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Evergreen: Calcutta racconta le briciole e passeggia nei ricordi della nostra malinconia

Lug 20

“Tutti i giorni camminavi con la nebbia nei risvolti, come non ne ho visti più”. Suona così "Briciole", primo di dieci brani che compongono "Evergreen", album ideato dalla geniale penna del cantautore Calcutta, anticipato dai tre singoli "Pesto", "Orgasmo" e "Paracetamolo", che hanno letteralmente battuto tutti i record. Il primo singolo, "Orgasmo", è stato preannunciato in alcune città d'Italia con dei cartelloni (finti)pubblicitari che hanno fatto il giro del web: se qualcuno non avesse conosciuto prima Calcutta, con questa mossa strategica, originale e ironica senza dubbio ne sarà rimasto stregato. "Pesto" invece è stato preceduto da un simpatico indovinello proposto dal cantautore sui suoi canali social, per poi annunciare "Paracetamolo" con una semplice didascalia: “Eccoci”.
Ma non stiamo parlando per niente di un successo immeritato: la gavetta del cantautore di Latina inizia nel 2012 nonostante sia attivo sin dal 2007. Le sue spiccate doti da autore l'hanno portato a scrivere brani eccezionali per molti interpreti del panorama italiano (come ad esempio Francesca Michelin). Dopo l'album d'esordio del 2015, "Mainstream", contenente "Cosa mi Manchi a Fare", "Oroscopo", "Del Verde", "Milano", alcuni dei brani di maggior successo, torna con dei suoni nuovi, meno immediati, che necessitano più di un ascolto per essere compresi ed interiorizzati appieno. Tra sonorità tipiche degli anni Settanta e uno stile di scrittura modernissimo, "Evergreen" è un prodotto di qualità oltre che un chiaro ed evidente segnale di crescita artistica, rinascita personale e ricercatezza di colori che ogni brano possiede.calcutta evergreen 1 654x404
Calcutta si fa persona e meno personaggio, al di là della scia luminosa, dei lustrini e dei riflettori che contrassegnano un successo inaspettato e plateale. Non si tratta di restare o di essere umili; si tratta di scrivere versi e parole pungenti o, agli antipodi, di una dolcezza sconcertante; si tratta di raccontare e rimettere assieme le schegge di specchi rotti nella nostra memoria, si tratta di ricucire e alleviare il dolore di lividi che indossiamo fieri ed orgogliosi come fossero medaglie al valore, si tratta di tramutare l'infinita tristezza verso qualcosa che non c'è in malinconia, una malinconia che ci culla leggera verso una speranza, verso l'ironia della sorte, verso un cassetto stracolmo di sorrisi spezzati, nebbia, ferrovie, treni e le luci della città.
"Sempre verde" significa questo. Sono tutte quelle cose che non passano: le briciole, le piccole cose di ogni giorno, il ricordo lontano di un viaggio in macchina, lo stereo acceso, i vicoli stretti del paesino dei tuoi genitori, la radio che canta una vecchia canzone, i calciatori degli anni Novanta, restare in silenzio tra il rumore del mare e i nei che costellano la schiena della persona amata, i treni che non passano mai in orario, il ritorno a casa, i paesaggi che non ci appartengono neanche un po', e poi restare soli e ripensare a tutto questo, con un sorriso sbilenco e un po' di inquietudine nelle ossa, tra le pieghe della pelle, nelle ginocchia tremanti. È il lontano ricordo dell'ultimo giorno d'estate, il giorno più triste dell'anno, quello prima di tornare a scuola. Calcutta propone questo genere di brividi lungo la schiena, questa tipologia di immaginario collettivo con ironia tale da strappare un sorriso, con la voce rotta dal tabacco e da qualche birra di troppo, con il fare da cantautore burbero ed introverso che durante le interviste a stento risponde a monosillabi. Cammina in equilibrio su un filo sottile che rende la sua musica per certi versi indecifrabile ed indecifrata, per altri versi così senza filtri da giungere forte e dritta in pancia provocando scossoni e disegnando quadri dettagliati, riminiscenze d'infanzia, ricordi di una vita che non abbiamo ancora vissuto. "Briciole" racconta cosa significa sentirsi piccoli difronte all'immensità delle mancanze, sulle note di un arrangiamento delicato tipico delle ballad anni settanta, "Kiwi" sbeffeggia e strizza l'occhio all'universo femminile che tende verso il perdono e, al tempo stesso tende verso la vendetta nei confronti degli uomini. "Saliva" è una ballata sentimentale che riporta alla mente le domeniche sera dentro casa, o meglio con qualcuno che è casa. In "Hubner" il cantautore si immedesima totalmente nel senso delle attese, del tempo che scorre e delle scelte sbagliate, di quanto bisognerebbe dar valore a ciò che si ha poco prima di perderlo, per poi passare a "Nuda Nudissima", l'ombra cinese su varie città, una meta da raggiungere, una metà da conquistare che non è mai una perdita di tempo. "Rai" si fa manifesto della sociopatia che contraddistingue Calcutta dalla maggior parte dei suoi colleghi, raccontando con sarcasmo la repellenza che egli stesso avverte nei confronti delle trasmissioni tv finte, plastificate, certamente non all'altezza delle aspettative, delle sue aspettative.
Con Evergreen saliamo sull'altalena dell'ebrezza di essere umani difettosi: è la coscienza stessa dei nostri limiti che ci rendono così tanto amabili.

Giorgia Groccia 20/07/2018

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