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Musicultura 2015, la prima serata: Fabi e Capossela da brividi allo Sferisterio

Lug 27

"Forse avrei potuto scrivere Il Paese dei Pistacoppi. Ma ormai è tardi". Debutta così Vinicio Capossela sul palco di Musicultura, ingraziandosi il pubblico maceratese prima di uno spettacolo ad hoc sul rapporto tra la musica e la letteratura. Il cantautore irpino, premiato dalle Università di Macerata e Camerino per "alti meriti artistici", dimostra di essere un attento cantore del detto popolare: "Pistacoppi" è infatti lo "stortonome" dei maceratesi, spesso usato in antitesi agli abitanti di Civitanova, detti "Pesciaroli".
Una performance emozionante per tanti motivi, che transuma note dalle pagine dei libri. Perché la sua voce rimbomba nella magica arena dello Sferisterio e ha un tono epico, mistico; perché chi lo ha sempre amato rinasce vedendolo nuovamente imbracciare la chitarra. E poi per "Ovunque Proteggi", con cui si raggiunge il picco emotivo della serata: brano stupendo, eseguito al piano dopo aver letto un passo dell'Ecclesiaste sul tempo. In mezzo, la figura profetica di Tiresia, "La faccia della Terra" ispirata a "Le avventure dell'Ohio" di Anderson e due letture dal suo ultimo romanzo, tra odi alla luna e ululati stridenti. La chiusa è affidata al "Paradiso dei calzini", ironica riflessione sull'epica amorosa del calzino.
Ma riavvogliamo il nastro. La serata comincia con i primi 4 finalisti, che si esibiscono a ruota sotto l'ala di Fabrizio Frizzi e John Vignola di Radio 1. I Turkish Cafè, accompagnati da un nutrito fan club sugli spalti, rompono bene il ghiaccio con una performance pulita. Il tessuto melodico di "L'amore cade addosso" avvolge lo Sferisterio e non a caso la band di Macerata si aggiudica il Premio Siae alla miglior musica.
Ironico e profondo al tempo stesso, vestito da clown in malarnese, Davide Di Rosolini allieta il pubblico con un mini show in compagnia del peluche Arturo. "Che fine ha fatto la poesia" è un mix di ironia, melanconia e serietà che lo porta a contendersi il premio finale.
Convincente la prova canora di Artù, ma "La vecchia ha un dente di bronzo che a me sembra bianco perché sono sbronzo" è forse troppo sottile e non arriva a tutti. L'idea di descrivere ermeticamente la figura della nonna è però delicata e deliziosa.
Briosa, curiosa ed esplosiva Chiara Dello Iacovo. "Soldatino" è un brano rabbioso sulle paure per il passaggio all'età adulta, cantate in costume "militare" per rendere meglio l'immagine al pubblico. Obiettivo centrato, perché la 19enne di Asti si aggiudica il premio per la migliore interpretazione.
Ad aprire la rosa dei big ci pensa invece Niccolò Fabi, accompagnato dallo GnuQuartet. Una scaletta da brividi quella del cantautore romano, resa ancor più romantica dalla pioggia che per qualche minuto bagna lo Sferisterio: "Oriente", "Una buona idea", "È non è", "Solo un uomo", "Costruire" – con cui aveva meritato un'emozionante standing ovation nell'ultimo live all'Arena di Verona – e un sentito omaggio a Ivano Fossati con "Lindbergh", "una delle più belle canzoni sul viaggio mai scritte". Poetica l'interpretazione di Fabi, che riesce a unire doti canore, sentimento e capacità strumentali, creando un effetto onirico su chi lo ascolta. La dedica di "Costruire" ai ragazzi in gara, poi, aggiunge quel pizzico di doti umane che non guasta mai.
La serata viene chiusa da una vivace Chiara Galiazzo. "Il rimedio la vita e la cura", "Io che amo solo te" – omaggio a Sergio Endrigo – e "Over the rainbow" i brani con cui l'interprete padovana dà la buonanotte a Macerata.
Quello del 19 giugno è insomma un prologo convincente, perché tutti i tempi sono giusti, e fortunato, perché la pioggia non fa mai sul serio. Stasera e domani il concorso continuerà, come la querelle di super ospiti che renderanno omaggio a due Muse sempiterne, la Musica e la Cultura.

Daniele Sidonio 20/06/2015

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