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Brunori SAS in SRL all'Eutropia Festival: un viaggio alla ricerca della responsabilità

Set 11

Un elegante e spiritoso libretto di sala accompagna gli spettatori alla platea in plastica della Città dell'Altra Economia, che si improvvisa teatro all'aperto per ospitare "Una società a responsabilità limitata, opera in sei atti osceni di Dario Brunori", in arte Brunori SAS. Sul palco titaneggia un organo rosso, una brezza autunnale indispettisce il pubblico in attesa. Poco dopo le 22, una voce fuori campo annuncia l'inizio dello spettacolo e invita gli astanti ad attivare tutte le applicazioni social per evitare la noia.
Noia che non si affaccia mai a Eutropia, in due ore e mezza di one man show. Sei monologhi e sei intermezzi musicali accompagnano gli avventori testaccini in un viaggio che parte da una "società di persone" – il natìo borgo del cantautore, Joggi – divorata dalla società odierna, le cui dinamiche hanno cancellato empatia e solidarietà. Un viaggio a metà tra teatro-canzone e comicità americana; un viaggio alla ricerca della responsabilità.
Il Brunori monologhista funziona: incalza, sbraita, si infuria, prende in giro il pubblico ma poi stempera con l'(auto)ironia che lo caratterizza. Tra citazioni di Carmelo Bene, De André e Sartre – "ma non ho mai letto nulla, lungi da me" – il racconto parte da episodi dell'infanzia per poi sfociare in un'analisi disincantata della contemporaneità. I picchi comici si toccano negli esilaranti aneddoti sulla morte del maiale e sulla sfiga dell'artista, mentre nel quarto monologo c'è spazio per l'emotività e i ricordi: Brunori racconta il suo costante senso di colpa e la svolta che la morte del padre ha portato nella sua vita.
L'effetto sorpresa sui brani in scaletta, spento dal libretto, viene rinvigorito dai rinnovati arrangiamenti che Brunori presenta al pubblico di Eutropia, più accattivanti e colorati. Il violoncello di Stefano Amato e il violino di Lucia Sagretti sono un perfetto contrappunto armonico alle parti elettroniche e alle percussioni di Simona Marrazzo e Mirko Onofrio, che esaltano i gorgoglii di "Fra milioni di stelle", "Le quattro volte" e "Maddalena e Madonna". "Come stai" in versione grunge stupisce, l'intimismo del "Giovane Mario" e di "Bruno mio dove sei" emoziona, "Pornoromanzo" è una delicata pennellata. Le due chicche finali, "Mambo reazionario" e "Guardia '82", fanno saltare il banco e il pubblico può liberare l'ingessamento coatto delle due ore precedenti. Alla fine del viaggio, è l'autore stesso a trovare la soluzione: "La responsabilità di tutto ciò che accade nel mondo è mia". Lo spettatore può dormire tranquillo, è tutta colpa di Dario Brunori.

Daniele Sidonio 11/09/2015

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