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Diana in "And You Can’t Build The Night": se l'amore non è un'astronave, allora cos'è?

Ott 15

“Diana nasce nel 2015 in una sera di Novembre quando finalmente decisi di portare alla luce i miei pezzi”, ecco la genesi del progetto che prende il nome di "And You Can’t Build The Night" partorito dall'algida mente visionaria della toscana Roberta Arena. L'album, uscito per Manita Dischi, balla tra sonorità pop, electro, dream pop e shoegaze accostate a nostalgici echi 90's, utili per costruire un universo etereo e sognante in cui abbandonarsi perdutamente alla ricerca e scoperta di nuovi meandri di sé.
Molto più di un semplice album, "And You Can’t Build The Night" può considerarsi un viaggio da intraprendere insieme, una carezza baciata dalla fresca brezza autunnale, il baluginare di lucciole in un bosco di notte. L'ambiente creato si districa in un complesso labirinto in cui ci si perde, ci si ritrova, in cui c'è unione tra l'animo folk della cantautrice e la prevalenza di suoni elettronici, la presenza di synth galleggianti, riff pungenti e casse dritte. I temi prorompenti sono viaggi mitologici e un amore che proviene da Saturno, i mondi astrali e la leggerezza d'animo che costella la figura aleatoria di Diana
Il lavoro di Roberta Arena è il risultato di una gavetta non indifferente che snoda il proprio vissuto artistico in diverse fasi e che vanta favolose collaborazioni. Nel febbraio 2016 avvia le registrazioni del primo Ep nello studio Indigo di Palermo con la collaborazione di Fabio Rizzo, Francesco Vitaliti e Donato di Trapani. Nel 2017 vince l’Arezzo Wave Band Sicilia e affianca artisti come Serena Ganci al Palermo Pride, La Rappresentante di Lista al Pas de Trai e Simona Norato alla fabbrica102. Nel Novembre 2017 gira il primo videoclip del singolo "Ottanta", diretto da Giuseppe Lanno che ha come protagonista la ballerina colombiana Gina Collazos (già presente in video di Ricky Martin e altri importanti artisti).
La prima traccia dell'album si intitola "Lost", ed è accompagnata in sottofondo dalle parole della Metamorfosi di Ovidio. È un brano catartico che affronta la vita e la morte, le mutazioni naturali che ogni essere vivente subisce nel corso della propria esistenza, il dolore mirato alla purificazione, il desiderio di conoscere. "Ottanta" invece cerca di ricostruire la purezza dell'amore, un sentimento che dovrebbe restare puro e semplice, agli antipodi con le sovrastrutture metalliche circoscritte tra i sentimenti comuni che si susseguono nell'alienazione in cui siamo intrappolati. “Ottanta” è un brano liquido che descrive un amorediana adolescenziale, in cui lo stile onirico e malinconico si contrappone alla sezione ritmica e ai suoni taglienti delle chitarre.
"Nostalgia di Saturno" è il brano più interessante di tutto il progetto, uno specchio riflesso delle intenzioni della cantautrice. È un pezzo che chiacchiera la nostalgia nei confronti di ciò che si possiede, utilizzando nuovamente la mitologia come metafora delle piccole cose che fanno parte di ognuno. È un pezzo che fluttua attorno al concetto di eliminare le protezioni, gli scudi, e imparare a fluttuare. "He Was Angry" è una storia alla Susanne Vega il cui centro focale diventano la violenza e la sensazione di prigionia da cui si tende sempre a fuggire lontano per evitare un dolore troppo forte da sopportare; è l'idea di non poter vincere, è l'auto-condanna all'infelicità perpetua, è semplicemente un grido straziante, sordo, necessario. È il non voler guardare quando qualcosa non ci sfiora in prima persona. "Feel You" racconta la storia di due esseri umani accartocciati nell'impossibilità di vivere una storia d'amore al momento giusto. Si evince l'ostinato bisogno della protagonista di lottare ugualmente per un amore fondamentalmente fallimentare.
In "Se l’amore non è un’astronave" bisogna immergersi in uno spazio onirico in cui si riesce ad ottenere finalmente l'oggetto del desiderio. Come fosse un'astronave, appunto, l'amore viaggia anni luce nel tempo e nell'infinito, guarda il mondo dall'alto, se ne prende gioco, non può scalfirsi o deteriorarsi, è il centro. In "Life is Bad" si viene segnati anche da fattori esterni, un parallelo in cui viviamo i legami complicandoci la vita e facendoci del male. "And You Can’t Build the Night", titolo che dà nome all'intero progetto, è il primo brano scritto da Roberta Arena con l'alter ego Diana, un'immersione nel baratro delle notti insonni, quelle notti in cui nascono le occhiaie, i pensieri si accavallano incostanti, e la realtà si mescola al proprio film, quello che tutti ci raccontiamo come fosse una favola della buonanotte. "Festival" è l'ultima traccia dell'album, quasi una ghost track non troppo nascosta. Racconta l'uomo nelle sue nature predominanti: la socialità e l'auto-conoscenza. Se per sopravvivere si ha bisogno degli altri, per vivere si ha bisogno di ritrovarsi la sera, nel proprio letto, a fare i conti con i propri fantasmi, con le proprie domande che non sono stanche di venirci a trovare. Non egoismo ma ricerca, non egocentrismo ma onestà verso la propria persona.
Con questo lavoro discografico Diana dimostra di non essere una semplice cantautrice, ma una vera pioniera nei confronti di sentimenti delicati come l'amore, la mancanza, la sofferenza, e persino il buio che coesiste in ogni persona. È uno yin e yang che ha bisogno di due facce per sopravvivere, e in questo caso coesistono e si rendono visibili con totale naturalezza. Una psicologia studiata per colpire nel profondo.

Giorgia Groccia 15/10/2018

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