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“L’amore e la violenza vol. 2”, la continuazione anticonformista dei Baustelle

Lug 16

I Baustelle non sono mai stati convenzionali o banali, e il capitolo di "L'amore e la violenza" ne è la chiara testimonianza. “L’amore e la violenza vol. 2”, infatti, canta e suona l’amore in maniera antiromantica e controcorrente rispetto alla maggior parte degli artisti che scrivono di un sentimento così travolgente. In 12 tracce il gruppo toscano è riuscito a cogliere le tipiche ma soprattutto le più nascoste sfumature dell’amore, che è mancanza, distruzione, passione, gioia, malinconia, scontrosità. È quasi tutte le parole del mondo.
L’originalità del disco si riscontra immediatamente nei titoli dei pezzi, in contrapposizione con il penultimo lavoro. Se “L’amore e la violenza” partiva con “Love”, il primo brano strumentale di quest’ultimo album è “Violenza”. «Un viaggio cosmico nel sound di poliziotteschi e horror all’italiana», sostiene la band. Ballabile, Baustelle 1orecchiabile, forse la più pop: così poi si presenta “Veronica n. 2” che incita a cantare ostinatamente. Ma ci sono momenti in cui anche i Baustelle cedono al sentimentalismo con “Lei malgrado te” (“Tutto mi parla di te, perfino la tua assenza mi fa compagnia”). E certamente non poteva mancare la loro classica ventata di tristezza e malinconia con “Jesse James e Billy Kid” e “A proposito di lei”. “La musica elettronica” poi cambia registro, in opposizione a “La musica sinfonica” del disco precedente.
Successivamente la voce vocoderata di Francesco Bianconi canta “Baby”, e lascia spazio alla voce incantevole di Rachele Bastreghi con “Tazebao”, presentata quasi come un flusso di parole impossibile da fermare. Ne “L’amore è negativo” risiede tutto il pessimismo dei Baustelle, quel pessimismo un po’ ironico. “Ritrovare la libertà di cambiare, drogarsi, uscire a bere” intonano in “Perdere Giovanna”, una canzone che quasi elogia la perdita dell’amore, ma in cui riecheggia la fatica di ricominciare.
Lentamente cantano “Per quanto riguarda me non ho capito niente dell'amore che finisce”, in una track, “Caraibi”, che ha il sapore di estate. Infine, “Il minotauro di Borges” chiude l’album, partendo con un pianoforte carico di sofferenza e incantandoci con una coda fatta di chitarre elettriche, synth e suoni psichedelici.
Hanno voluto parlare esclusivamente di amore e relazioni tramite dei brani indubbiamente difficili da decodificare (si tratta pur di testi scritti da Bianconi). A suon di chitarre i Baustelle hanno saputo produrre adeguatamente un secondo volume in cui avevano ancora molto altro da dire e hanno saputo farlo solo come loro sanno essere nella loro autenticità, solo come le loro note amare riescono a raccontare.

Eugenia Giannone 16/07/2018

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