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Francesco De Gregori sotto una pioggia di emozioni

Ago 12

Il 9 agosto è stato un giorno di pioggia, ma il popolo aretino non si è arreso di fronte al diluvio ed è salito in Piazza San Domenico per godersi il concerto di chiusura di Simmetrie Festival: Francesco De Gregori. Abbiamo aspettato, "così come si dice che si deve fare in ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra", e siamo stati premiati, con "Il canto delle sirene", che ci ha subito stregato e immerso in un clima di mare e ricordi. Con "Viva l'Italia" il pubblico ha acclamato la propria terra, "l'Italia del valzer, l'Italia del caffè, l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura", lasciandosi cullare dalla voce calda e dalla poesia delle parole di De Gregori.
Il cantautore romano ha spaziato dal blues ritmato di "Finestre rotte" al rock di "Vai in Africa, Celestino!", passando per il folk di "Caterina". Il tutto accompagnato dalla sua ricca band composta da Guido Guglielminetti al basso e al contrabbasso, Alessandro Arianti al piano e all'organo hammond, Stefano Parenti alla batteria, Elena Cirillo al violino e nei cori, Paolo Giovenchi e Lucio Bardi alle chitarre, Giorgio Tebaldi al trombone, Giancarlo Romani alla tromba e Stefano Ribeca al sassofono. Dopo canzoni come "Bellamore" e "Un guanto", si è esibito in un duplice duetto con il fratello maggiore Luigi "Grechi": "Il bandito e il campione" e "Senza regole", pezzo dallo stile country in cui il Principe ha dato il meglio di sé alla fisarmonica.
Nonostante il desiderio di recuperare brani meno noti, non sono mancati grandi successi come "La leva calcistica della classe '68", "Generale" e "Alice", rivisitati con arrangiamenti decisamente diversi da come ci saremmo aspettati. La magia è avvenuta con il secondo bis, quando il tempo si è come fermato con "La donna cannone", uno dei brani più belli e noti di De Gregori la cui dolcezza ha commosso tutto il pubblico. In conclusione di concerto, oltre che con "Buonanotte fiorellino", De Gregori ha salutato il pubblico entusiasta sulle note di "Rainy day women #12&35" di Bob Dylan. Un finale emozionante e da ricordare.

Sara Bonci 12/08/2015

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