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La meravigliosa arte di Peppe Barra alla Sapienza di Roma

Mag 29

Vedere uno spettacolo di Peppe Barra non è semplicemente assistere a un bel concerto musicale, a una notevole prova teatrale, a una serata d’importanti riletture o di pregevoli performance cabarettistiche storicamente intese. Vedere uno spettacolo di Peppe Barra significa concedersi un viaggio sui binari della fantasia e della passione, in cui le uniche soste previste sono quelle dell'ironia e dell'emozione.
Sembra non ci sia posto migliore per apprezzare l'arte nell'arte e, per la prima e unica data romana del suo "Vurria Addeventare", l'artista partenopeo è ospite dell'Istituzione Universitaria dei Concerti nell'ambito della Stagione Musicale 2014 – 2015.
Sul soffitto dell'Aula Magna, cuore del Rettorato della Città Universitaria di Roma sono rappresentati un enorme cherubino di stucco e un distico: Doctrinae studium vitam producit et auget immortalis eris si sapias iuvenis, (l'amore per lo studio genera e fa prosperare la vita o giovane, se saprai, sarai immortale) e, sulla parete di fondo del palco, l'affresco "L'Italia tra le Arti e le Scienze" di Mario Sironi.
Proprio su questo palco, immediatamente preceduto dagli eccellenti musicisti che lo accompagnano, fa il suo ingresso Peppe Barra che, con il suo repertorio, in quanto a immortalità, non avrà da temere il confronto con l′arte che lo circonda.
Per quasi due ore, infatti, spazia da brani di musicisti come Enzo Gragnaniello, Renato Carosone o Giorgio Gaber, a omaggi a grandi artisti come Bob Marley, rivisitando “No woman, no cry” in chiave partenopea, dal testo tradotto all'accompagnamento musicale con la fisarmonica. Non c'è attimo in cui non presenti il pezzo con un breve aneddoto o un'informazione importante sull'artista, o che a conclusione, tralasci di raccontare una propria esperienza, a volte, interrompe magistralmente l'esecuzione per suggerire visioni diverse o riflessioni di natura politica.
L'emozione è forte, ad esempio, quando prende in prestito le parole dell'interprete per eccellenza della maschera teatrale, Antonio Petito, per raccontare cosa pensa Pulcinella dell'amore o, ricorrendo al poeta Salvatore Di Giacomo, descrive la triste vicenda del giovane rifugiato in un "Monasterio" perché deluso da una passione amorosa, o ancora quando, saccheggiando con rispetto nel periodo Barocco, propone arie come "Le zite in galera" o "Vurria addeventare" o, di Giambattista Basile, presenta per la prima volta la visione del "Tempo" e non più, la storia de "La vecchia scorticata", salita di recente alla ribalta grazie al film "Il Racconto dei racconti" del poliedrico e talentuoso regista Matteo Garrone.
Peppe Barra ci accompagna in questo viaggio attraverso i secoli della nostra storia artistica, senza mai lasciarci soli. Continua a farci sorridere attraverso la poesia di Ferdinando Ruspo "Idillio e merda" per descrivere ironicamente le infinite possibilità  dell'amore, ci fa divertire quando racconta di un suo viaggio nei fiordi norvegesi mentre, in fila per "vedè st quatt petr da luntan a cinquanta euro", un turista a squarciagola gli dice "Oi Pè, song d'Ercolano...": l'aneddoto serve per stemperare il concetto più profondo che spesso, noi italiani a differenza di altri popoli, dimentichiamo di possedere la potente spada della cultura come arma a disposizione nel buio che ci avvolge.
A settantuno anni, Peppe Barra, capisce quando occorre rinnovare il suo repertorio e noi, siamo qui curiosi di conoscerne, ogni volta, un pezzettino in più.
Ci lascia col ritmo vorticoso di "Tammurriata Nera" entrando quasi in trance ma poi, dopo innumerevoli applausi ritorna sul palco per ben due volte, la prima con un omaggio alla madre Concetta e al grande Edoardo De Filippo, la seconda e ultima con un pezzo dell'amico scomparso Pino Daniele: l’accorato, triste e malinconico "Cammina, cammina".
Si crea così un legame tra pubblico e artista quasi indissolubile, rafforzato da quello altrettanto forte tra l'artista e i suoi musicisti in scena, avvolti da una capacità di ascolto reciproco quasi tangibile.
Questa magia circolare si libera nell'aria con le note dell'ironia che contraddistinguono Peppe Barra in grado di farci riflettere, ridere e commuovere quasi allo stesso tempo. Inutile raccontare tutte le battute, bisogna viverle e divertirsi, concedersi questo regalo.

 

(Miriam Larocca)

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