Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 615

Milano: all’Auditorium l’Adagio della Quinta di Mahler incanta

Apr 26

Non ha prezzo l’emozione di sentire il vibrante, malinconico ed inebriante Adagietto della Sinfonia n. 5 in Do Diesis Minore di Mahler. A grande richiesta torna a dirigere laVerdi il mitico Maestro John Axelrod, con un programma che mette a confronto due grandi artisti che hanno saputo leggere con estrema sensibilità l’animo umano: Gustav Mahler e Kurt Weill. Il programma del pomeriggio domenicale si apre con un “aperitivo” a base di Suite, quella dell’ “Ascesa e caduta della città” di Mahagonny per continuare con il piatto di portata, rappresentato dalla Sinfonia n. 5 di Mahler. Il pezzo d’apertura, in programma, è una chicca che Weill scrive nel 1930 per la commedia “Ascesa e caduta della citta' di Mahagonny” di Bertolt Brecht, un'opera musicale che racconta di una città in cui il denaro vince su tutto, palese epigramma della società consumistica all’epoca, in fase embrionale.

Nell’esperimento di ripetere il successo dell'Opera da Tre Soldi, questo brano rivela la consapevole coscienza critica della Repubblica di Weimar alla vigilia del declino nazista. Con la “Quinta Sinfonia”, abbandoniamo blue e tango, per un susseguirsi di cinque tempi disposti in modo da formare tre articolate strutture sonore: i primi due e gli ultimi due costituiscono dei blocchi unitari, in mezzo ai quali si pone il tempo di maggior peso: lo Scherzo. Mahler compose questa sinfonia tra il 1901 e 1902 e diresse personalmente la prima esecuzione a Colonia nell’ottobre 1904, continuando tuttavia ad apportare modifiche all’interpretazione fino al 1909.

L’opera si compone di cinque movimenti: “Trauermarsch” (con una citazione esplicita del Lied “Tambourg’sell” dal Wunderhorn), “Sturmisch bewegt”, il grande Scherzo centrale, ricco di motivi di Laendler e Walzer, il popolare “Adagietto per soli archi”, che il grande Luchino Visconti volle a tutti i costi per la colonna sonora di “Morte a Venezia”, e il potente finale dalle strepitose fughe, che di nuovo accenna al Wunderhorn citando il Lied “Lob des hohen Verstandes”. Un concerto denso di emozioni grazie alla Verdi, ad Axelrod e a Mahler.

 

(Adele Labbate)

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM