

Sono tornati. Dopo i litigi, dopo i Babyshambles e i Dirty Pretty Things, Pete Doherty e Carl Barat hanno riunito i Libertines, hanno registrato un nuovo album in Thailandia ("Anthems For A Doomed Youth", in uscita il 4 settembre) e stanno portando avanti una tournée che sabato 4 luglio ha fatto tappa al Fabrique, nuovo tempio dell'indie-rock milanese.
La reunion vera e proprio è avvenuta l'anno scorso ad Hyde Park di fronte a un pubblico di 65 mila persone letteralmente in visibilio; a Milano, c'è stato grandissimo affiatamento ed entusiasmo, malgrado il locale non fosse completamente esaurito. Ciononostante, appena si accenna al riff garage punk di "The Delaney" inizia un concerto di un'ora e tre quarti caratterizzato per lo più da una sorta di delirio collettivo: la scaletta è praticamente il best of dei due album cult "Up The Bracket" e "The Libertines". Ed ecco che filano via "Vertigo", l'acclamatissima "Time For Heroes", la romantica e un po' sbronza "Music When The Lights Go Out", l'infallibile "Boys In The Band". C'è spazio anche per alcune anticipazioni del nuovo disco: "Gunga Din", uno di quei tipici esempi di derivazione strummeriana, la beatlesiana "You're My Waterloo", e la nuovissima "Barbarians", suonata per la prima volta in assoluto.
Quello che lascia davvero estasiati i festanti adepti, però, è la sincera e commossa alchimia che si respira in maniera palpabile tra Doherty e Barat. E ciò accade in modo particolare nei pezzi in cui alternano le voci, per poi ritrovarsi a cantare insieme: spesso e volentieri, i due si avvicinano allo stesso microfono, si guardano negli occhi, e si sfiorano le labbra, come a ribadire la ritrovata unione in maniera quasi carnale.
Commuove la bellissima "The Man Who Would Be King", e lo stesso accade nei bis quando parte l'attacco dell'autobiografica "What Became Of The Likely Lads". Il concerto si chiude con la mitica "Don't Look Back Into The Sun", e Barat si trova costretto a frenare Doherty, che allunga il giro di chitarra: segno di una freschezza e di una voglia di suonare che forse mancava dagli esordi.

Emiliano Dal Toso 06/07/2015

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