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Modena City Ramblers live all'Eutropia: pugni chiusi a Testaccio per la festa di Amnesty

Lug 27

Scaletta:
Clandestino (Manu Chao cover)
Ahmed l'ambulante
Morte di un poeta
If I Should Fall from Grace With God (Pogues cover)
Rock the Casbah (Clash cover)
Occupy World Street
The Ghost of Tom Joad (Bruce Springsteen cover)
Prega Crest (Pierangelo Bertoli)
The Trumpets of Jericho anniversario eccidio di serbrenica
Crookedwood Polkas
In un giorno di pioggia
Mala vida (Mano negra)
Viva la vida
Chan Chan
Sidi H'Bibi
Ebano
Pasta nera
Saluteremo il Signor Padrone
Per i morti di Reggio Emilia (Fausto Amodei cover)
Bella Ciao
 
Encore:
Fischia il vento
Quarant'anni
Mia dolce rivoluzionaria
I cento passi
Ninna nanna


"Magari tra 40 anni non ci sarà più bisogno di associazioni come Amnesty International, e vivremo, forse, in un mondo più bello". È il sogno, il messaggio di speranza di Davide Morandi, voce dei Modena City Ramblers, ripetuto più volte durante il compleanno di Amnesty a Testaccio.
L'Eutropia Festival viene travolto dal combat folk della band nata a Modena nel 1991, che rispolvera vecchi classici da lotta partigiana e dà al pubblico romano un assaggio corposo dell'ultimo album, Voci clandestine, un'ulteriore presa di posizione al fianco delle minoranze.
Immigrati, precari, vittime di stragi, operai. La graffiante e rabbiosa voce di Dudu Morandi, il flauto di Franco D'Aniello, le ironiche sviolinate di Francesco Moneti, le chitarre di Luca Serio Bertolini e il poetico basso di Massimo Ghiacci compongono un inno ai diritti inviolabili, ma spesso violati, di chi lotta per la propria causa ogni giorno, accompagnati dalle percussioni di Robby Zeno e dalle tastiere di Leo Sgavetti.
Sette per uno, uno per tutti. I Modena sono moschettieri di Amnesty da sempre, e nel 2005 si sono aggiudicati il premio "Voci per la Libertà" con Ebano – immancabile in scaletta – splendido brano che tratta delicatamente il tema della violenza sulle donne. Il diritto alla vita e alla libertà vengono esaltati dal gruppo modenese sin dagli anni Novanta ma oggi, con le tracce clandestine, hanno dalla loro una voce ancor più forte, tra brani inediti e cover mai incise prima.
I MCR mettono in opera, e in scena, la loro passione per le lingue e le culture più svariate, dalla celtica – emblematica la strumentale Crookedwood Polkas, oltre ai kilt indossati dalla band – a quelle orientali, omaggiate con Sidi H'Bibi. Temi attuali quelli urlati dai Modena, impregnati di uno spirito "rosso" – e a tratti retorico – che da sempre li contraddistingue. "Siamo stati tutti clandestini con la valigia di cartone, ma l'abbiamo dimenticato troppo presto", grida Morandi prima di Clandestino, cover di Manu Chao, e Pasta nera.
Spazio poi ad Antifascismo e Resistenza. Da Saluteremo il Signor Padrone a Mia dolce rivoluzionaria, passando per la sempiterna Bella Ciao, per i Morti di Reggio Emilia, inno politico di Fausto Amodei e I cento passi – già, Contessa non c'è – la parte finale del concerto è una vera Festa dell'Unità anni Settanta: bandiere rosse – solo evocate – e pugni chiusi, tanti, che coinvolgono anche i curiosi totalmente digiuni di MCR. La buonanotte tocca alla commovente Ninna nanna (va ribadito che cantata da Cisco era un'altra cosa) e a un motto intramontabile, Hasta siempre comandante.

Daniele Sidonio 13/07/2015

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