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Grimes: apologia di Miss Anthropocene, soundtrack dell'apocalisse

Mar 02

Grimes potete amarla o odiarla. Ridurre l'artista alla luce della rilevanza mediatica data dal gossip, però, è un clichè che non va più di moda e non giova certo alla musica. Claire Eloise Boucher (vero nome della cantante) non fa segreto della sua vita privata, della sua storia con Elon Musk (da cui sta per avere un figlio) e delle critiche ricevute che sempre più l'hanno dipinta come una villain per le sue scelte personali, sminuendo la sua arte, eclissata dal pettegolezzo.

Molti "opinionisti" non tengono conto, però, che è proprio dal vissuto personale che i veri creativi traggono ispirazione. Su ammissione della stessa Grimes, i toni dark e cupi dell'album sono dovuti proprio al periodo complicato vissuto per gli attacchi mediatici. Descritta come un personaggio cattivo da fumetti, con quest’album ha deciso, quindi, di riappropriarsi della propria immagine, raccontando una supervillain, ma nei suoi termini. Così nasce Miss Anthropocene, dea del cambiamento climatico, surrogato di Claire, che giunge sulla Terra per punire un'umanità ormai irrecuperabile. L'unica speranza: un'intelligenza artificiale aliena che possa salvare la Terra dominandola e controllando gli ignavi miseri umani. Un'oscurità creata dal connubio tra turbe personali, angosce globali, atmosfere cyberpunk in un paesaggio post-digitale tra IA e rovine “winckelmanniane”, in una tensione drammatica verso il declino dell'umanità a cui si reagisce, però, anche con un ghigno sarcastico mi(s)santropo(cene).

Miss Anthropocene esce nel 21 febbraio 2020, ma già dai singoli pre-album è chiara la linea presa: le voci ethereal rimangono, mutano le sonorità edenico-celestiali, corrotte da suoni oscuri e aggressivi, in una grande commistione di generi. Nel 2020 le etichette non hanno più senso. Il post-punk si apre a melodie, la techno si mescola con il pop, il rap e così via, verso una fusione di forme e suoni dove non ci sono confini e tutto è più fluido. Alcuni detrattori hanno lamentato un'incoerenza di fondo per questi contrasti, ma questi rappresentano perfettamente il mondo postmoderno e la nuova realtà musicale, dove le categorie si sgretolano in un precipitato di diverse esperienze ben miscelato dalla mano dell'artista. 

 

La storia comincia con So Heavy I Fell through di Earth, dove le voci angeliche, con suoni dronici, elettronici e beat trip hop, raccontano la fatale caduta sulla terra della Dea. Una volta atterrata, la canzone si scioglie verso un'ambient che con i vocalizzi di Grimes riecheggia "un'Enya hardcore". La voce esprime le sue piene potenzialità grazie all'autotune, un effetto spesso utilizzato dall'artista, non per correggere, ma per amplificare la voce in una sorta di eco ultraterrena; ed è così che dovrebbe essere usato, per raggiungere luoghi che con le nostre capacità umane non riusciamo a raggiungere, non per nascondere le incapacità canore.

Si procede con Darkseid, in collaborazione con la rapper taiwanese Pan, dove, su bassi pesanti e tetri, si rivelano esseri, probabilmente robotici, risvegliati dalle morti umane, da cui traggono la propria esistenza, sacrificio necessario per il futuro. Darkseid è anche il tiranno della DC Comics di Apokalipso, riferimento al mondo dei fumetti che rientra nel tema dell’Armageddon.

La terza canzone, Delete Forever, è una riflessione, scaturita dalla morte di Lil Peep, sulla crisi di oppioidi esplosa in America e sulle morti di alcuni amici della cantante "sradicati dalla terra" dall'eroina. Rappresenta, per la cantante, il "post-world" e la reazione dell’individuo, che viene narrata con una chitarra acustica che ricorda Good Riddance o Wonderwall (anche per i violini) e che vira verso un sound pop accogliendo banjo e archi folk. Un esperimento insolito, quasi si distacca dal resto dell'album, per questo attaccato dalla critica, oltre che per il video molto curato nelle visual a discapito della qualità musicale. Ad un più attento ascolto, l'originalità del pezzo si inserisce perfettamente nella ricerca di fluidità tra i generi, fluidità che trascende l'arte musicale e si immerge nelle arti visive, intonandosi perfettamente con il senso di decadenza dell'album. Il testo è uno dei migliori di Grimes, sentito, poetico, decadente. Il primo ascolto non sempre è quello che conta.

Violence, su base prodotta da i_o (DeadMau5) tra sintetizzatori estatici e melodie propulsive (ricordano molto Arts Angel) descrive la violenza di un rapporto con squilibri di potere tra le due parti, che bene rappresenta la dinamica Terra-uomo, anche se inizialmente pensato per un futuro progetto.

In 4ÆM Enya incontra un rave elfico drum’n’bass in un tentativo di riprodurre un sound futuristico che farà da sfondo al videogioco Cyberpunk 77, in uscita quest’anno, oltre che alla catastrofica discesa della Dea Miss Anthropocene.

New Gods cita nuovamente il mondo Dc di Darkside. Chi sono i nuovi dei? Grimes stanca e delusa dalle antiche divinità, ne invoca delle nuove per purificare e migliorare il mondo, la dea del Cambiamento Climatico e le intelligenze artificiali.

 

I toni dark sovrastano, con un giro di basso grunge, urla, chitarre rock e noia dichiarata, My Name is Dark, rappresentazione dell’apatia e dell’inazione in cui ristagna l’individuo e l’umanità intera di fronte ai gravi problemi.

Le linee di basso semplici, ma sempre anni 90’, ritornano in un pezzo pop-rock, You miss me when I’m not around, come addio della Terra, degli antichi dei o dell’uomo, cantato da Grimes con un insolita voce più grave.

Before The Fever è l’ultima fase prima della fine e le sonorità sono epico-fatalistiche, le voci sono poco chiare, come ascoltate da una radio non del tutto sintonizzata o che si sta spegnendo lentamente. L’escatologia “grimesiana” sta per giungere al termine: “This is the sound of the end of the world”.

IDORU, invece, sembra l’ascensione verso un paradiso, una luce di speranza dopo il senso di morte di Before The Fever, per l’artista “una pura canzone d’amore”.

 

In epilogo, le intelligenze artificiali di We appreciate power (feat. HANA) conquistano il mondo e vi invitano a fine canzone, dai toni industrial non a caso, alla cooperazione e soprattutto a essere sottomessi: “Biology is superficial//Intelligence is artificial//Submit Submit Submit...”

Così si conclude quello che in realtà sembra un film e, del resto, le sonorità dell’album sono molto cinematic. Grimes non fa differenza tra le arti. Da un’idea, dichiara, “potrei creare un video o una canzone” e le due cose si incontrano spesso. Accusare di dare più rilevanza ad un’arte piuttosto che ad un’altra vuol dire non capire Grimes e non capire che nel tempo della fluidità e delle piattaforme come youtube la Musica è cambiata e ben venga che sfoci in altro. Miss Anthropocene  è un album, ma è anche molto di più: una colonna sonora perfetta per l’Apocalisse. Speriamo solo di sviluppare in tempo un’IA che possa salvarci.

Sara Moscagiuri

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