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Musicultura 2015: vince Gianmarco Dottori, standing ovation per Vecchioni

Lug 27

"Un plebiscito. Tutte le altre canzoni erano molto orecchiabili, ma questa è destinata a diventare popolare". Il direttore artistico Piero Cesanelli commenta così la vittoria stracciante di Gianmarco Dottori alla 26° edizione di Musicultura.
Il cantautore romano, quando sale sul palco, è una sentenza. Scafato, sicuro di sé durante l'esecuzione di "Dannata felicità", gioca con il pubblico, lo coinvolge, gli dà del "tu". E propone una canzone dal ritornello sanremese, sussurrato e urlato, a cornice di un testo sulle difficoltà dell'amore e del rapporto con l'altro sesso. Stile e tono di voce vicini ad Alessandro Mannarino, se si vuole. Gianmarco Dottori ha forse l'idea meno originale tra i concorrenti in gara, ma la sua è quella vincente, a metà tra pop e canzone d'autore. "Vedi tornerà, dannata la felicità": il pubblico ha bisogno di un ritornello da imparare a memoria, un ritmo su cui battere le mani a tempo.
L'arrivo a Sanremo nel 2008 insieme a Vincenzo Micocci - sponsor niente male uno che ha prodotto De Gregori, Rino Gaetano e Venditti - l'apertura a Ligabue allo Stadio Olimpico nel 2010, il duetto con Ed Sheeran a The Voice nel 2014, sotto l'ala di Noemi. Dottori è approdato a Musicultura già grande e la sua esperienza ha fatto la differenza su un palco prestigioso, che ha intimidito gli avversari. I padroni di casa Turkish Cafè non ce l'hanno fatta, nonostante la vivacità del loro brano e la presenza di uno scatenato fan club sugli spalti. "Soldatino" di Chiara Dello Iacovo si è aggiudicata, dopo la migliore interpretazione, il Premio della Critica. Non male per una ragazza di 19 anni. Il clown in malarnese Davide Di Rosolini si è consolato con il premio dello sponsor "Sapore di Mare".
Ma la serata conclusiva è quella del grande ospite, Roberto Vecchioni. Il Professore prima si cimenta in un brano in greco calabro - era questa un'edizione fortemente connotata dal punto di vista dialettale - duettando con la splendida Francesca Prestia; poi rimane solo sul palco e rapisce lo Sferisterio con "Figlia": "Ora la persona a cui ho dedicato questa canzone ha 40 anni. E ha anche due bambine. E la cosa straordinaria è che queste due bambine hanno due mamme perché mia figlia ha una compagna con cui ha deciso di formare una famiglia. Questo è meraviglioso e io mi sento un padre fortunato". Parole di una sensibilità strabiliante, di una profondità unica, sconosciuta probabilmente a chi, in questi giorni, ha invece deciso di gettarsi in manifestazioni ben poco credibili. Spazio poi alla melanconia, alla commozione vera e propria, quando il Prof. intona "Luci a San Siro": standing ovation inevitabile. Vecchioni ringrazia Musicultura "per scegliere giovani che hanno qualcosa da dire tra tanti che invece sono animati solo da un'ottica commerciale. Non importa quanto vivi ma con quanta luce dentro, non importa quante canzoni fai ma quali". Chapeau.
Prima di lui sono Syria e Amara a infiammare lo Sferisterio. Una regala a Macerata pezzi del repertorio di Mina, Gabriella Ferri e Ivano Fossati, l'altra coccola e coinvolge l'Arena con la sua voce graffiante. La buonanotte tocca invece a Dario Brunori, una delle figure più interessanti nel panorama indipendente. La sua ironia e i suoi testi convincono lo Sferisterio, che si lascia totalmente andare alle note di "Mambo reazionario".
Una serata che è il culmine di tre giornate sempre in crescendo, cominciate con Capossela e finite con Vecchioni. Il mix ubriacante - così lo ha definito Fabrizio Frizzi - di giovani e big per tre giorni ha avvolto una città educata, che ha risposto in maniera esemplare alla chiamata. La speranza è che le parole di Piero Cesanelli, "Siamo in difficoltà", non siano presagio di qualcosa che in Italia accade ormai troppo spesso. All'anno prossimo, Musicultura.

Daniele Sidonio 21/07/2015

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