Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

"La sonnambula" di Bellini in anteprima al Teatro dell'Opera di Roma: lasciate che i bambini vengano a me

Feb 17

Un triangolo amoroso, un forestiero impertinente, un equivoco e un giro di giostra degli scambi, natali misteriosi, sovrannaturale quanto basta, canti e balli popolari. E il classico vissero tutti felici e contenti. Quando Amina canta “e sempre insieme/sempre uniti in una speme”, è ormai convolata a nozze con Elvino, la gelosia della rivale Lisa è stata superata e le accuse dei paesani cancellate. Una trama simile ha tutte le caratteristiche per assomigliare a una favola Disney della prima metà del Novecento, con una semplice differenza tra bene e male e con una buona dose di prevedibilità. L’autore della versione letteraria è Eugène Scribe, quello della versione librettistica Felice Romani (1831). Perché metterla ancora in scena nel 2018?
Qualche indizio lo offre l’Anteprima Giovani della “Sonnambula” al Costanzi. Il Teatro dell’Opera di Roma con Carlo Fuortes vive la sua rinascenza e, ormai dal 2015, viene dato spazio ai giovani con iniziative di avvicinamento alla grande tradizione lirica, percorsi propedeutici di ascolto guidato per le scuole e anteprime esclusive “vietate ai maggiori di 26” per formare il pubblico di domani. Venerdì 16 febbraio una vivace masnada di bambini e ragazzi delle scuole ha popolato il teatro eLa Sonnambula foto3 Pratt Gatell Vertorero Zanellato 1 lo ha inondato non solo di orecchie curiose, ma di applausi calorosi. Con tutta la loro genuina e caotica spontaneità, quei bambini e quei ragazzi recalcitranti all’abbassarsi delle luci hanno dimostrato che il potere della musica di uno dei capolavori di Vincenzo Bellini travalica epoche ed età.
Il direttore d’orchestra fa il suo ingresso. Il silenzio viene richiesto con un ammiccante indice sulle labbra. Ottoni, legni, archi e siamo nell’Ottocento, tra le montagne svizzere. Anzi no, nella camera da letto di una casa di bambole che è la proiezione della psiche della protagonista e sonnambula, al confine tra sogno e veglia, tra infanzia ed età adulta, come spiega il regista Giorgio Barberio Corsetti che, coadiuvato dalla grafica e dai video di Gianluigi Toccafondo, ripropone la sua interpretazione surreale e onirica dell’opera belliniana (una produzione per il Petruzzelli di Bari del 2013). Nella piazza del paese “tutto è gioia, tutto è festa”. Nella sala sfumano schiamazzi e bisbiglio.
In termini di mimesi, l’opera lirica ha poco della coerenza e della verosimiglianza che hanno reso mainstream altre forme artistiche. A trame di una semplicità sconvolgente, si aggiunga che i La Sonnambula foto4 Varrialepersonaggi cantano, piuttosto che parlare, e che il coro è presente in scena anche in situazioni tra le più intime. Della forza della musica nel comunicare stati d’animo, che differenzia il genere lirico dal teatro di prosa, sono esemplari le lunghe melodie del "cigno catanese" Bellini, che si inserisce a metà del primo Ottocento, tra la stagione dominata da Rossini e quella che vedrà protagonista Verdi. All’incrocio tra la solita forma belcantistica di cantabili e cabalette e la svolta dei grandi romantici, Bellini declina la tradizione intensificandola, piegandola, variandola dall’interno, e lascia un’eredità che dall’omaggio reso alla “Nina” di Paisiello e alla “Cenerentola” di Rossini si trasforma in un nucleo di sperimentazioni e soluzioni inedite nel costruire in gradazione i sentimenti in musica. A Bellini devono molto i notturni di Chopin, che lo incontra a Parigi, come suo debitore è anche il Verdi della trilogia popolare. A garanzia di una sicura comunicazione formale ed emozionale con il suo pubblico, Bellini rispetta le convenzioni della lirica degli anni ’30: dal cliché dell’opposizione tra la gioia di molti e il dolore di uno (della prima scena è la sconfitta di Lisa), alla massiccia presenza del coro in scena, che si fa diaframma dei palpiti e dei sospiri dei personaggi. 
Nel pieno rispetto di originalità e peculiarità della partitura, tra le più complesse di Bellini, rientra la scelta dalla bacchetta di Speranza Scappucci. Romana di nascita ma americana ed europea per adozione (è il direttore principale dell’Opéra Royal de Wallonie a Liegi) e formazione (da Santa Cecilia alla Juilliard School di New York), il podio del Costanzi l’aveva già vista protagonista per il “Così fan tutte” del gennaio 2017. Nel gesto elegante e lineare, porta avanti un’operazione di restituzione dell’integralità della partitura, a torto ma sovente tagliata in considerazione dell’estremaLa Sonnambula foto1 Pratt Gatell difficoltà. Alle ripetizioni si attribuisce così il giusto peso: non mere occasioni di variazioni virtuosistiche, ma momenti di scavo psicologico nella costruzione del personaggio e della sua sonorità. In questo senso si possono leggere le arie di Amina (Jessica Pratt), che dal torpore della fanciullezza si risveglia donna. Il soprano australiano non è nuova né al palco romano (già a Roma con “Lucia di Lammermoor” nel 2015 e con “Linda di Chamounix” nel 2016), né alle melodie belliniane (è cantando un’aria della Sonnambula che vince il concorso che dall’emisfero australe la porta alla città eterna). Sotto la direzione di Scappucci, e grazie alla destrezza che le deriva dai numerosi ruoli belcantistici interpretati, Pratt regala acuti limpidi in “Ah! Non credea mirarti”, di grazia e leggerezza cristalline nonostante le doti tecniche richieste dai passaggi. 
“Io lo leggo ne’ tuoi sguardi,/nel tuo riso lusinghier!” canta Elvino: non altrettanto lusinghiera la performance del tenore argentino Juan Francisco Gatell che gli presta la voce, pur conosciuto dal pubblico romano per il nitore del Don Ramiro nella “Cenerentola” di Emma Dante del 2015, e ancora del Ferrando nel “Così fan tutte” del 2017. Si percepisce un difetto di comunicazione nel ritmo e nell’intonazione dal risultato pastoso. La celeberrima “Lisa mendace anch’essa” (Elvino) e il lavoro sui pianissimo e sull’atmosfera lunare incorniciano l’insieme. Poco lo spazio lasciato in partitura agli altri personaggi, ma il potenziale è di valore: sono i giovani del Progetto “Fabbrica” Young Artist Program, Valentina Varriale (Lisa), Reut Ventorero (Teresa), Timofei Baranov (Alessio). Si conferma il basso Riccardo Zanellato nei panni del Conte Rodolfo, già al Costanzi come Massimiliano nei “Masnadieri” di Popolizio.
La prima della Sonnambila ci sarà domenica 18 febbraio, poi altre cinque repliche fino al 3 marzo.

Foto: Yasuko Kageyama

Alessandra Pratesi 18/02/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

#musica #Motta live a #Firenze con il nuovo album #vivereomorire Benedetta Colasanti https://t.co/7BiirNWkXN