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Chitarre, violini e tamburi: le “Corde” vibranti di Mannarino all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Lug 27

Si è appena conclusa la tappa romana del nuovo tour di Alessandro Mannarino, “Corde 2015”. Protagonisti indiscussi, nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica gremitissima, gli strumenti a corda, capaci, secondo il cantante, di rappresentare la mimesi perfetta del corpo umano: le vibrazioni dei legni traducono l’emozione palpitante dell’anima, possono urlare e sussurrare, sono sensibili al caldo e al freddo.
E Mannarino si circonda di corde meravigliose, dal delicato violino di Lavinia Mancusi, musa elegante che sovrasta il palco dall’alto, accompagnando il cantante con la sua voce raffinata, alle chitarre frizzanti di Tony Canto e Alessandro Chimenti, che insieme al contrabasso di Nicolò Pagani, il violoncello di Francesco Arcuri e le percussioni di Daniele Leucci, creano un accompagnamento perfetto per le poesie in musica del cantautore romano.
Immancabili i pezzi storici, tra cui “Osso di seppia”, in apertura, “Il bar della rabbia” e “Le cose perdute” (tratte dal suo primo album, “Il bar della rabbia”, del 2009). Intense le interpretazioni dei brani più significativi dell’ultimo disco, “Al monte” (2014), da “Deja” a “Malamor” a “Scendi giù”, con cui ha vinto il Premio Amnesty International 2015 per il miglior brano sui diritti civili.
E ancora “Maddalena” e “Rumba magica”, tratte, invece dal secondo album, “Supersantos”, del 2011. Emozionanti gli incontri con gli ospiti, il violinista albanese Olen Cesari e Fausto Mesolella, chitarrista e compositore della Piccola Orchestra Avion Travel, che ha cantato “Tulipani”, tratto dal suo album “Canto Stefano”, in cui esordisce come cantante, con testi scritti da Stefano Benni.
I giochi di luci e di colori arricchiscono la commistione di toni, di generi e di umori delle canzoni di Mannarino: dalla poesia malinconica alla denuncia più cruda e sfacciata, dai ritmi frenetici alle melodie delicate. Musica e parole convivono in un’unione vivace, matura e accattivante.
Ci sono metafore spiazzanti, c’è spensieratezza, c’è riflessione. La musica di Mannarino è un inno alla libertà, dove il bisogno di colore e di vitalità segna la sua strada nella realtà fin troppo spesso amara.

Chiara Bencivenga 19/07/2015

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