Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

"Non puoi prendertela con la notte", l'assenza di gravità nella musica di Cadori

Dic 05
Artwork by Cripsta

"Non puoi prendertela con la notte" è il progetto di Giacomo Giunchedi aka Cadori, uscito a settembre per l’etichetta Labellascheggia. Se si dovesse incasellare in un genere specifico, andrebbe oltre il cantautorato da chitarra in spalla. Se volessimo andare alla ricerca di una denominazione specifica, assieme a quest'ultimo si mescola qualcosa che sta tra il dream pop e l’indietronica.
Già dai primi ascolti ci sono continue sfumature cangianti, cambi d’umore, rimpiazzi di suoni che puntualmente in ogni brano mutano per lasciare spazio a suggestioni che dall’ambiente acustico si traspongono al mezzo elettronico. Questi e altri sono i caratteri del progetto Cadori, che è riuscito a produrre un albumCadori by Francesca Cicala con un’accuratezza di cui si deve dare merito anche alle registrazioni di Roberto Rettura e ai mixaggi ai quali hanno concorso Michele Postpischl, (produttore, forse più noto al pubblico come batterista degli Ofeliadorme) e Justin Bennet.
"Quello che resta" - cantata assieme ad Aurora Ricci - e "KFM", introducono, negli arpeggi di chitarra e nei sussurri, a un’impronta che imprime a tutto l’album sfumature completamente eteree, dai suoni alle voci. Una delle caratteristiche di Cadori è anche la parsimoniosa dedizione per le parti strumentali, che rendono piacevolmente imprevedibile l’ascolto. I tappeti sonori sono accattivanti, ricchi di atmosfere ed effettivamente immergervisi non è difficile. Addentrandoci nel cuore dei brani arrivano piccole e piacevoli distorsioni, le migliori in "Canzone dei Trent’anni" e "Guai".
Il gioco del dream pop che ha catturato l’attenzione sull’album è "Benzina", che compare come quinto brano integralmente cadoriano. Costante, irrequieta senza mai irrompere in un'esplosione, il carburante di Cadori sprigiona un fuoco tenace e blu, blu come il più caldo e agghiacciante dei colori. "Benzina" è un po’ apologetica di tutto l’album. Se brani come "Astrid" lasciano un po’ di pallore ai colori d’insieme, altri come "Santa Mattina" sono sintomi di un’ottima influenza della musica contemporanea sulla sua produzione.


La seconda parte del disco è dedicata a toni dal sapore metafisico, rimbombante, e alla partecipazione di due personaggi della scena bolognese come Giulia Olivari e Andrea Lorenzoni per alcune tracce. Le risposte migliori si trovano in "Naoko" e "Siena", brani dalla leggerezza e dall’aspetto profondo e volubile, dove emergono groove intriganti in un ambiente elettronico ben preparato e dove non si può fare a meno di risentire sentori Safariani.
Chiudono l’album "Cauntri#3" e "Audrey Hepburn", che si scoprono come tracce più terrestri, avvolte nel canto e in ritmi piacevolmente più classici. Una debolezza compositiva - che va oltre il senso del lo-fi - talvolta è la riduttività delle basi elettroniche, che comunque lasciano trasparire il potenziale di un carattere trasversale e curioso in Giunchedi. L’insieme, il risultato di un album del genere, si somma alla personale e intima crescita di un cantautore che sfocia posivitamente oltre i confini canonici della chitarra.
Dategli un ascolto

Emanuela Platania 05/12/2017

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM