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Il live popolare di Emilio Stella riscalda la terrazza del Lanificio

Ago 07

Il mercoledì sera d'agosto, a Roma, può essere una serata monotona e noiosa per chi, il giorno dopo, è costretto ad alzarsi presto per andare a lavoro. Torni a casa stanco, mangi qualcosa, guardi un po' di tv sorseggiando una birra, poi ti butti sul letto e speri di addormentarti perché non hai voglia di combattere il caldo e le zanzare. Una serata come tante, insomma, in questa bollente estate capitolina. Ma può capitare, a volte, di imbatterti in qualcosa di nuovo, in una serata che ti faccia pensare che domani arriverai al lavoro sorridente, che le zanzare non sono insetti così fastidiosi e che, alla fine, non fa neanche troppo caldo. Può capitare di imbatterti in un concerto, all'ultimo piano di un locale a Pietralata e ascoltare dal vivo Emilio Stella e, così, di tornartene a casa, in qualche modo, arricchito.
La terrazza del Lanificio è stata la raccolta cornice del live del cantautore pometino che, nella prima serata di mercoledì 5 agosto, ha letteralmente conquistato il pubblico, grazie ad un carisma e un talento fuori dall'ordinario. Lotta, ribellione e una buona dose di rabbia e disprezzo verso il potere che tende a influenzare e cambiare troppo spesso il pensiero della gente; ma anche amore, ricordi di un'infanzia trascorsa tra dure giornate al cantiere e la voglia di libertà. Vi è tutto questo nelle sue canzoni: storie di vita vissuta, di vite che diventano storie.
Insieme alla sua fedelissima chitarra e accompagnato dall'intensa bravura di Alessio Guzzon (tromba e flicorno), il giovane cantautore ha presentato alcuni brani presenti nel suo album di debutto "Panni e scale" ma anche inediti e cover di artisti famosi come "La zappa, il tridente, il rastrello, la forca" di Rino Gaetano. Numerose e palpabili, infatti, le influenze artistiche di grandi cantautori italiani: da Rino Gaetano, appunto, a Fabrizio De Andrè, da Battisti a De Gregori, da Daniele Silvestri a Alessandro Mannarino.
In grado di spaziare con estrema naturalezza da brani lenti, come le ballate, a ritmi più forti, rock e reggae, tra arrangiamenti semplici, chitarre classiche e l'inconfondibile accento romano, Stella ha preso per mano il pubblico e lo ha condotto in un viaggio tra mondi diversi ma sempre simili. Nelle sue canzoni c'è l'uomo comune, alla presa coi problemi di tutti i giorni. E forse chi ascolta la sua musica può identificarsi nei suoi personaggi: ìMarcellaî, dalle influenze pasoliniane, Ë la storia di un accattone al femminile; "Terra di Calabria" è l'innamorato omaggio al nonno a cui era tanto legato; "A testa alta" è la sfida con la vita di quattro ragazzi che devono sbarcare il lunario per sopravvivere; "Aria" è il tributo del cantautore "all'unico dono di madre natura che non si paga"; "Vorrei essere libero" è invece la canzone di chiusura del concerto, che Stella presenta così: "Sono abbastanza conflittuale con me stesso, forse questa canzone non mi rappresenta, o forse si. L'ho scritta tanti anni fa, ero a lavoro in cantiere con mio padre e non volevo lavorare, volevo andare al mare. Volevo essere libero".
L'amore per la musica, a volte, ti rende un ribelle, un rivoluzionario, ti dà le ali per volare alto nel cielo. E allora segnatevi questo nome: Emilio Stella. Il ragazzo si farà.

Pierfrancesco Rizza 07/08/2015

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