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“La testa e il cuore” di Filippo Gatti: bussole per orientarsi in un viaggio di riflessioni moderne

Mag 05

Sono trascorsi circa sei anni dal disco “Il pilota e la cameriera” di Filippo Gatti, artista della scena cantautorale romana che il 12 dicembre scorso ha presentato il suo terzo album di inediti, intitolato “La testa e il cuore”, prodotto dall’etichetta Lapidarie Incisioni e distribuito da Goodfellas.
Il progetto discografico nasce da un lavoro di collaborazioni in studio, durato una settimana, assieme ai suoi musicisti; un percorso musicale costruito al fianco dei due produttori e polistrumentisti Matteo D’Incà e Francesco Gatti, il pianista e arrangiatore Fabio Marchiori, il violinista Steve Lunardi e la cantautrice Virginia Tepatti.
Gioca con il concetto di viaggio, l’ex fondatore e leader della band anni ’90 Elettrojoyce; e parla di viaggio presentandolo con i suoni dell’acqua e delle traiettorie dei gabbiani, nella prima traccia del disco, "Gli accordi di Leonardo": un brano che evoca la speranza di libertà, l’attesa di un’Itaca, un sentimento di sospensione tra il tutto e il niente, perché “stiamo aspettando un uragano, un terremoto, un’emozione, lo scivolo per l’aldilà”.

C’è "Il re di Lampedusa", che non ha bisogno di interpretazioni; è chiara l’amara prepotenza e la supponenza di decidere e misurare il valore delle vite altrui; ed è difficile da accettare che si rischia di morire per vivere. La canzone racconta di uno dei più tragici eventi accaduti in mare circa quattro anni fa, in cui le vittime tra i migranti furono più di trecento.
"Amore perdonami" è una bella e moderna poesia, delicata negli arrangiamenti, come sono la chitarra, il violino e il pianoforte quando arricchiscono le parole, senza appesantirle o sovrastarle, complici della semplicità di tutto ciò che sta accadendo: gli occhi ripercorrono tanti fotogrammi. Intenso momento, come un bacio quando riesce a consolare; è la capacità naturale di notare piccoli gesti quotidiani e dare loro un senso.cover filippogatti latesta e ilcuore
"2 animali", strumentale, non ha bisogno di parole, non ce ne sono; si pone come intermezzo, un’evocazione a cui, ognuno di noi, affida un peso, a seconda di ciò che sta vivendo. Poi ci sono gli attimi di "I tuoi si sono scale al buio", pensieri sui silenzi delle parole dette e non dette, su quelle risposte che arrivano quando ci si ferma. È un brano che, come spiega lo stesso Gatti, è stato scritto pensando al cantautore scozzese John Martyn. Sono invece petali da contare uno ad uno, gli avvertimenti elencati nel brano pop progressive dal titolo "Il maestro e Margherita".
Il mare ritorna più volte, nell’album “La testa e il cuore”; c’è anche in "Le sirene e le stelle", dove si canta la ricerca un approdo in un porto sicuro, la tappa finale dopo tante scelte. In questo viaggio moderno, ecco che ci si ritrova in Irlanda, quella di Joyce, dove un Ulysses è possibile trovarlo anche nell’"Epifania in un mercato a Dublino", in cui i flussi di coscienza di un uomo si intersecano con quelli degli altri, in un marasma di suoni e voci. Tra la musica, si passeggia e si vive il mondo, la giornata. Ci si sfiora, senza conoscersi e senza avere la presunzione o la voglia di incontrarsi. "Uh! La rivoluzione" chiude il disco in veste di ringraziamento che il cantautore romano rivolge ai musicisti Matteo D’Incà, Arianna Gaudio, Marco Casiglieri e Steve Lunardi.
L’album di Filippo Gatti è un percorso tra l’umanità delle cose e le percezioni degli uomini, per poter identificare una logica nel disordine dei nostri giorni. Ci si chiede così se stiamo naufragando, se ci stiamo aggrappando a delle speranze per raggiungere le mete che desideriamo. Forse, quando tanti aspetti della vita sembrano non avere senso, la musica ci suggerisce le risposte attraverso semplici osservazioni quotidiane: il mare si farà più calmo, il vento riuscirà ad essere dalla nostra parte e navigare sarà bello, tra cultura e i nostri tempi.

Foto di copertina: Lucrezia Testa Iannilli

Lucia Santarelli 05/05/2018

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