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“Electric Klezmer Night”: il jazz di Gabriele Coen tra cultura ebraica e sonorità rock

Mag 03

Il jazz è qualcosa di avvolgente, per gli appassionati è eccitante, i neofiti invece ne rimangono affascinati. L’estrema tecnica e precisione dei musicisti mista allo spirito d’improvvisazione rende gioia, oltre che alle orecchie, anche semplicemente alla vista. La musica di Gabriele Coen va oltre e spinge la nostra immaginazione: è un viaggio nelle strade di una terra mediorientale, i cui suoni ricordano tradizioni di popoli, storie e immagini di gente che vive.

Il concerto della band di Coen (2 maggio, Auditorium Parco della Musica) è stata l'occasione per presentare il nuovo progetto “Electric Klezmer Night”, frutto di dieci anni di sperimentazione  tra jazz e musiche ebraiche.

Il percorso “Jewish Experience”, portato avanti dal compositore, sassofonista e clarinettista Gabriele Coen, festeggiava i suoi dieci anni proprio in quell'occasione; dieci anni di lavoro con i musicisti del gruppo: Lutte Berg, chitarra elettrica, Pietro Lussu, piano elettrico, Marco Loddo, basso elettrico, Luca Caponi, batteria, Pierpaolo Bisogno, percussioni.

Brani del repertorio e inediti, sempre ispirati alle musiche ebraiche, sono rivisitati per la prima volta in chiave elettrica, ispirandosi alle sonorità introdotte da Miles Davis e da altri grandi del jazz-rock come Herbie Hancock e John McLaughlin, fino alle attuali sperimentazioni dell’Electric Masada e di The Dreamers di John Zorn, musicista che inoltre segue e produce il lavoro del gruppo con la sua etichetta indipendente “Tzadik”.

Le musiche di Coen sono un oscillare continuo tra esotismo orientale, vitalità del funky e trasgressione del rock, un unione originale che travolge lo spettatore e lo immerge in una dimensione inesplorata. Così con Miserlou, in cui Lutte Berg ci regala un attacco meraviglioso, veniamo trasportati nell’atmosfera pulp dello storico film di Tarantino, senza mai perdere l’eleganza del jazz.

 Il pubblico sembra rimanere colpito ed estasiato dalla nuova maturità raggiunta dalla band  nell’incontro tra musica ebraica e jazz elettrico e con un forte applauso chiede un bis: Coen ci saluta col brano, con cui, come racconta, gli piace chiudere i suoi concerti, quale buon auspicio per una futura e sperata riappacificazione tra popolazioni arabe ed ebrei.

 

(Silvia Mergiotti)

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