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Galoni in "Incontinenti alla deriva": tra la tradizione e l'attualità

Dic 30

Emanuele Galoni, classe '81, vive in provincia di Latina ma è da sempre attivo a Roma. È un cantautore di matrice folk, difatti nella sua musica si evince un animo antico con venature pop che rendono tutto molto piacevole all'ascolto. Una delle caratteristiche migliori di questo cantautore è certamente la mescolanza vivida tra la tradizione italiana e le sonorità moderne del nord-europa. “Greenwich” (2011) e “Troppo bassi per i podi” (2014) sono i due album all’attivo, pubblicati dall’etichetta 29Records per la produzione artistica di Emanuele Colandrea.galoni3
Galoni è apprezzato specialmente per la fluidità della sua scrittura, mai banale ma al tempo stesso immediata e dettagliatissima. L'immaginario costruito dall'artista è un misto tra il grigio della metropoli, immagini malinconiche e l'attenzione per le tematiche sociali odierne. “Incontinenti alla deriva” (Godfellas) è il suo terzo album e sin dal primo ascolto se ne estrapola l'estrema maturità artistica, raggiunta grazie ad una crescita personale e una ricerca evidente.
"Banksy" è un brano piuttosto introspettivo, mentre in "I sistemi binari" si iniziano ad affrontare tematiche sociali, sfiorando così l'idea di poter masticare un linguaggio poetico alle prese con musicologi e musulmani. "In linea d'aria" rappresenta un'apertura che balla sulla musica tradizionale italiana; "L'America è una truffa" mescola citazioni, riflessioni personali e ricordi di un'infanzia lontana a colori, con vividi ricordi e fraseggi serrati ma mai lasciati al caso; "Per andare dove" è pregna di nostalgia e addii sentiti sulla pelle, "Status quo" è un brano legato alla tradizione, dal sapore agrodolce e retrogusto amaro, "Stachanov" si poggia sulla malinconia del pianoforte suonato egregiamente per colpire proprio lì nello stomaco, un suono arcaico ma, al tempo stesso, sempre attuale.

"Trattato monetario" invece cambia toni chiacchierando d'economia e storia, mantenendo in ogni caso un filo d'ironia e piacevoli sonorità folkloristiche. "Il sistema tolemaico" sfiora un argomento spinosissimo: la crisi. "Mi resterà il tuo nome" e "Una razza di giganti" hanno sonorità dolci per chiudere l'album nella maniera più aggraziata possibile: senza violentare inutilmente la musica, accompagnandola con la voce educata che caratterizza Galoni, la sua poetica e la sua ironia intrappolata tra le righe scritte e destinate a un pubblico vasto, variegato, davvero universale. Galoni è uno di quei cantautori che ha deciso di recuperare e far rifiorire la tradizione, le argomentazioni non solo autobiografiche ed autoreferenziali presenti in quasi tutte le canzoni di quasi tutti i cantautori odierni, ma piuttosto d'intraprendere un percorso che lascia posto alle riflessioni personali sul mondo e su ciò che ci circonda. Una perla rara.


Giorgia Groccia 30/12/2018

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