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Rock in Roma: i Cigarettes After Sex ammaliano il Teatro Romano di Ostia Antica

Lug 13

Fumare una sigaretta dopo aver fatto l’amore: uno stereotipo sublime, piacevole, ma pur sempre uno stereotipo che non potrà mai avere il pregio dell’originalità. Al contrario, i Cigarettes After Sex lo sono. E originale è la loro musica, il loro modo di approcciarsi al pubblico, la voce di Greg Gonzalez, le parole soavi delle loro canzoni. I Cigarettes sono proprio così: non il momento in cui due corpi si uniscono, non l’attimo in cui arriva il culmine del piacere, ma il fumo della sigaretta dopo l’appagamento, quasi solo per assaporare il gusto di quel gesto. Un sottile paradosso, quasi un ossimoro, che mette a distanza ravvicinata, fino a farli scontrare, il significato del loro nome e il loro modo di creare suoni.
Martedì 10 luglio si riuscivano persino a vedere le stelle al Teatro Romano di Ostia Antica. Le poche luci sul palcoscenico della band texana, uno dei tanti eventi firmati Rock in Roma, hanno contribuito a rendere perfetta l’atmosfera surreale. Scenografia minimal, anzi, in questo caso autentica in quanto rappresentataCigarettes. 4 dalle affascinanti colonne romane, illuminazione bassa e solo alcune nuvole di fumo. Il resto (anzi il grosso) lo ha fatto senza ombra di dubbio la magica location in cui il dream pop dei Cigarettes ha potuto riecheggiare. Poche le parole rivolte al pubblico, molte le note elettroniche, ma dolci, che hanno creato un mix sonoro onirico. Dream pop, slowcoreshoegaze ma soprattutto ethereal wave che, appunto, contrassegna il loro stile etereo grazie al suono della chitarra che ha disegnato uno sfondo musicale atmosferico. Melodie chiare, tenui e nessun assolo complicato.
Dopo aver goduto dello splendido tramonto dalle gradinate del Teatro, immersi tra rovine antiche e tra i tipici pini che dominano il paesaggio romano, alle 21.30 arrivano puntuali i quattro artisti. La voce androgina di Gonzalez quasi sussurra il brano di apertura, “Affection”. Al centro il leader guida dignitosamente lo spettacolo con il suo carattere riservato ma adeguato alla serata. Attorno a lui Philip Tubbs alle tastiere, Randy Miller al basso e Jake Tomsky alla batteria. La registrazione di un solo album non è di certo una pecca per questa band, che sa intrattenere i suoi fan fino alla fine. Tra i brani eseguiti ci sono “K”, “Crush”, “Opera House”, “Sunsetz”, “Nothing’s gonna hurt you baby”. E «The final song», annuncia Gonzalez: “Apocalypse”. Ma poi, come è bene che sia, c’è il bis: “Dreaming of you” e “Please don’t cry”. I testi delle loro canzoni ricreano esperienze d’amore malinconiche, fatte di un sentimento inarrestabile e ancora passionale, di relazioni in cui c’è ancora qualcuno innamorato.
È bastato chiudere gli occhi per essere trasportati in una dimensione parallela. Non c’era più il Teatro Romano, non c’era più il palcoscenico, non c’era neanche più Gonzalez in carne ed ossa. Rimaneva solo la musica ipnotica dei Cigarettes After Sex. E dopo quel piacere musicale, anche il fumo di una sigaretta.

Eugenia Giannone 13/07/2018

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