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Con "IT Decay" gli Eridana riportano il grunge in Italia vent''anni dopo

Mar 22

Apatia, disillusione, depressione. Temi che hanno caratterizzato l'era del grunge, di Kurt Cobain e delle camicie a scacchi di flanella, dei jeans strappati e delle All Star slavate ai piedi. Dopo l'album d'esordio dei Verdena, nessuno in Italia ha più riproposto quelle sonorità e quell'immaginario. Ci riprovano gli Eridana, gruppo romano composto da Emanuele Bartoli (voce e chitarra), Alessandro De Berti (basso) e Francesco Garrone (batteria), con l'album "IT Decay". Chiunque abbia amato e conservi gelosamente sui propri scaffali dischi di Nirvana, Alice in Chains, Stone Temple Pilots e, per rimanere tra i confini nazionali, di Timoria e Ritmo Tribale non può non rimanere piacevolmente sorpreso di fronte all'ascolto di questi muri di chitarre distorte, di fronte a questo spleen tra rifiuto della società ed eclissi esistenziale.

A tal proposito, un brano come "Rohypnol" appare particolarmente significativo. Per chi scrive, si tratta del pezzo più riuscito. La struttura è molto semplice: inizio soffuso, strofa sostenuta da un giro di chitarra ipnotico ed esplosione nel ritornello, in questo caso davvero penetrante e incisivo. E tra psicofarmaci e critica generazionale (concentrata nel pezzo d'apertura che dà il titolo), gli Eridana suonano come se la spensieratezza e le melodie dell'indie-rock non fossero mai esistite: dalla rabbia di "Odio me" fino all'autodistruzione di "Goccia di sangue", sembra di ascoltare un Bignami delle sonorità di Seattle. Convincono anche i pezzi più rilassati ("Traccia fantasma" e "No name") nei quali viene messa in risalto l'attenzione alla scrittura dei testi. Nel complesso, l'impressione è quella di un lavoro non particolarmente originale ma autentico, suonato con grinta e passione.

Vale la pena di segnalare anche il videoclip realizzato dal regista Edoardo Palma per il singolo "IT Decay", che alterna immagini di live con quelle di un burattino, definito "un Pinocchio metropolitano dipinto con i tratti di un grande punto interrogativo sulla realtà che vaga per una città senza anima e senza gioia". 

 

(Emiliano Dal Toso)