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“Nerissimo”: il nuovo album di Teho Teardo & Blixa Bargeld

Apr 15

Esiste un mondo dove forse un giorno approderemo. Una terra misteriosa, dove non si lotta per la sopravvivenza, ma s’insegue una nuova musica. Un universo in cui ognuno di noi sarà libero di sperimentare oltre ogni possibilità, dove non si avrà paura della morte, perché sarà già stata sconfitta nella vita precedente. Un nuovo tempo, un diverso spazio in cui poter esprimere liberamente se stessi. “Nerissimo” è il mondo in cui siamo? O la rappresentazione di ciò che avverrà? O forse ancora, una spinta propulsiva a decolorare il nostro universo, per ridipingerlo con infinite nuove sfumature visive e sonore?
Forse “Nerissimo”, il nuovo album di Teho Teardo & Blixa Bargeld, uscito l’8 aprile per la “Specula Records”, è tutto questo e ciò che non riusciamo ancora a vedere. “Nerissimo”, un disco eccentrico, eretico, fantasioso, tragicamente realistico. Il brano d’inizio, in inglese e quello finale, in italiano. Una dichiarazione di precisa identità, la convergenza di stili diversi, uniti dallo stesso illuminante obiettivo: la visione sferica di un pensiero, che si attualizza in un tempo di andata e di ritorno. Il nero è un colore oscuro, il suo superlativo lo è ancor di più; include una visione destabilizzante, è ciò che va oltre il tangibile, racchiude tutti i colori. Il “nerissimo” esiste nella nostra mente. Non si ritrova sempre nella struttura musicale, bensì nella formazione del suo contenuto semantico. “Nerissimo” è una monade indipendente, connessa all’interno di una dimensione di astronomia musicale, in cui ogni struttura, alla fine si lega all’altra. Sebbene il sodalizio artistico tra i due musicisti fosse già stato sperimentato in “Still Smiling” (2013), la nuova creazione è stata ideata e concepita in tre anni, per essere vissuta e consegnata a quell’aldilà buio, dove gli abitanti rumorosi diventeranno tutti “gentili con gli spiriti”. Un disco attuale, visionario, ascetico, anche speranzoso, è costruito insieme a quattro violoncellisti, allo straordinario jazzista Gabriele Coen (clarino basso) e al musicista inglese David Coulter, che suona uno strumento originale (la sega).
Sia per la cover dell’album, che per il video del brano “The Beast”, gli artisti si sono ispirati a un celebre dipinto del 1533 di Holbein il Giovane, “Gli Ambasciatori”. Un’opera che celebra una visita ufficiale, un incontro tra due amici e la fierezza dei loro sguardi. Nel dipinto di Holbein il Giovane tutti gli oggetti sono simboli delle arti liberali e alludono alla caducità delle cose terrene, umane. I nostri artisti scelgono di eliminarne alcuni. Scompare il crocifisso e il pavimento diventa un tappeto alla Jackson Pollock, un evidente riferimento alla contemporaneità. Nei loro sguardi c’è fierezza, anche molta autoironia; il loro è una riflessione sulla verità e sulla finzione, sulla fedele rappresentazione della realtà e sulla sua mistificazione. Da una divertente emulazione di un modello, si passa a una riflessione arguta sul senso della vita e della morte, in una sorta di doppio livello della finzione.
Si ha la sensazione di aver scoperto una strada che ci condurrà verso la verità, come in “Ich bin Dabei” (“Io ci sono”), un brano assertivo, capace di mettere in luce suoni esplicativi dell’angoscia e della disillusione nei confronti del proprio tempo, per poi scoprire in “The Empty Boat” (cover di Caetano Veloso), che forse era tutto un gioco. Un suono ipnotico, sensuale e seducente, ci attira verso un territorio sonoro complesso e variegato. Fa da cornice al brano il video girato dalla giovane regista romana Francesca Mazzoleni, il cui sguardo poetico permette di cogliere la spiritualità anarchica e la potenza espressiva dei due grandi artisti. Teho Teardo e Blixa Bargeld costruiscono strutture musicali innovative e radicali, ancor più sperimentali e rappresentative di un sistema sociale alterato, osservato con una lente deformante, che stimola il pensiero e la creazione di una musica, simile a un grido distorto del genere umano. Come nella storia della regina “Ulgæ”. Una sorta di poema eroico musicale, in cui Bargeld alterna vocalizzi demoniaci e dissonanze insistite per rappresentare i personaggi, a una voce chiara e profonda nei panni del narratore. Un brano fantascientifico, un’opera microbiologica, un evento isolato, avvolto da un’aura eterea.
La destrutturazione del linguaggio e della composizione musicale, l’ingresso di interferenze “industriali”, insieme a incisi di musica classica, o a frammenti di brani presi dalla radio, sono parte di “Nirgendheim”, un brano cantato in tedesco, vicinissimo alle elaborazioni “muzakiane” degli “Einstürzende Neubauten”, o a quella componente di casualità, che ora viene elaborata con strumentazioni più raffinate e uno studio analitico della partitura. Una dialettica intensa tra Roma e Berlino e una mescolanza creativa di lingue (tedesco, inglese, italiano), animano l’idea di un legame umano e artistico che si reinventa per esplorare l’estrema collisione manichea nel mondo. Nella sperimentazione, nella ricerca di un campo incontaminato dove cogliere le potenzialità del suono, è racchiuso, probabilmente, il senso di un disco propositivo nell’intenzione, ma costretto a scontrarsi con un mondo “Nerissimo”, materico e ingannevole. Quando il cerchio si chiude, si ha la sensazione di essere stati in una dimensione ultraterrena, accompagnati dai due “Ambasciatori” dell’uomo, con il suo bisogno ancestrale di tornare meravigliosamente alla natura.

Serena Antinucci 15/04/2016

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