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David Bowie Show – Andy and the White Dukes è un omaggio psichedelico alla musica del Duca Bianco

Feb 17

La sala da concerti Parioli Theatre Club ha ospitato lo scorso 16 febbraio il David Bowie Show, un colorato omaggio alla musica del Duca Bianco e che ha visto impegnati sul palco i White Dukes, capitanati da Andy, al secolo Andrea Fumagalli, co-fondatore con Morgan dei Bluvertigo. Uno spettacolo che è un doveroso tributo alla memoria di uno dei pilastri della musica rock contemporanea, ma anche un artista a 360 gradi, mimo, attore, icona pop. Andy e i White Dukes, cover band nata per riproporre i brani del compianto Duca, riportano in vita Bowie con uno show variopinto, intenso, multidisciplinare. Vestiti interamente di bianco, i musicisti creano un tappeto sonoro compatto, variegato, che va dalla classica formazione a quartetto rock a quella più ricercata che integra sassofono (suonato a Andy), basi elettroniche e campionature eseguite live.

Alle spalle dei musicisti vengono eseguite videoproiezioni di immagini di repertorio di David Bowie, alternate a surreali opere ispirate alla sua musica, e a una delle chicche che rende il David Bowie Show un esperimento davvero originale: le illustrazioni di Tarocchi di Davide de Angelis, dal gusto fortemente orientaleggiante, colorato, esoterico. Un tocco di particolarità che si aggiunge a uno show che fa della varietà di suoni e colori il suo punto forte. Andy è impegnato in numerosi cambi d’abito, nonché come voce solista, sassofonista e campionatore. Una personalità artistica, quella dell’ex Bluvertigo, che non si poteva immaginare più perfetta per riportare in vita le movenze, le attitudini e le sonorità di David Bowie. Andy è un vero vulcano: il suo fisico alto e dinoccolato si muove con leggiadria per il palcoscenico, ballando, atteggiandosi, e anche eseguendo mosse al limite dello sbalorditivo. Come avrà fatto a piegare un solo ginocchio fin quasi a terra, reggendo solo con esso il peso, seppur esile, di tutto il suo corpo?

I musicisti non sono da meno, d’altronde, anche se in alcuni momenti la base ritmica creata da chitarra, basso e batteria tende a coprire molto la voce di Andy e quella di Nicole Pellicani dei White Dukes. Voce che, inoltre, non convince fino in fondo per la scarsa fantasia nelle armonizzazioni e nelle seconde voci; forse è un limite dovuto alla difficoltà di ricezione, o forse è una scelta voluta dalla band per non mettere in secondo piano l’esecuzione di Andy. Il resto dei White Dukes, ovvero il tastierista Alberto Linari, il chitarrista Alessandro De Crescenzo, il bassista Max Pasut, il batterista Marco Vattovani, fanno un ottimo lavoro nel tenere sempre alto l’intrattenimento e danno prova di un ottimo affiatamento sul palco. Lo show coinvolge il pubblico, accontentato dalla band con ben quattro bis. Andy si conferma un interprete sensibile della musica del Duca Bianco, un attento conoscitore del meccanismo spettacolare (le videoproiezioni sono curate da lui), oltre che un polistrumentista eccellente.

La scaletta è estremamente variegata, e abbraccia un’ampia fetta della produzione di David Bowie, non lesinando sui classici, magari proposti in chiave rivisitata (come nel caso della destrutturata Let’s Dance o dell’acustica Life on Mars), o sapientemente piazzati in fondo alla scaletta per invogliare il pubblico a chiedere di più, come nel caso della leggendaria Heroes. Non poteva mancare Lazarus, primo dei bis, dolente testamento artistico di David Bowie; ma lo show non vuole chiudere in tristezza e lancia le sue ultime carte con la surreale Ashes to Ashes e l’immaginifica Ziggy Stardust.

Uno show di intrattenimento con una punta di vocazione educativa e rievocativa della figura di uno dei protagonisti del Novecento musicale. Non un semplice tributo ma una vera e propria festa musicale dall’impronta psichedelica.

Giulia Zennaro – 16/2/2019

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